11 agosto 2017
pubblicato da Il Ponte

Sciopero dei docenti e ricercatori universitari. Di cosa stiamo parlando?

sciopero docentiDi Francesco Biagi e Fabio Mengali [dottorandi]

[Articolo pubblicato su Global Project]

Uno sciopero dall’alto?

In linea di principio quando parliamo di uno sciopero è assurdo pensare subito ai danni che potrebbero subire i soggetti interessati dal blocco di un’attività lavorativa: lo sciopero, per definizione, non può essere privato dei disagi economici e sociali che porta con sé qualsiasi tipo di astensione dal lavoro. È dunque un vizio giornalistico e dell’ormai opinione pubblica della politica valutare moralisticamente lo sciopero perché sinonimo di divisione, di tensione tra diverse categorie di lavoratori, di “un interesse privato” contro il “bene pubblico”. Figuriamoci se a parlare sono i docenti universitari sui quali, in parte meritatamente e in molta parte no, persiste lo stereotipo di improduttività, nepotismo, ladri di risorse pubbliche.

Nel nostro caso, la decisione di 5.444 docenti e ricercatori di annullare il primo appello della sessione di recupero estiva viene interpretata sulla base degli inconvenienti che causerà agli studenti. Sicuramente, la perdita di uno dei due appelli renderà più difficile l’approvazione delle prove ai fini delle lauree e dell’accumulo dei crediti necessari per Erasmus e borse di studio. Ma, come anticipato prima, la lente moralizzatrice delle azioni di sciopero non serve a niente se non mettiamo a tema le ragioni politiche e rivendicative che stanno dietro ad una decisione. In Italia si pretende una società pacificata, si predica la rimozione del conflitto sociale mentre le disuguaglianze aumentano vertiginosamente.

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