Numero 13 maggio 2009 Prezzo € 15.00

Lo sviluppo della cultura nel tempo è prodotto anche dall’evoluzione delle diverse figure professionali nei vari campi, in buona parte oggi scomparse. E l’educazione non è stata data solo dagli apprendimenti mentali e comportamentali portati dallo studio ma anche da tutti i rapporti intercorsi con quelle figure. Qui si parla dei medici latinantes e filosofi con la loro veste lunga e del barbitonsore-chirurgo, artigiano “meccanico”, con la veste corta, e perciò confinato nei bassi ranghi della rigida scala socio-economico-culturale. E per porre in risalto il rilievo formativo di quelle figure, si parla anche della levatrice, detta anche “mammana” o “comare”, figura extraprofessionale ma sempre parecchio influente nel mondo delle donne. E cosí la balia per l’educazione della prima infanzia.
Antonio Santoni Rugiu, già docente di Storia dell’educazione, direttore dell’Istituto di Pedagogia e poi del Dipartimento di Storia dell’Università di Firenze, è autore di numerose pubblicazioni di storia sociale, fra cui Storia sociale dell’educazione, Il braccio e la mente, I gioielli di Cornelia. è membro della direzione de «Il Ponte».
Numero 12 maggio 2009 Prezzo € 20.00

In Senofane il dato originario è fotografico: vi è una massa di soggetti – démos – da cui è ben possibile trarre favori e affermazione sociale; e vi è un’identità politica – laós, quindi, in forza di un suffisso rafforzativo, laikós – eretta sull’adesione a modelli di vita comunitaria tanto consapevoli, da tradursi in militanza.
Nel démos si celano le insidie del dominio del clamore sulla razionalità, del privilegio sull’interesse comune. Nel laós germina l’obiettivo della custodia della costituzione della città, pulsa l’auspicio della vittoria del principio di unità sulla dispersione insita nella molteplicità. Perché pólis è il luogo patrio della convivenza civile, ma ancor prima il riflesso terreno della sacrale armonia che disciplina il corso degli astri o, non fa differenza, la confluenza delle acque.
Massimo Jasonni è ordinario di Diritto canonico presso la facoltà di giurisprudenza dell’Università di Modena e Reggio Emilia, ove ha insegnato anche Diritto ecclesiastico e Storia dei rapporti tra Stato e Chiesa. Esercita la professione di avvocato penalista. Autore di numerose pubblicazioni, ha organizzato convegni, ultimi dei quali Diritti di libertà, diritti sociali e sacralità della giurisdizione in Piero Calamandrei e Liberalsocialismo e nonviolenza: la religione civile di Aldo Capitini, rispettivamente in «Quaderni del Ponte» 2007 e 2009. Alla collaborazione con la rivista «Il Ponte» si devono i saggi qui raccolti in appendice.
Numero 11 febbraio 2009 Prezzo € 10.00

Una biblioteca nella provincia emiliana intitolata a Gaetano Salvemini ormai cinquant’anni fa. Un episodio della ricerca faticosa, fino ad ora infruttuosa e drammaticamente irrisolta per la democrazia in Italia, di una cosiddetta terza via. Le pagine di Alberto Cavaglion e di Giuseppe Anceschi ne tentano una aggiornata riflessione storica.
Alberto Cavaglion, insegnante e libero studioso, vive a Torino; dal febbraio 2009 è professore a contratto presso l’Università di Firenze. Con il libro La Resistenza spiegata a mia figlia (Napoli, L’ancora del Mediterraneo) ha vinto l’edizione 2005 del Premio Lo Straniero.
Giuseppe Anceschi, già uomo di scuola, collaboratore e membro del Comitato scientifico del «Ponte», segretario del Centro studi Boiardo di Scandiano, oltre a Salvemini e al mondo di «Giustizia e Libertà» e del Partito d’Azione, a Carlo Dionisotti e alla cultura rinascimentale, ai rapporti tra lingua e dialetti, si è interessato della cultura lombarda da Porta a Gadda a Delio Tessa.
Numero 10 gennaio 2009 Prezzo € 20.00

Sulla base di analisi e conclusioni teoriche condotte con metodo rigorosamente scientifico, l’autore vuol tracciare un confine netto tra l’utopia socialista e ciò che è realmente possibile in regime di libertà. In altre parole un discorso non esteso a tutto lo scibile del socialismo dottrinario, ma limitato al fattibile. Ciò che non è fattibile è solo elucubrazione mentale, solo espressione di puro desiderio. Può darsi che i desiderata indichino, in chi li esprime, gentilezza d’animo e amore per il prossimo, ma in economia politica, nell’economia della società tutta intera, volere il non fattibile è anche positivamente dannoso. È demagogia. Il fattibile è il limite massimo cui può tendere la solidarietà sociale.
Pietro Manes è un economista non accademico che ha dedicato tuttavia gran parte delle sue energie agli studi teorici. Ha iniziato la sua carriera di economista al Servizio studi della Banca d’Italia. Ha trascorso due anni negli Stati Uniti con due prestigiose borse di studio (Harvard e Princeton) e due anni a Londra alla Delegazione della Banca d’Italia. Dopo un breve periodo di lavoro all’Eni, è stato per dodici anni alla Bnl (Ufficio studi e finanza internazionale) e ha infine chiuso la sua carriera come Consigliere economico alla Ras. Ha pubblicato due libri, ricordati in «Premessa», e numerosi saggi in riviste specializzate.
Numero 9 dicembre 2008 Prezzo € 10.00

Questo dibattito, svoltosi sulle pagine del «Ponte» nel 1985, ha l’interesse di un documento che richiama l’attenzione su un preciso momento storico. Nel 1985 l’ondata neoliberista, per quanto agli inizi, mostrava già tutta la sua forza e capacità di tenuta, rendendo pressante la necessità di ricostruire le linee di un’opposizione culturale, in altre parole di rifondare la sinistra.
L’invito al dibattito, lanciato da Giacomo Becattini, fu raccolto da alcuni tra gli esponenti più rappresentativi della cultura economica italiana che con estrema franchezza esposero le loro posizioni. Ciò che ne è derivato non offre risposta al quesito posto, ma forse neanche pretendeva di arrivare a tanto. Aiuta però a tenere la barra dritta sulla critica del capitalismo e sul socialismo per il quale vale la pena cercare la rotta.
Scritti di Giacomo Becattini, Federico Caffè, Nicolò De Vecchi, Paolo Giovannini, Augusto Graziani, Bruno Jossa, Gianfranco La Grassa, Giorgio Lunghini, Claudio Napoleoni, Tiziano Raffaelli.