Un atto liberatorio

Michele Prosperodi Giorgio Cremaschi

Le elezioni hanno distrutto il quadro politico di centro-destra-sinistra che ha governato negli ultimi 25 anni amministrando tutte le politiche liberiste e di austerità targate Unione europea. Per quanto mi riguarda dunque non c’è niente da piangere: questo voto ripropone il messaggio del referendum costituzionale del 2016. Le elezioni del 2018 sono una sacrosanta punizione del potere, che fa scricchiolare la costruzione europea, che non a caso ha reagito con estrema cautela, visto che Merkel e alleati nel Parlamento italiano sono in minoranza. La sconfitta congiunta del Pd e di Berlusconi è un atto liberatorio, forse ancora non completamente dispiegato. Possono cadere ancora. Io avevo augurato al Pd di fare la fine del Pasok greco, non ci siamo ancora ma quel partito è su quella strada.

La protesta operaia e popolare non si è indirizzata verso LeU, identificato come qualcosa non differente dal Pd, e neppure verso Potere al Popolo, per altro in campo da tre mesi e censurato dai mass media. Il voto per mandare a casa il Pd e tutta la classe dirigente di questi anni si è quindi rivolto a quei partiti che più sembravano interpretare una moderata spinta antisistema, in grado di abolire le leggi più ingiuste e feroci, e in particolare la riforma Fornero, ma che si presentavano anche in grado di governare senza rivolgimenti estremi. Così il voto utile questa volta ha tradito proprio i due partiti, Pd e Forza Italia, che più nel passato ne avevano beneficiato e ha premiato Lega e M5S.

È inutile e fuorviante scoprire ora la sconfitta della sinistra, come se fossimo di fronte a un evento improvviso e inaspettato. Questo voto è il frutto di 25 anni di distruzione della resistenza, dell’organizzazione, dello stesso punto di vista delle classi sfruttate e oppresse. E questa distruzione è stata metodicamente operata a livello politico dal Pd e a livello sociale dai gruppi dirigenti di Cgil-Cisl-Uil che hanno fatto proprio e diffuso nelle masse popolari e nel mondo de lavoro il pensiero unico liberista aziendalista borghese, hanno educato la classe operaia alla resa. Il popolo della sinistra è stato materialmente e culturalmente distrutto da chi lo doveva rappresentare. È stata alimentata la guerra tra poveri e contro i migranti per affermare il potere dei ricchi, la frase «non ci sono i soldi per tutti», di quella guerra è la prima fonte. La xenofobia e il diffondersi di pulsioni razziste, il ritorno del fascismo, sono frutto delle politiche di esclusione e discriminazione sociale e la sinistra di governo si è limitata a proporre buoni propositi liberali, mentre le sue politiche di austerità devastavano la società. Così la questione sociale, da cui la sinistra è nata, si è rivolta contro di essa.

Era chiaro dunque che la protesta sociale sarebbe uscita dal campo della sinistra, visto che questo campo è stato devastato e avvelenato dalla stessa sinistra ufficiale. Così milioni di persone hanno scelto una forza di centro, il M5S, o una esplicitamente di destra, la Lega, per esprimere il proprio rifiuto delle politiche liberiste, identificate con la sinistra.

Dobbiamo respingere la finta narrazione del palazzo, subito diffusa, che interpreta il voto del Nord solo per la riduzione delle tasse e quello del Sud solo per l’assistenzialismo, per negare la centralità della questione sociale e continuare con le politiche liberiste. Il futuro del Parlamento appena eletto dipende proprio dalla sua capacità di abolire le leggi che hanno provocato il rifiuto dei vecchi schieramenti politici.

In queste nuove Camere c’è una netta maggioranza per abolire la legge Fornero e per cancellare il pareggio di bilancio in Costituzione anche se il potere economico e la Ue stanno esercitando la loro persuasione per impedire che questo avvenga. E poi ci sono il Jobs act, la Buona Scuola, il reddito e le misure d’urgenza contro la disoccupazione. Questi temi hanno vinto le elezioni, sapranno affrontarli il M5S e la Lega o si perderanno da un lato nella lotta, sacrosanta ma non determinante, contro i privilegi della politica e dall’altro nella persecuzione dei migranti e degli antifascisti? E poi come reggerà la dimensione euroscettica dei due partiti con l’escalation politica e militare di Ue e Nato contro la Russia? È chiaro che cosa intende il potere per affidabilità di governo e come lavora per inglobare in essa i due partiti vincitori delle elezioni, i cui leader per altro mostrano piena disponibilità a farsi legittimare da chi sinora hanno contestato, pur di governare.

Qui e solo qui c’è lo spazio e la necessità della ricostruzione di una vera sinistra, che incalzi chi ha vinto le elezioni e ne smascheri le promesse, che rompa in modo lampante e inequivocabile con tutta la politica, la cultura e i gruppi dirigenti di quella sinistra che ha governato in tutti questi anni.

Questa sinistra di popolo, anticapitalista e antifascista, dovrà essere capace di connettere la protesta sociale alla rottura con il potere, alla rottura con la Ue e la Nato. Queste rotture sono condizioni fondanti per la ricostruzione di una vera sinistra, che non ha alcuna possibilità di esistenza nel quadro delle compatibilità imposte da quelle istituzioni.

Va costruita un’alternativa di sistema a questa società sempre più ingiusta e feroce e questa è la scelta che ha portato alla nascita di Potere al Popolo. Un movimento originale, composto di partiti movimenti persone, che somiglia più alle coalizioni politiche e sociali progressiste dell’America Latina che alle sinistre radicali europee. Un movimento che ha reagito con entusiasmo al povero risultato elettorale con una mobilitazione, con la crescita di forze e con la spinta a organizzarsi dal basso. Una reazione positivamente estranea alla recente storia depressiva delle organizzazioni della sinistra.

Potere al Popolo è ancora una forza piccola, ma ha di fronte uno spazio enorme da coprire, se rafforzerà tenacia, coerenza programmatica, organizzazione e iniziativa diffuse. Luciano Vasapollo ha raccontato che Evo Morales, che con Melenchon ha pubblicamente sostenuto Potere al Popolo, alla notizia che la lista aveva preso l’1% ha commentato: è quello che ho preso io la prima volta che mi sono presentato. Mi pare un buon auspicio per la ricostruzione di ciò che manca da tempo in Italia: una vera sinistra di popolo.

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