17 aprile 2017
pubblicato da Rino Genovese

Postilla a “Il fenomeno Mélenchon”

Chantal Mouffedi Rino Genovese

In Le monde datato 16-17 aprile, si può leggere un intervento di Chantal Mouffe a favore del “riformista radicale” Jean-Luc Mélenchon. La filosofa belga con connessioni argentine (suo marito e sodale è stato Ernesto Laclau, teorico del peronismo oggi scomparso) cerca di spiegare la differenza tra un populismo di destra, come quello di Marine Le Pen, che vuole restringere la democrazia ai soli francesi, e il populismo di sinistra di Mélenchon, che intenderebbe al contrario estenderla, costruendo e federando un “popolo” attorno a un progetto di révolution citoyenne. Non la distinzione destra/sinistra sarebbe costitutiva della politica democratica, quanto piuttosto quella di un “basso” contro un “alto”, cioè di un popolo contro un’oligarchia.

La declinazione peronista della nozione di “sovranità popolare” – è l’aspetto interessante della cosa – appare abbastanza esplicitamente richiamata. Secondo Mouffe l’attuale situazione  europea d’impoverimento delle classi medie sotto un’egemonia neoliberale, avvicinerebbe di fatto la politica del vecchio continente a quella dell’America latina. La ricetta proposta non si discosta allora da quella del Perón del 1945, che costruì un popolo e una nazione attorno a una lotta contro l’oligarchia.

Continua a leggere →

3 luglio 2016
pubblicato da Rino Genovese

Bruttissima situazione

populismodi Rino Genovese

Intoniamo pure il nostro “avanti popoli”, se questo può rincuorarci, ma resta il fatto che la situazione generale è bruttissima. La Gran Bretagna esce dall’Europa grazie a una manovra e a un calcolo del suo governo conservatore, che ha indetto un referendum al fine di risolvere le proprie beghe interne, e nemmeno ci riesce (pensate, del resto, che un’Europa in conclamata crisi politica non abbia la capacità di ricontrattare con i britannici, dal punto di vista economico-finanziario, all’incirca le stesse condizioni che sussistevano in precedenza?). In Italia avanza nei sondaggi una nebulosa neoqualunquistica che, a conti fatti, oggi ha tutto l’interesse a sostenere le epocali riforme renziane, prima tra tutte quella elettorale di tipo plebiscitario. In Spagna l’azzardo di Podemos (che non è una forza populistica, ma una formazione che nasce da un movimento sociale ed è in grado di costruire alleanze politiche) finisce nel nulla, anzi con un rafforzamento della destra di Rajoy che, con un pugno di deputati in più, può ora affermare di essere legittimato a governare. Soltanto in Francia i Valls e gli Hollande si sono trovati davanti un’ondata di scioperi e manifestazioni di notevole portata, con in testa la Cgt e altre sei sigle sindacali capaci di dialogare con gli studenti e i precari – a dimostrazione del fatto che una cosa è il conflitto sociale aperto, dispiegato, che può smuovere la stessa politica ufficiale, un’altra il vicolo cieco della protesta antipolitica, inquinata da pulsioni xenofobe (la questione dell’immigrazione è stata al centro del referendum britannico, come dell’elezione presidenziale in Austria, ahinoi da ripetere).

Continua a leggere →

8 giugno 2016
pubblicato da Rino Genovese

Può esistere un populismo di sinistra?

populismo di Rino Genovese

La mia risposta è semplicemente no. La domanda che molti si pongono, compagni e amici, specialmente dopo l’ultima tornata elettorale nel paese dei quattro populismi – leghista, berlusconiano, grillino e renziano (tenendo presente, però, che quest’ultimo è solo un amalgama di berlusconismo e vecchia Democrazia cristiana) – andrebbe riformulata così: “è possibile che un populismo faccia cose di sinistra, soprattutto in senso sociale?” La risposta, in questo caso, può essere sì: nella storia è accaduto, per esempio nell’Argentina di Perón, che siano state portate avanti politiche di ridistribuzione del reddito, nazional-protezionistiche, d’intervento dello Stato nell’economia. Tuttavia la stessa cosa potrebbe essere detta dei fascismi europei: non ebbero anch’essi una legislazione sociale? Ma a quale prezzo? La distruzione di qualsiasi libertà, di qualsiasi autonomia della sinistra sindacale e politica. L’applicazione “creativa” dei fascismi europei in Argentina, con il peronismo, ha condotto all’assenza di qualsiasi sinistra organizzata: per cui la lotta, tuttora, è tra correnti diverse dello stesso correntone giustizialista. Non esistono più prospettive né di sinistra liberal-democratica né di sinistra socialista che abbiano una loro identità e fisionomia.

Continua a leggere →