2 febbraio 2018
pubblicato da Il Ponte

Nota semiseria su alcune parole rivoluzionarie

fraternitédi Mario Pezzella

Intervengo nella discussione su libertà, eguaglianza, fraternità, avvenuta in interventi precedenti su questo sito, osservando che dobbiamo misurare questi termini nel contesto concreto in cui vennero formulati: che è quello di una rivoluzione in atto. Mentre oggi indicano una prospettiva, possibile certo, ma con molte risonanze utopiche.

Cominciando dal primo termine: libertà è all’origine un concetto negativo, nato da un conflitto, indica la liberazione che consegue al dissolvimento definitivo di un ordine simbolico apparentemente vivo, in realtà morto da tempo. A leggere le storie della rivoluzione francese di Michelet e Quinet, analizzate in un bel libro di Marc Richir, la libertà nel primo periodo di festa rivoluzionaria, ancora incontaminata dal Terrore, è felicità del dissolvimento di vincoli divenuti desueti e inaccettabili: è la dissoluzione stessa di una legge e di un diritto irrazionali, ridotti a pura imposizione di violenza. Non c’è più la sovranità insopportabilmente incarnata nel corpo del Re. L’esultanza letteralmente an-archica di questa dissoluzione di vincoli dà la prima sostanza al sentimento della libertà.

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