31 ottobre 2017
pubblicato da Il Ponte

Catalogna: un sintomo

Repubblica di Catalognadi Marcello Rossi

«Il 2 giugno non saranno elezioni: sarà la riconciliazione di un popolo. Attenderanno, alle porte dei seggi elettorali, ancor prima che arrivino gli elettori, lunghissime file di ombre: i nostri morti, lontani e recenti: i giovinetti partigiani caduti alla macchia, i vecchi che non parlarono sotto la tortura, le donne e i bambini spariti nelle nebbie della deportazione. Chiederanno la pace: e l’avranno, la pace con giustizia: la repubblica».

Questo brano in cui Piero Calamandrei proponeva sul Ponte una sua interpretazione del referendum monarchia/repubblica del 2 giugno 1946 mi sembra si addica a quei parlamentari catalani che il 27 ottobre u. s. hanno votato per la repubblica. Anche loro hanno voluto dar voce ai loro morti: ai giovinetti partigiani che caddero combattendo contro Francisco Franco, ai vecchi che non parlarono sotto la tortura franchista. La repubblica per loro rappresenta la vittoria sulla dittatura. Qui sta la grande differenza tra la Spagna e il resto d’Europa che sconfisse fascismo e nazismo settantadue anni or sono. L’Europa – e in particolare l’Italia con la Resistenza – ha vinto sul nazifascismo, la Spagna no: la sua monarchia è un lascito del franchismo.

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29 agosto 2016
pubblicato da Il Ponte

Le olimpiadi dell’utopia: Barcellona 1936

Barcellona 1936di Raffaele Tedesco

Anche i Giochi di Rio 2016 hanno chiuso il loro sipario. E, siccome ci hanno insegnato che show must go on, già sappiamo che nel 2020 sarà Tokyo a ospitare la fiaccola, mentre per Roma si deciderà se dedicarsi alla costruzione degli impianti o alla riparazione delle buche stradali.

Insomma, ridendo e scherzando, siamo già proiettati verso i XXXII Giochi olimpici moderni, la cui storia ci aiuta bene a capire che lo sport non è affatto solo un gesto atletico o tecnico con cui si compete con altre persone, ma un fenomeno sociale complesso e dalle molte “capacità rappresentative”. Difficilmente un “mezzo neutro”, e spesso un “veicolo” per qualcosa o qualcuno.

In mezzo a questi centoventisei anni (da Atene 1896), c’è un’edizione non annoverata negli annali del Cio, e della quale ricorre il settantesimo anniversario. È un’olimpiade di cui non si conoscono i risultati tecnici e in cui non sono state distribuite medaglie di alcun conio. Qualcuno l’ha definita, amabilmente, «l’olimpiade dell’utopia», forse perché l’uomo ha sempre pensato un “mondo ideale” concepito in antitesi col “mondo reale”, o, forse, perché utopia è “non luogo”, quindi rappresenta “l’impossibile”. Infatti, questi giochi “impossibili” non si sono mai svolti. L’utopia, come vorrebbe Mannheim, non ha trasceso la realtà in direzione rivoluzionaria.

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12 agosto 2016
pubblicato da Il Ponte

Neofascismo italiano e dittatura cilena. Mutualismo nero tra due continenti

Neofascismo italianodi Vito Ruggiero

Il colpo di Stato cileno del 1973 ha lasciato un solco indelebile nella storia del Novecento, dando impulso a quella che sarebbe stata una delle operazioni di intelligence più durature e sanguinarie che si siano registrate nella storia contemporanea, l’Operazione Condor1.

La declassificazione degli atti riservati di Fbi e Cia e le inchieste giudiziarie portate avanti non solo in Cile, ma anche in Argentina, in Spagna e in Italia hanno permesso di ricostruire le drammatiche vicende di quegli anni, mettendo in luce, tra le altre cose, le relazioni intercorse tra la giunta militare cilena e due tra le principali organizzazioni neofasciste italiane, Avanguardia nazionale e Ordine nuovo, responsabili di numerosi attentati tra il 1969 e il 1976.

Il primo contatto tra la galassia neofascista italiana e la giunta militare cilena sarebbe avvenuto nel 1974, quando Junio Valerio Borghese, ex comandante della X Mas e leader del Fronte nazionale, si recò a Santiago del Cile per portare i suoi omaggi al generale Augusto Pinochet. Con lui vi era anche Stefano Delle Chiaie, fedelissimo di Borghese e figura di spicco di Avanguardia nazionale2. Tale avvenimento venne confermato da Vincenzo Vinciguerra3, strettissimo collaboratore di Delle Chiaie, in una testimonianza resa davanti al Pm Giovanni Salvi4. Dopo aver riferito dell’incontro, l’ordinovista aggiunge che da quel momento il dittatore «aveva delegato ai rapporti con Delle Chiaie un alto ufficiale della Dina (Dirección Nacional de Inteligencia, il servizio segreto cileno), anzi, al responsabile del servizio, colonnello Contreras»5.

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8 giugno 2016
pubblicato da Rino Genovese

Può esistere un populismo di sinistra?

populismo di Rino Genovese

La mia risposta è semplicemente no. La domanda che molti si pongono, compagni e amici, specialmente dopo l’ultima tornata elettorale nel paese dei quattro populismi – leghista, berlusconiano, grillino e renziano (tenendo presente, però, che quest’ultimo è solo un amalgama di berlusconismo e vecchia Democrazia cristiana) – andrebbe riformulata così: “è possibile che un populismo faccia cose di sinistra, soprattutto in senso sociale?” La risposta, in questo caso, può essere sì: nella storia è accaduto, per esempio nell’Argentina di Perón, che siano state portate avanti politiche di ridistribuzione del reddito, nazional-protezionistiche, d’intervento dello Stato nell’economia. Tuttavia la stessa cosa potrebbe essere detta dei fascismi europei: non ebbero anch’essi una legislazione sociale? Ma a quale prezzo? La distruzione di qualsiasi libertà, di qualsiasi autonomia della sinistra sindacale e politica. L’applicazione “creativa” dei fascismi europei in Argentina, con il peronismo, ha condotto all’assenza di qualsiasi sinistra organizzata: per cui la lotta, tuttora, è tra correnti diverse dello stesso correntone giustizialista. Non esistono più prospettive né di sinistra liberal-democratica né di sinistra socialista che abbiano una loro identità e fisionomia.

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