25 marzo 2018
pubblicato da Rino Genovese

Sovranismi (4): che cos’è il “populismo di centro”

Errejóndi Rino Genovese

A volerlo interpretare con gli strumenti concettuali di Ernesto Laclau e Chantal Mouffe (che devono molto a Carl Schmitt), il fenomeno Grillo-Casaleggio è uno strano oggetto. Sentite che cosa ne dice Iñigo Errejón, esponente di Podemos, che, dopo avere distinto in un’intervista tra un “populismo progressista” e un “populismo reazionario”, alla domanda “sotto quale categoria potrebbero essere collocati i Cinque Stelle?”, così risponde: “Non lo so. C’è una grande ambivalenza in questo movimento. Da una parte, c’è un’aspirazione alla ridistribuzione della ricchezza, al reddito universale, a un migliore controllo delle istituzioni politiche, ma dall’altra c’è anche un populismo punitivo, o razzista, in particolare sull’immigrazione” (da “Le Monde” del 23 marzo 2018).

Errejón (che tra parentesi, all’interno di Podemos, avrebbe voluto un’alleanza di governo con il Psoe sul modello di un’unità a sinistra di tipo portoghese) ha trentacinque anni ed è spagnolo: non è quindi tenuto a conoscere la storia italiana che soltanto può spiegare un fenomeno come quello grillino. Al tempo stesso, proprio una riflessione su questa storia contribuisce a mostrare la debolezza del discorso teorico intorno a un “populismo di sinistra” (o progressista) così come sviluppato da Laclau e Mouffe, e ripreso dallo stesso Errejón.

Continua a leggere →

5 luglio 2016
pubblicato da Il Ponte

Sinistre alla ricerca di una linea

Sinistredi Aldo Garzia

Le sinistre di Gran Bretagna e Spagna sono alle prese con le scosse di assestamento del terremoto politico provocato nei due paesi dalla Brexit nel primo ed elezioni politiche nel secondo. Entrambi gli appuntamenti hanno avuto esiti imprevisti. Messi a dura prova sono il Labour party con la leadership di Jeremy Corbyn e il Partito socialista (Psoe) guidato da Pedro Sánchez. In terra iberica è in sofferenza anche la nuova sinistra di Unidos Podemos, che puntava sulla propria partecipazione al governo in tempi stretti. La radiografia del dibattito in corso è utile per capire problemi e questioni su cui sembra essersi arenato da tempo il dibattito e il rinnovamento delle sinistre europee.

In Gran Bretagna, dove è in corso la lotta per la successione della premiership tra i conservatori, la Brexit ha messo in ginocchio pure il Labour. Mentre David Cameron è rimasto schiacciato dal risultato del referendum avendo sostenuto un timido in contro l’orientamento di gran parte del suo partito, la posizione di Corbyn è apparsa ancora più flebile: pur facendo intuire nella campagna elettorale gli effetti negativi dell’uscita dall’Europa, il segretario laburista non ha avuto la determinazione di schierare il proprio partito su una posizione europeista. Ora i deputati che lo hanno sfiduciato a grande maggioranza gli rimproverano di non essersi differenziato a sufficienza dai Tories e di aver condotto il Labour su una linea inconcludente. Chi conosce la storia dei laburisti a proposito di Europa sa però come diffidenza e ostilità verso il progetto comunitario siano radicate nella sinistra britannica. Non era facile per Corbyn imprimere una svolta. Perfino Tony Blair, che ha governato dal 1997 al 2007, non si è mai caratterizzato per il suo europeismo. Anzi, con il senno di poi, colpisce che anche la sinistra moderata di casa nostra abbia negli anni novanta santificato la politica neoliberale e di riscoperta del “centro” facendo del blairismo il punto di riferimento della propria bussola ma dimenticando l’handicap di Blair: non poteva essere leader della sinistra europea chi aveva uno scarso tasso di europeismo nella propria cultura politica.

Continua a leggere →