22 marzo 2017
pubblicato da Il Ponte

Appena fuori. Diario cinematografico (IV)

Oliver Stonedi Antonio Tricomi

Oliver Stone, Snowden (26 novembre 2016)

Il più delle volte così, con Oliver Stone. Puntigliosamente didascalico, inevitabilmente prolisso, il suo tipico film rinuncia a impegnarsi in una reinvenzione drammaturgica o in una traslitterazione metaforica della vicenda storica o di attualità che sceglie di ricostruire e su cui intende scopertamente pronunciarsi. Più che una nota critica o un saggio per immagini, al pubblico è dunque offerto uno zelante riepilogo di informazioni o uno scrupoloso articolo di cronaca: una sorta di bignami di questo o quel capitolo della vicenda collettiva in genere ampiamente conosciuto e perciò del quale la maggior parte degli spettatori ha o dovrebbe avere cognizione pressoché assoluta.

Così, a chi già sa, un film del genere nulla in più dice, risultando, al tempo stesso, scontato perché verbosamente illustrativo, faticoso perché narrativamente ridondante. In chi ancora non sa, invece, è facile susciti scarsa o nessuna curiosità di vederlo. Un po’ perché, se si è deciso fin lì di misconoscere i noti eventi che esso ripercorre, si continuerà, magari, a volerli ignorare. Un po’ perché, se d’improvviso si desidera, viceversa, cominciare ad apprenderli, non è detto si accetti di farlo lasciandosi guidare da un cineasta sia pur onestamente di parte, e quindi da una loro faziosa ricapitolazione pedagogica.

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