27 maggio 2014
pubblicato da Rino Genovese

La vocazione maggioritaria del Pd

WALTER-VELTRONIdi Rino Genovese

In un’intervista all’indomani delle elezioni europee, l’ineffabile Veltroni ha dichiarato che è proprio quello di Renzi il Pd che avrebbe voluto, anche se purtroppo lui non è mai riuscito ad avere la determinazione e la “cattiveria” necessarie, di cui si è invece dimostrato capace l’ex sindaco di Firenze. E pour cause, verrebbe da dire: Veltroni non è infatti il buonista per eccellenza? Ma il punto non è qui. Sta piuttosto in un insieme di elementi – per nulla caratteriali ma politici – che ora cercherò di mettere in luce.

Cominciamo col dire che il Pd veltroniano aveva preso circa un milione di voti in più (stiamo parlando del 2008) di quello renziano. Cos’è accaduto, in effetti? Di mezzo c’è stato l’aumento dell’astensione – e questo spiega perché, con un numero minore di voti, Renzi abbia avuto sette o otto punti in percentuale in più rispetto a Veltroni. Ancora: c’è da considerare che Veltroni si trovò a competere, dopo il governo dell’Unione di Prodi, con un berlusconismo molto pimpante che lo distanziò, nel risultato delle rispettive coalizioni, di una decina di punti. Veltroni, inoltre, disse di volere “andare da solo” alle elezioni, ma poi non ci andò sottoscrivendo un accordo con il Di Pietro dell’epoca (che drenava una parte di quel qualunquismo in seguito espresso meglio, e in proporzioni ben maggiori, da Grillo).

Che cosa voglio dire con questo? Molto semplicemente che il veltronismo rappresenta tutt’al più la preistoria del Pd a vocazione maggioritaria. A quei tempi, che politicamente appaiono molto lontani, si trattava di rompere a sinistra (con una sinistra – bisogna dirlo – veramente riottosa e inconcludente), di superare lo schema del centrosinistra antiberlusconiano (si ricordi che Veltroni preferiva non nominare neppure il suo antagonista, indicandolo con una perifrasi) e di presentarsi all’elettorato con un volto “centrista” grazie a un maquillage che facesse dimenticare qualsiasi origine comunista (Veltroni è uno specialista in questo…). L’ipotesi fu battuta e di lì a poco il segretario dovette dimettersi, quasi si ritirò dalla politica mettendosi a scrivere romanzi. Anche se è significativo che proprio il rottamatore Renzi lo abbia richiamato in servizio, e che oggi si parli di Veltroni perfino come di un candidato alla presidenza della Repubblica.

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