13 ottobre 2017
pubblicato da Il Ponte

Cosa fa il Consiglio Superiore della Magistratura?

John Woodcockdi Ferdinando Imposimato

Secondo un apice del Csm, i giudici non possono andare in tv. Davigo non può parlare della corruzione che costa all’Italia 70 miliardi l’anno. Altri 150 miliardi si volatilizzano per esportazione di capitali ed evasione, mentre i governi violano per inerzia la convenzione europea contro la corruzione. I soldi servirebbero a operai, docenti, forze dell’ordine, pensionati.

Il governo Renzi ha creato un’inutile autorità anticorruzione che non serve. Basterebbe attuare la Convenzione eliminando la prescrizione, l’amnistia per i corrotti e stabilendo pene adeguate. Oggi le pene sono ridicole rispetto ai furti. Qualche esempio: la corruzione in atti d’ufficio (art. 318) è punita fino a tre anni; per il furto con destrezza aggravato (art. 624 bis) la pena è da 3 a 10 anni. L’effetto: la corruzione si prescrive sempre, il furto mai. I ladri vanno in galera, i corrotti restano fuori.

Berlusconi ridusse la pena per il falso in bilancio, strumentale alla corruzione. Il Csm farebbe bene a denunziare tali storture chiedendo di attuare le riforme delle Commissioni Pagliaro e Nordio che invece giacciono al ministero della Giustizia perché non convengono né alla destra, né alla sinistra, né al centro.

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27 giugno 2017
pubblicato da Il Ponte

Stefano Rodotà garante della Costituzione e ricercatore di verità

Stefano Rodotàdi Ferdinando Imposimato

«Virtù viva sprezziam, lodiam estinta», disse Giacomo Leopardi. E questo è stato il destino di Stefano Rodotà, uomo spesso solo nelle sue battaglie, isolato da quelli che di lui avevano invidia e lo temevano come persona indipendente e non manovrabile, e oggi esaltato come statista.

Certamente il contributo di Rodotà è stato enorme, specie nella difesa della democrazia e della Costituzione repubblicana, giungendo spesso a criticare la stessa Corte costituzionale per le sue sentenze che non erano aderenti ai principi costituzionali. Egli disse che «la Corte costituzionale non ha manipolato la Costituzione, ma l’ha addirittura modificata» nel riconoscere un contenuto essenziale del diritto di proprietà privata come un diritto fondamentale, nonostante l’art. 2 Cost. abbia escluso dai diritti fondamentali il diritto di proprietà privata.

Io vagliai il suo spessore culturale e la sua grandezza morale, ma anche la sua capacità di ricerca della verità, nell’indagine che egli svolse nella «Commissione Moro». Egli fu il primo a distogliere lo sguardo dalle Brigate rosse come sole responsabili della maggiore tragedia italiana dalla nascita della Repubblica, e a occuparsi di un organismo anomalo voluto dal ministro dell’Interno, Francesco Cossiga, due mesi prima dell’agguato di via Fani. L’organismo che servì a Cossiga a gestire il sequestro e la prigionia di Aldo Moro era l’Ucigos, Ufficio centrale per le investigazioni generali e le operazioni speciali del ministero dell’Interno. Accertai l’esistenza di quell’ufficio poco tempo dopo avere scoperto, senza essermene reso conto, la prigione di Aldo Moro, a Roma in via Montalcini n. 8, interno 1, dopo l’arresto di Anna Laura Braghetti, carceriera del presidente della Democrazia cristiana, che in quella casa aveva abitato per un anno assieme ai brigatisti Prospero Gallinari e Germano Maccari.

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31 gennaio 2016
pubblicato da Il Ponte

Un ricordo di Licio Gelli

Licio Gellidi Giancarlo Scarpari

Il 15.12.2015 è deceduto, nella sua residenza di villa Wanda, Licio Gelli, “maestro venerabile” della Loggia P 2.

Il neo sindaco di Arezzo, Alessandro Ghinelli, ha parlato della morte di un cittadino illustre; ma i politici che un tempo facevano la fila all’hotel Excelsior per chiedere favori o prendere ordini non si sono fatti vedere al funerale; taciturni sono rimasti anche i “fratelli” ancora in servizio, Berlusconi e Cicchitto in particolare; e solo Bisignani, opinionista di Rai 2 e variamente inquisito, definendosi figlioccio di Gelli, ha avuto parole di stima per lo scomparso.

Significativa è stata la reazione dei media: le ricostruzioni delle vicende che l’hanno visto protagonista sono state rapide e spesso imprecise; è stato fatto un grande uso degli abituali stereotipi (il burattinaio, i misteri d’Italia, ecc.); è invece mancata ogni seria riflessione sull’incidenza avuta per anni da quella loggia sulla politica italiana (solo «il Fatto Quotidiano» ha dedicato allo scomparso uno “speciale” di quattro pagine).

