31 ottobre 2017
pubblicato da Il Ponte

La disinformazione sulla Catalogna

Catalognadi Paul Arrighi

Accadono cose gravi in Catalogna e nella penisola iberica. L’autonomia e la libertà di autodeterminazione della Catalogna sono messe in causa in maniera brutale da un potere meschino, usurato, senza credibilità né visione storica, donde la pallida e trista figura di Mariano Rajoy, che fa proclamare da quella sorta di camera dei lords senza grandezza né vera legittimità che è il Senato l’improbabile art. 155, con la complicità di quel che resta del Psoe, onta del socialismo europeo.

Sta per determinarsi il peggio, laddove si avrebbe creduto che le basi di Franco fossero definitivamente sradicate!

Noi occitani, che siamo geograficamente e culturalmente almeno tanto vicini alla Catalogna e alla Spagna quanto a Parigi e alla Mitteleuropa, abbiamo troppo sofferto per lo schiacciamento della Catalogna nel 1939 e le vergognose condizione della tragica «Retirada» per lasciare ancora una volta strangolare una speranza. E cosí dobbiamo conciliare memoria, coscienza e avvenire per un mondo retto da logiche meno limitate e meno brutali. Dobbiamo svolgere il nostro ruolo di artigiani per intercedere a favore di un vero compromesso e della pace civile, al servizio di un’altra Europa, che sia davvero piú democratica e vera espressione della libertà dei popoli.

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31 ottobre 2017
pubblicato da Il Ponte

W la Catalogna!

Catalognadi Mario Monforte

Il 27 ottobre 2017, verso metà del pomeriggio, il parlamento catalano ha proclamato la costituzione della Repubblica di Catalogna, come realtà effettivamente autonoma, perciò indipendente dal Regno di Spagna, dato ciò che è questo Regno. I catalani ormai non potevano, né dovevano, fare altro: per tutelare la loro realtà, storica e attuale, la loro autonomia, il loro presente e il loro futuro (peraltro sono autonomisti e repubblicani da sempre, dal tempo della guerra civile del 1936-39, in cui hanno combattuto i golpisti di Franco con estremo valore).

A fronte vediamo il bieco Rajoy, con il patibolare re Felipe, a capo di uno Stato che è post-franchista ma non anti-franchista, quindi para-franchista (ossia fascista, ma pare addirittura quasi un’offesa perfino al fascismo assimilarlo all’ottusità brutale e retriva di Franco e franchisti), che è diventato Regno, restaurato con tanto di Borboni, morendo, dal dittatore Franco: duramente centralista, liberale su alcuni versanti, ma sotto “strettoie”, cioè di destra, di estrema destra. E il post-franchismo ma non anti-franchismo quindi para-franchismo caratterizza il Partito popolare spagnolo, ma anche una serie di posizioni di fondo dello stesso Psoe (Partito socialista operaio spagnolo: che cosí disonora il suo stesso nome). E Rajoy con il suo partito sono affiliati nell’Ue al Partito popolare europeo, a cui (ma guarda un po’!), è affiliato anche Berlusconi con la nostrale Forza Italia. E il bolso è Tajani, presidente del parlamento Ue, che, insieme a quel figuro di Juncker, si è affrettato a proclamare che l’Ue non riconoscerà la Repubblica di Catalogna – e se ne dubitava?

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11 ottobre 2017
pubblicato da Il Ponte

Tra la Padania e la Catalogna

di Mario Pezzella

Non so cosa resti nell’attuale Movimento 5 stelle e nella Lega delle loro ispirazioni originarie. Nato come movimento antisistema, l’attuale gruppo dirigente ex-grillino si sta orientando verso un populismo tecnocratico di stile macroniano, pronto a misure dure sull’immigrazione, sulla sicurezza, sui diritti di cittadinanza. Quanto a Salvini, ormai fa concorrenza alla Meloni nel conquistare a livello nazionale i voti dei fascisti e di Casa Pound. In entrambi il tema del federalismo è passato in secondo piano, sempre più sostituito da “Patria, sicurezza e ordine”.

