3 ottobre 2017
pubblicato da Il Ponte

Ci voleva un inglese?

Philip Laroma Jezzidi Mario Pezzella

Quali sono le regole ufficiose, quelle vere non quelle scritte, per diventare docente? Questo libro lo devo pubblicare o forse no, magari il “maestro” s’incavola perché gli metto in crisi le gerarchie stabilite? A quale associazione mi devo iscrivere? (Non posso sbagliare, se mi metto coi perdenti sono fregato). Posso tentare di scavalcare proditoriamente quel mio collega, o è troppo protetto da un docente forte? E via discorrendo. Sono le domande che deve farsi chi cerca di diventare docente universitario in Italia.

Stupisce lo stupore che accompagna le presunte rivelazioni che riguardano il caso dei docenti indagati dalla procura di Firenze, per effetto della denuncia di Philip Laroma Jezzi, cittadino dalla doppia nazionalità inglese e italiana; e già si cerca di delimitare il caso e restringerlo a responsabilità parziali e individuali. Eppure tutti coloro che hanno avuto a che fare con l’università italiana sanno bene che il sistema rivelato dall’inchiesta è estremamente diffuso. Le associazioni disciplinari – governate da un gruppo dirigente ristretto – predeterminano con largo anticipo i vincitori dei concorsi. Si richiede un rispetto assoluto per le gerarchie così stabilite, che solo di rado hanno a che fare col merito e, molto più spesso, con l’obbedienza e l’affiliazione. Esiste poi una collusione che porta a compromettersi verbalmente e praticamente con questo sistema, se mai qualcuno voglia avere speranze di diventare ricercatore o docente: come lamentarsi o dissociarsi se si è comunque iscritti alla lobby associativa che gestisce il sistema? E come non iscriversi, se questa è la condizione necessaria e imprescindibile per continuare a lavorare nell’università?

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