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19 gennaio 2016
pubblicato da Il Ponte

In nome del popolo lontano

in nome del popolo lontanodi Luca Baiada

Una democrazia già fragile, uscita incrinata dalla guerra fredda e entrata fiacca nella globalizzazione, adesso rischia il peggio.

La legge elettorale truffaldina del 2005 – proprio uno dei suoi confezionatori la chiamò «porcata» – è stata spazzata via dalla Corte costituzionale, ma ecco che la maggioranza parlamentare eletta proprio con quelle norme, una maggioranza che a sua volta si regge su un voto minoritario, su una parte della magra fetta dell’elettorato che è andata a votare, vuole cambiare di nuovo proprio la legge elettorale, e senza seguire i principi dettati dalla stessa Corte costituzionale.

Un governo sostenuto dalla fiducia di pochi spinge una modifica della Costituzione che riduce la partecipazione democratica. Propongono un ibrido furbo, un esile guscio di rappresentanza popolare con una polpa oscura: due camere, ma solo una è elettiva, benché figlia di un voto distante dalla partecipazione della cittadinanza. L’altra si chiama ancora Senato, ma i componenti non sono più elettivi; vengono individuati dagli enti locali, sulla base di logiche che in questo momento non sono esplicitate, ma che fanno indovinare basse manovre e stretti interessi delle segreterie di partito, o delle segreterie senza neppure un partito. Consiglieri regionali e sindaci, non dispensati dalle funzioni, riceverebbero in aggiunta la carica di senatore: non si sa dove troverebbero il tempo per un onere che – almeno a parole – dovrebbe essere gratuito, mentre di sicuro troverebbero sulla loro strada i legami e le clientele che fanno parte dell’andamento degli uffici locali, dove restano incardinati.

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15 giugno 2015
pubblicato da Il Ponte

Giustizia e magistrati nel nuovo millennio

Magistratura democraticadi Livio Pepino

[Questo articolo è stato pubblicato nel numero 5-6 de Il Ponte (maggio-giugno 2015). Numero speciale interamente dedicato alla giustizia e curato da Livio Pepino]

1. Quarantacinque anni fa, nel febbraio 1970, usciva il primo fascicolo di «Qualegiustizia»1, rivista radicalmente nuova nel panorama giuridico, destinata a essere, per tutto il decennio successivo2, strumento fondamentale e punto di riferimento per un modo diverso di rendere giustizia3. Fu subito chiaro che si trattava di una rivista eretica, una rivista contro, seppur in una prospettiva di costruzione di un modello alternativo. Contro una collocazione e un ruolo della giurisdizione pesantemente influenzati da un formalismo acritico, da un diffuso conformismo filogovernativo e da una forte volontà di conservazione politica (nonostante il vento del Sessantotto e le lotte operaie del ’69). In quasi mezzo secolo si sono sovrapposte e sostituite generazioni di magistrati. La situazione politica, sociale, culturale del paese è, come ovvio, profondamente mutata. Ed è cambiata la collocazione dei giudici e della giurisdizione nel sistema politico. Da qui la domanda: ha senso, oggi, riproporre l’interrogativo su quale giustizia o si tratta di un amarcord inutile e un po’ patetico? Come sempre, la risposta dipende dal modo in cui si affronta la questione. È certamente inutile e fuori tempo riproporre modelli legati a un’epoca che (nel bene e nel male) non c’è più; è, con pari certezza, utile – anzi necessario – riflettere sui valori e i princìpi sottostati a quei modelli, spesso frettolosamente accantonati da un pensiero dominante che vorrebbe diventare unico.

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5 maggio 2015
pubblicato da Il Ponte

Il presidente della Repubblica

presidente della  Repubblicadi Vincenzo Accattatis

Alcuni concetti elementari: dalla Costituzione il presidente della Repubblica è posto al vertice dei poteri dello Stato, rappresenta lo Stato tutt’intero, l’unità nazionale, non può consentire che l’esecutivo prevarichi sul legislativo. E resta in carica sette anni: rimarco questo aspetto perché su di esso mi soffermerò.

Poteri e funzioni del capo dello Stato

Il capo dello Stato ha poteri notevoli:1) dichiara lo stato di guerra, presiede il Consiglio supremo di difesa, comanda le forze armate e, quindi, è in grado di influire sulle spese militari, aspetto rilevantissimo oggi (art. 87); 2) invia messaggi alle Camere; 3) scioglie le Camere, aspetto oggi rilevantissimo (art. 88); 4) indice le elezioni (art. 87); 5) promulga le leggi, con rinvio alle Camere con messaggio motivato delle leggi che non ritiene di promulgare – con richiesta di nuova deliberazione (artt. 73-74); 6) nomina il presidente del Consiglio (art. 92); 7) presiede il Consiglio superiore della magistratura (art 104); 8) nomina un terzo dei componenti della Corte costituzionale (art. 135); 9) concede la grazia e commuta le pene (art. 87).

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