Per quanto riguarda la Lega, comunque, non si è mai trattato di un autonomismo inclusivo, parte di un’Europa federale rinnovata, né di una contestazione reale del principio dello Stato-nazione. C’è un abisso tra un’Europa delle autonomie, che abbatterebbe i confini degli Stati nazionali, in una Federazione più ampia e inclusiva, e un’Europa delle piccole patrie nazionaliste e litigiose, in cui il nazionalismo fiorisce su basi territoriali più ristrette ma in modo ancor più virulento. Nel primo caso si cerca di superare il principio stesso dello Stato-nazione, nel secondo lo si applica in modo easperato ed estremo. Il leghismo degli inizi costituiva un’involuzione del vero federalismo europeo; il suo nazionalismo “padano” rifiutava i due pilastri paralleli, su cui il federalismo può reggersi, la dimensione europea e il socialismo sul piano dei rapporti economici (questa trinità dei termini era invece quella originaria di Spinelli e Calamandrei, la loro grande ma concreta utopia).

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8 ottobre 2017
pubblicato da Il Ponte

Omaggio alla catalogna

Catalognadi Mario Monforte

Questo il titolo dell’appassionante libro di Gorge Orwell, scritto nel 1938 (compare in italiano nel 1948), steso a partire dalla sua partecipazione alla guerra civile anti-franchista-falangista, e fascista e nazista, in Spagna (fino a subire la ferita per cui deve lasciare il paese), dove loda l’abnegazione dei resistenti, catalani in primo luogo, contro il golpe di Franco, pur nel disincanto rispetto alle forze politiche staliniste, ambigue e conservatrici a costo di far fallire la lotta anti-franchista (com’è infatti accaduto), e pur nella constatazione del confusionismo (politico e militare) delle forze politiche piú coerenti. E di nuovo, ancora oggi, benché nella rilevabile confusione delle mosse dei catalani, va ben posto in primo piano ciò che avviene in Catalogna.

La marcia verso la dichiarazione di auto-costituzione della Repubblica catalana si basa su un passato ben consolidato, né la subordinazione è antichissima (la completa sottomissione alla Castiglia risale al 1714), e la volontà di piena autonomia della nazione catalana è un “filo” costante della storia catalana: si leva dalla fine dell’Ottocento agli anni venti del Novecento, viene schiacciata dalla sconfitta, nonostante l’eroica resistenza, nella guerra anti-franchista del 1936-39, continua a scorrere pur sotto il peso della Spagna franchista, riprende con la fine del franchismo e si estende sempre piú nel paese, alimentata dall’avere ricevuto, prima, un’autonomia insufficiente, e, poi, dalla sua sostanziale riduzione e negazione. Una volontà di esistenza autonoma come catalani, che va al di là del fatto che la Catalogna produce il 19% del Pil ispanico, e giunge al referendum del primo ottobre 2017. E la marcia verso l’indipendenza della Catalogna è rivelatrice e dirimente.

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29 settembre 2017
pubblicato da Il Ponte

Etica e franchismo

Savaterdi Mario Pezzella

Il filosofo etico Fernando Savater sembra aver riscoperto la bontà del franchismo (intervista al «Corriere della sera» del 22.09.17: «Madrid doveva mostrarsi più ferma. Un compromesso non è possibile»). Non solo approva le misure poliziesche decise da Madrid, ma le ritiene insufficienti. I catalani sono fondamentalisti che vantano un «inesistente diritto a decidere», «l’umiliazione dei secessionisti è un momento di pedagogia […] bisogna portarli in tribunale e in carcere». Savater conclude cupamente con una sorda minaccia: «Se c’è un atto di violenza, per qualcuno può finire male». Nel corso dell’articolo esprime inoltre un profondo fastidio perché i catalani (pensa un po’) si ostinano a parlare catalano nelle loro scuole. «Il governo è stato inerte», lamenta Savater: pensando forse che si dovrebbe mandare l’esercito, sparare agli studenti che cantano Bella ciao, affollare le carceri e i tribunali come ai tempi di Franco? Bisogna usare la mano dura come nei Paesi Baschi, pensa Savater (che è un basco pentito), trascurando il fatto che in Catalogna nessuno ha finora compiuto atti di violenza, e, se dovesse essercene qualcuno, la responsabilità ricadrebbe interamente sulla repressione ottusa praticata dal governo di Madrid. Ma visto che l’intervista è a un giornale italiano, Savater chiede solidarietà, e minaccia: guardate che la Catalogna potrebbe costituire un esempio per Veneto e Lombardia.

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