14 novembre 2016
pubblicato da Il Ponte

Mostri ornamentali

Hermann Broch

di Antonio Tricomi

Lo precisa Luigi Forte nella Postfazione al volume: Il racconto della serva Zerlina (Adelphi, Milano 2016, pp. 77, € 10,00), steso nel 1949, è uno dei mondi narrativi che compongono Gli incolpevoli, “romanzo in undici racconti” iniziato nel 1930, ma concluso e licenziato solo vent’anni più tardi, nel quale Hermann Broch «affronta il tema della colpa tedesca prendendo spunto, oltre che da Karl Jaspers, dal saggio della Arendt Colpa organizzata e responsabilità universale scritto nel gennaio del 1945 in concomitanza con la liberazione del lager di Auschwitz da parte dell’Armata rossa». Giova però anzitutto richiamare alcune tesi esposte dall’autore austriaco in un altro libro, Hofmannsthal e il suo tempo (Adelphi, Milano 2010), concepito negli stessi anni, cioè tra il 1947 e il 1948, e pubblicato, in una prima edizione incompiuta, nel 1949, per capire come mai si debba scorgere anche nella vicenda occorsa a Zerlina – e che, nell’introduzione a una raccolta di saggi dell’amico apparsa postuma nel 1955, Poesia e conoscenza, Hannah Arendt, ricorda ancora Forte, definiva «forse la più bella storia d’amore della letteratura tedesca» – una cartina al tornasole di quella crisi della civiltà che, già sfociata nella Grande guerra, produrrà il nazifascismo e il secondo conflitto mondiale.

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