14 novembre 2017
pubblicato da Rino Genovese

L’Italia verso le larghissime intese?

Larghe intesedi Rino Genovese

Il problema con cui la politica nostrana dovrà misurarsi nel 2018, dopo le elezioni, sarà probabilmente una volta di più quello di una “dinamica conservazione politica”, come la chiamerebbe Gianfranco Borrelli stando al suo ultimo libro (Machiavelli, ragion di Stato, polizia cristiana: genealogie 1, Napoli, Cronopio, 2017). In altre parole: come mettere insieme una maggioranza “creativa” berlusconiano-renziana attraverso una delle solite operazioni di trasformismo parlamentare compiute in nome della stabilità? La prima soluzione consisterebbe nell’attingere al ventre molle grillino, convincendo o comprando (tra le due cose non c’è affatto di mezzo il mare) un po’ dei numerosi eletti e neoeletti di quella parte politica. Una seconda soluzione – dipenderà dalla concreta distribuzione dei seggi, ovviamente – potrebbe consistere nell’imbarcare i postfascisti di Giorgia Meloni in un governo magari presieduto dall’attuale ministro degli interni, Minniti, che di quelli è diventato il beniamino, specie da quando si è saputo che per un periodo ha lavorato su una scrivania che era stata di Mussolini. Un’altra starebbe nel cercare di racimolare una maggioranza a sinistra con una parte dei pur sparuti gruppi parlamentari che sortiranno dal cartello elettorale formato da Mdp, Sinistra italiana e Possibile. In ciascuna di queste tre prospettive, decisivo sarà comunque il blocco centrale berlusconiano-renziano che – al netto degli accenti leaderistici e populistici oggi in voga – si profilerà come una nuova Democrazia cristiana. Un approdo pressoché scontato di conservazione dinamica.

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