5 aprile 2018
pubblicato da Il Ponte

Un atto liberatorio

Michele Prosperodi Giorgio Cremaschi

Le elezioni hanno distrutto il quadro politico di centro-destra-sinistra che ha governato negli ultimi 25 anni amministrando tutte le politiche liberiste e di austerità targate Unione europea. Per quanto mi riguarda dunque non c’è niente da piangere: questo voto ripropone il messaggio del referendum costituzionale del 2016. Le elezioni del 2018 sono una sacrosanta punizione del potere, che fa scricchiolare la costruzione europea, che non a caso ha reagito con estrema cautela, visto che Merkel e alleati nel Parlamento italiano sono in minoranza. La sconfitta congiunta del Pd e di Berlusconi è un atto liberatorio, forse ancora non completamente dispiegato. Possono cadere ancora. Io avevo augurato al Pd di fare la fine del Pasok greco, non ci siamo ancora ma quel partito è su quella strada.

La protesta operaia e popolare non si è indirizzata verso LeU, identificato come qualcosa non differente dal Pd, e neppure verso Potere al Popolo, per altro in campo da tre mesi e censurato dai mass media. Il voto per mandare a casa il Pd e tutta la classe dirigente di questi anni si è quindi rivolto a quei partiti che più sembravano interpretare una moderata spinta antisistema, in grado di abolire le leggi più ingiuste e feroci, e in particolare la riforma Fornero, ma che si presentavano anche in grado di governare senza rivolgimenti estremi. Così il voto utile questa volta ha tradito proprio i due partiti, Pd e Forza Italia, che più nel passato ne avevano beneficiato e ha premiato Lega e M5S.

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26 gennaio 2015
pubblicato da Rino Genovese

Oggi in Grecia, domani in Italia?

Greciadi Rino Genovese

Dunque Syriza ce l’ha fatta: è arrivata a sfiorare la maggioranza assoluta dei seggi e Tsipras sarà il primo leader europeo apertamente contro l’austerità. Una buona notizia da molto tempo a questa parte. Ma, pur nell’aria di festa di queste ore, non possiamo non osservare che il clima nel continente resta molto difficile. Anzitutto – è il caso di sottolinearlo – il voto greco è la spia di una condizione di impoverimento – con il taglio selvaggio dei salari, degli stipendi e delle pensioni – a cui la “troika”, con la sua cura da cavallo, ha ridotto il paese. In altre parole, è più il frutto di una reazione all’insopportabilità di una ricetta di politica economica che una scelta di sinistra. C’è da rallegrarsi che, almeno per il momento, i greci non si siano indirizzati verso l’estrema destra – ma l’analisi razionale del dato oggettivo non può che registrare questo fatto: è lo strangolamento del paese che lo ha condotto tra le braccia di Syriza, a causa della intollerabilità della situazione.

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