14 febbraio 2018
pubblicato da Il Ponte

I fatti di Macerata

Maceratadi Mario Monforte

«Tanto tonò che piovve», recita un vecchio detto fiorentino. E, a forza di assecondare il grande flusso migratorio (l’accoglienza è quantomeno sgangherata, ma non mancano gli applausi agli arrivi di parte delle forze politiche, delle tendenze socio-culturali e dei media, nonché di Bergoglio), ci siamo arrivati: la pioggia è arrivata. Da una parte, gli immigrati, che solo in parte molto ridotta sono «aventi diritto» (secondo gli stessi dati ufficiali) e che in massima parte finiscono o nell’essere sfruttati in maniera selvaggia, o nel campare nei vari centri e forme d’accoglienza (mentre però vi “fanno borsone” coop ed enti di vario genere), o nel situarsi nell’illegalità e/o microcriminalità diffusa, in un afflusso che continua a crescere, solo un po’ ridotto (da 180.000 a 120.000) dalle «misure Minniti» (il quale, comunque, è già perciò pesantemente attaccato da non pochi “progressisti” e “sinistri”), senza contare gli «sbarchi fantasma» sulle coste sicule. Dall’altra parte, la popolazione autoctona (sperando che anche questo termine non cada sotto la mannaia delle accuse «politicamente corrette» di xenofobia, reazionarismo, razzismo, fascismo, ecc.), segmentata nel “ventaglio” di posizioni e attitudini che va dal “ma sí, va be’, però non esageriamo” al “sí, però non nel mio giardino”, al “si deve fare qualcosa, c’è gran degrado”, fino all’“ora sono davvero troppi” e “ma basta, non se ne può piú”, e altre simili variazioni del tema. E questo, anche e soprattutto perché l’afflusso e stanziamento dei migranti si colloca nel dissesto in pieno atto (al di là delle chiacchiere di governo e parte dell’oligarchia dominante) dell’assetto politico, economico, sociale, culturale, civile, del complesso del nostro paese e della nostra popolazione, con in prima fila proprio i lavoratori e le classi subalterne.

Continua a leggere →

8 febbraio 2018
pubblicato da Rino Genovese

C’è un pericolo fascista in Italia?

casapounddi Rino Genovese

L’Italia, si sa, è il paese che il fenomeno fascista lo ha inventato: è questo uno dei suoi più tristi primati. C’è un fascismo endemico nel nostro paese, che altre volte mi è capitato di chiamare sempiterno, con  un riferimento alla definizione gobettiana del fascismo in quanto “autobiografia della nazione”, come di qualcosa, cioè, ancorato nella cultura antropologica. C’è  una tradizione illiberale e antidemocratica della borghesia italiana (per non parlare delle forze politiche che hanno egemonizzato l’unità nazionale, come la monarchia sabauda, senza la cui complicità il fascismo non avrebbe potuto affermarsi – altro che “rivoluzione”, come crede un revisionista storico quale Emilio Gentile).

Mio padre (per fare un esempio), negli anni settanta, quando imperversava la “strategia della tensione” – che aveva origine negli apparati dello Stato ma si serviva della manovalanza neofascista –, mi diceva della “parentesi democratica” che l’Italia aveva vissuto fino a lì, a partire dalla proclamazione della Repubblica, persuaso com’era che prima o poi sarebbe ritornato un governo apertamente autoritario. Era un po’ la teoria del fascismo come parentesi enunciata con facile ottimismo da Croce, che lui rovesciava in un facile pessimismo. Le vicende storiche sono più complesse, la teoria “parentetica” non regge né in un senso né in un altro: però quel pessimismo la diceva lunga sulla sensazione che una coscienza progressista non poteva fare a meno di riflettere. In Italia c’era l’humus per qualsiasi avventura reazionaria.

Continua a leggere →