18 luglio 2017
pubblicato da Rino Genovese

A che punto è la notte: piccolo ragionamento a favore del “cartello”

sinistra arcobalenodi Rino Genovese

La notte, naturalmente, è quella della sinistra politica italiana (non parliamo di quella di altri paesi, come la Francia, altrimenti non dovremmo scrivere un articolo ma un libro). Dopo assemblee, incontri, riunioni varie, siamo al punto di partenza: non s’intravede ancora, nemmeno con il cannocchiale, una lista unitaria per le prossime elezioni. C’è chi dice che dipenda dal verticismo di un ceto politico autoreferenziale  incapace di staccarsi dalle poltrone, o per meglio dire dal desiderio di ritornare in parlamento. Se fosse così, però, semplicemente così, avrebbero subito cercato di mettersi d’accordo tutti, e avrebbero dato vita a un cartello elettorale – la sola possibilità oggi – delle varie sigle a sinistra del Pd renziano (che, da parte sua, continua a perdere pezzi). Intendiamoci, il cartello non è la soluzione migliore, ma a mio parere è l’unica oggi sostenibile. Tra chi rimpiange il passato e insegue una riedizione del centrosinistra – sperando ancora che Renzi non sia Renzi, cioè quel tipo che cerca i voti a destra per cercare di fare poi, da posizioni di forza, una “grossa coalizione” con una parte della stessa destra –, e chi invece crede di potersi inventare un Podemos all’italiana (mi riferisco ai Montanari e alle Falcone) non c’è alcun vero denominatore comune che non sia, appunto, quello di superare la soglia di sbarramento (attualmente al 3%) per fare ingresso nella Camera dei deputati. Il cartello elettorale è nelle cose, tutto il resto no, inutile girarci attorno.

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