2 luglio 2017
pubblicato da Rino Genovese

Bersani e la parola magica “protezione”

Bersanidi Rino Genovese

Dunque Pisapia sembra infine essersi reso conto che presentarsi alle elezioni con Renzi sarebbe stato deleterio – oltre che sostanzialmente impossibile se si è compresa un po’ la psicologia del superometto fiorentino – e ha concluso un patto, siglato in piazza sabato primo luglio con il movimento dei fuoriusciti dal Pd, che per il momento si è dato un nome anche più anodino di quello scelto dagli stessi scissionisti (“Articolo 1 – Movimento democratico e progressista”). Si chiama infatti “Insieme”. Ma insieme per fare che cosa, con quali finalità?

Nel discorso di maggiore spessore politico, tenuto da Bersani, è apparsa quella che potrebbe essere la parola magica di un possibile programma di riforme: “protezione” (che tra parentesi compare anche nell’articolo di Nicolò Bellanca qua sotto, con riferimento a una intervista di Luca Ricolfi). Non v’è dubbio che, se pensiamo a che cosa significhi Stato sociale, il suo scopo è quello di difendere i cittadini nelle disavventure della vita: per esempio, quando ci si ammala, c’è la sanità pubblica che interviene indipendentemente dal fatto che si abbiano o no i mezzi per pagarsi le cure. In questo senso è vero che la parola “protezione” una sua importanza ce l’ha. Ma potrebbe mai essere sufficiente?

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