24 dicembre 2017
pubblicato da Rino Genovese

Lettera aperta a Pierluigi Bersani

Pierluigi Bersanidi Rino Genovese

Caro Bersani, desidero anzitutto esprimerle una simpatia personale che non data da ora ma da quella volta, diversi anni fa, in cui la vidi dormicchiare di primo mattino su un trenaccio scalcagnato tra Piacenza e Bologna: autentico socialdemocratico emiliano che si recava al suo ufficio di modernizzatore, non così “omologato” da smarrire le proprie radici popolari, anzi in visibile controtendenza rispetto al presunto genocidio culturale che un apocalittico come Pasolini aveva considerato inevitabile perfino nella regione rossa per eccellenza. Anche con il suo pittoresco linguaggio (da ultimo, “la mucca nel corridoio” per indicare la crescente minaccia dell’estrema destra), lei appare un erede di quella cultura antropologica entro cui ebbe a formarsi la tradizione socialista italiana.

Io dunque mi accingo a votare per la lista messa insieme da lei e da altri. Sono stato un tifoso della scissione del suo gruppo, costituito da alcuni valenti giovani come Speranza e D’Attorre, dal Pd renziano. Tuttavia la mia previsione è che non andrete al di là di quello che oggi vi assegnano i sondaggi, semmai qualcosa al di qua, per la semplice ragione che – nonostante la scelta di Grasso come leader – siete percepiti nel paese come un ceto politico bollito.

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5 settembre 2014
pubblicato da Il Ponte

Grandi opere pubbliche, grande corruzione

Grandi opere pubblichedi Ferdinando Imposimato

Sandro Pertini a Francesco Saverio Nitti, che, incaricato di formare il nuovo governo, aveva detto «dirò tutta la verità perché il Paese si orienti spontaneamente sui doveri indeclinabili dell’ora», rispose con estrema durezza in un articolo pubblicato sul «Lavoro nuovo» il 18 maggio 1947. Scrisse infatti: «per noi la ragione prima dell’aggravarsi della situazione economica e dell’instabilità politica, in cui viviamo da mesi, bisogna ricercarla soprattutto nella sperequazione dei sacrifici che pesano sul popolo italiano. Vi è una parte del nostro popolo, la maggioranza – che va dall’operaio al professore, dall’impiegato al magistrato, dal disoccupato al pensionato – la quale è costretta a sopportare tutto il peso dell’attuale situazione. Un’altra parte, invece, ha più di quanto abbisogni e si rifiuta non solo di accettare sacrifici, ma specula sulla presente situazione per aumentare il proprio benessere, rendendo più penoso il sacrificio altrui. Ora è ingenuo pensare che questa parte del popolo italiano accetti spontaneamente i doveri indeclinabili dell’ora. Ricordiamo quanto disse il ministro del Tesoro: “bisogna far pagare le classi abbienti”. E forse proprio per questo è stato liquidato».

Ma l’impresa di ridurre i privilegi non riuscì nemmeno a Pertini quando gli si presentò l’occasione, nel giugno 1968, dopo l’insediamento come presidente della Camera dei deputati. Disse: «Noi dobbiamo pensare di lavorare in una casa di cristallo. Da noi deve partire l’esempio di attaccamento agli istituti democratici e soprattutto l’esempio di onestà e di rettitudine. Perché il popolo italiano ha sete di onestà. Su questo punto dobbiamo essere intransigenti prima verso noi stessi, se vogliamo poi esserlo verso gli altri. Non dimentichiamo, onorevoli colleghi, che la corruzione è nemica della libertà. E non dimentichiamo che i giovani ci stanno a guardare».

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