9 gennaio 2018
pubblicato da Il Ponte

La cancellazione della fraternità

libertà eguaglianza fraternitàdi Massimo Jasonni

Sulla denominazione delle formazioni partitiche, a partire dalla fine della Prima repubblica, ma ancor da prima, la politologia ha potuto esercitarsi, facendo ampio ricorso al sarcasmo nel porre in luce come già in essa sia impresso il marchio del vuoto ideologico. Non intendiamo tornare su Forza Italia o su margherite, ulivi e altre vegetazioni ormai sfiorite nel panorama parlamentare; né intendiamo insistere sul deplorato stemma del M5S: certo più acconcio alla réclame di un albergo per parvenus alle Maldive, che non a un movimento che ambisca al governo del paese. Viceversa, ci interroghiamo sulle nomenclature di una sinistra divisa, che ora si affaccia alle elezioni come «Liberi e Uguali».

Prima annotazione: in entrambi i casi, ovvero sia nel Pd, sia nel nuovo schieramento dalemiano-bersaniano, non compare la parola “socialismo”. Si tace sulla propria ragion d’essere storica, ma per poi presentarsi in modo alternativo: nel caso del Pd con il richiamo a una democrazia, ridotta, come amava dire un grande padre liberale, a «scatolone vuoto»; nel caso di «Liberi e Uguali», con un mero appello allo scolastico binomio libertà-eguaglianza.

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