Guerra per bande
Dalla Val d'Orcia all'Amiata

Gli autori di queste pagine non sono eroi. Sono persone semplici che raccontano l'esperienza della propria vita: come si diventa antifascista per tradizione di famiglia o per l'esempio e l'insegnamento di alcuni, come si va in montagna per libera scelta ma talvolta anche per necessità, per sfuggire la repressione di un regime diventato sempre piú perdente e feroce. E come questa scelta scavi un fossato invalicabile rispetto a chi rimane dall'altra parte e accetterà di essere impiegato alle dipendenze dei tedeschi per cacciare partigiani ed ebrei.
Certo, la Resistenza italiana non decise da sola le sorti della guerra. Credo che nessuno degli autori di questo volume l'abbia mai pensato, né allora né oggi. Difendono puntigliosamente l'importanza militare delle proprie azioni, vogliono ribadire i loro successi contro il nemico. Ma non è questa la cosa piú importante delle loro testimonianze. Hanno scelto di combattere per dare un segnale, per battere un colpo, per dimostrare di essere ancora vivi: l'hanno fatto con paura, prima di tutto per sé e per i loro figli. È grazie a loro che l'Italia ha poi evitato la sorte della Germania, divisa e occupata dagli stranieri ancora per molto tempo dopo il 1945.
Soprattutto queste pagine sono importanti perché ci aiutano a ricostruire la Resistenza attraverso le storie di vita individuali. Quando è la coscienza del singolo a parlare, allora valori altrimenti astratti e generici – come «libertà» – acquistano un senso esistenziale concreto: la ribellione contro un sopruso, il gusto delle proprie opinioni, l'allergia al conformismo. Sono queste le cose che contavano per i giovani di allora. Sono queste le cose che parlano della Resistenza ai giovani di oggi.


Scritti di Luciano Della Mea, Fazio Fabbrini, Vittorio Meoni, Iris Origo, Walter Ottaviani, Bruno Scalacci


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