10 ottobre 2017
pubblicato da Il Ponte

Il signor Ministro fa lo sciopero della fame

Graziano Delriodi Massimo Jasonni

Il nome dell’attuale ministro Graziano Delrio porta da tempo con sé, entro un universo politico italiano ogni giorno più infelice, un attimo di respiro, un momento di fiducia nei confronti di chi ci governa. Lo ricordiamo sindaco di Reggio Emilia per una serie di iniziative sociali meritorie e per una rigorosa cura dell’interesse pubblico, che logicamente lo hanno portato alla ribalta della vita politica nazionale.

Quando fu sfiorato da accuse di scorrettezza – accuse che in tempi di 5 Stelle e di divisioni in correnti del Pd ogni pubblico amministratore mette preventivamente in conto di poter patire – ebbe buon agio a subito dimostrarne l’infondatezza. Anche come ministro la sua voce ha denotato connotati positivi, a dire dei quali ne valga uno, per eccellenza: quando Renzi azionò e caldeggiò l’improvvida iniziativa referendaria, Delrio ne parve partecipe ai minimi del dovere di colleganza; in realtà ne risultò distante, e non solo ai palati più fini della politologia.

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25 settembre 2016
pubblicato da Il Ponte

Cialtroniadi

Olimpiadidi Mario Monforte

Grande bagarre sul diniego, ora ufficiale, espresso dalla Raggi alla richiesta di tenere le prossime Olimpiadi a Roma, e accresciuta campagna (politica e mediatica) contro la Raggi, la maggioranza 5S nella «città eterna» e contro il M5S. E il presidente del C.o.n.i. annuncia ricorso tribunalizio, e il ministro Delrio, rattristato, “spera si faccia il referendum” in merito, e piddini in testa, con gran parte dei politici, attaccano, tanto che neanche Di Pietro se ne è voluto esimere e Renzi dichiara “la questione è chiusa, ma i 5S hanno dimostrato di non saper fare bene le cose”, cioè senza cadere in corruzioni e tangenti.

Le critiche sono tanto strumentali e proterve, da veri e propri cialtroni, da essere quasi divertenti:

1) poiché le giunte precedenti (comprese quella di Marino e della gestione Tronca) hanno detto «sí» e sono arrivati € 35 milioni, di cui 10 già spesi dal C.o.n.i. (per far che?), c’è un danno erariale dunque: poiché si sono impegnati (= buttati) diversi soldi, bisogna … continuare a spenderli (= sprecarli, da milioni a miliardi), cioè con la stessa dissennata motivazione delle «grandi opere», che invece sono, in sé, un danno erariale (= spreco di surplus sociale rastrellato dallo Stato tramite le imposte) e inoltre ambientale, spaziale, sociale, pro-malaffare, etc.

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18 febbraio 2014
pubblicato da Rino Genovese

La casella vuota

Il problema italiano ha un nome: patto di stabilità. E a questo – prima ancora che l’avventurista Renzi, come l’ha definito Fabrizio Barca in una telefonata che probabilmente farà storia, abbia formato il suo governo – con la consueta severità ci ha richiamati il commissario europeo all’economia Rehn (senz’alcuna pietà, si potrebbe dire…). Risultato: non si trova un politico che voglia prendersi l’incombenza del complicato ministero del Tesoro, come si chiamava un tempo, per la semplice ragione che soldi da spendere non ce ne sono, e, dopo nove trimestri consecutivi di crescita negativa, nell’ultimo soltanto un misero +0,1% del Pil è saltato fuori. Nessuna paura, però: c’è il solito Napolitano che, avendo preso sotto tutela il giovane nipotino, si sta dando da fare per trovargli un ministro degno del nome. Prodi, e lo stesso Barca, hanno già rifiutato. Non parliamo di Delrio o di Fassino (Fassino chi?) che nonno Napolitano ha già bocciato perché di non adeguata caratura europea. Non resta allora che ricorrere a un altro “tecnico” dopo Saccomanni, e pour cause! Chi volete, infatti, che senza un soldo da spendere si giochi una qualsiasi carriera politica futura (Prodi per esempio non ha smesso di puntare alla presidenza della repubblica, quando sarà) soltanto per fare un piacere a Renzi l’avventurista?