14 aprile 2018
pubblicato da Il Ponte

Sinistra e municipalità

Piazza Camillo Prampolinidi Raffaele Tedesco

La sconfitta elettorale della sinistra rischia di non finire con le ultime elezioni politiche. Infatti, mentre si cerca di ritrovare idee, uomini e programmi, il tempo corre, portando, in un men che non si dica, a una tornata elettorale in primavera in cui si andrà al voto per il rinnovo delle giunte regionali di Friuli-Venezia Giulia e Molise, nonché di circa ottocento amministrazioni comunali, con centri di una certa importanza come Ancona, Barletta, Brindisi, Catania, Messina, Trapani, Terni, Vicenza, Massa, Pisa e Siena.

Fino a pochi anni fa, il centrosinistra esprimeva dei buoni risultati a livello amministrativo facendosi forte non solo di una capacità aggregativa premiante, ma anche di una tradizione consolidata rispetto al governo locale. Storicamente, per la sinistra, la municipalità è stata vista sempre come la più adatta alla “prassi del fare”, quella che un tempo Turati chiamava la «politica delle cose»1. Ed è lì, in quella ricerca di concretezza, e nel luogo di maggiore prossimità con i cittadini, il comune, che «si caratterizzò fortemente il movimento socialista nel suo complesso»2.

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29 agosto 2016
pubblicato da Il Ponte

Le olimpiadi dell’utopia: Barcellona 1936

Barcellona 1936di Raffaele Tedesco

Anche i Giochi di Rio 2016 hanno chiuso il loro sipario. E, siccome ci hanno insegnato che show must go on, già sappiamo che nel 2020 sarà Tokyo a ospitare la fiaccola, mentre per Roma si deciderà se dedicarsi alla costruzione degli impianti o alla riparazione delle buche stradali.

Insomma, ridendo e scherzando, siamo già proiettati verso i XXXII Giochi olimpici moderni, la cui storia ci aiuta bene a capire che lo sport non è affatto solo un gesto atletico o tecnico con cui si compete con altre persone, ma un fenomeno sociale complesso e dalle molte “capacità rappresentative”. Difficilmente un “mezzo neutro”, e spesso un “veicolo” per qualcosa o qualcuno.

In mezzo a questi centoventisei anni (da Atene 1896), c’è un’edizione non annoverata negli annali del Cio, e della quale ricorre il settantesimo anniversario. È un’olimpiade di cui non si conoscono i risultati tecnici e in cui non sono state distribuite medaglie di alcun conio. Qualcuno l’ha definita, amabilmente, «l’olimpiade dell’utopia», forse perché l’uomo ha sempre pensato un “mondo ideale” concepito in antitesi col “mondo reale”, o, forse, perché utopia è “non luogo”, quindi rappresenta “l’impossibile”. Infatti, questi giochi “impossibili” non si sono mai svolti. L’utopia, come vorrebbe Mannheim, non ha trasceso la realtà in direzione rivoluzionaria.

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