26 Aprile 2019
pubblicato da Il Ponte

Come dare senso, oggi, al 25 aprile

25 apriledi Tomaso Montanari

Il 25 aprile 1945 fu la voce di Sandro Pertini a chiamare, dalla radio, i milanesi allo sciopero generale e all’insurrezione. Venticinque anni dopo, nel 1970, un Pertini presidente della Camera così celebrava la festa del 25 aprile: «Noi non vogliamo abbandonarci ad un vano reducismo. No. Siamo qui per riaffermare la vitalità attuale e perenne degli ideali che animarono la nostra lotta. Questi ideali sono la libertà e la giustizia sociale, che – a mio avviso – costituirono un binomio inscindibile, l’un termine presuppone l’altro; non può esservi vera libertà senza giustizia sociale e non si avrà mai vera giustizia sociale senza libertà. E sta precisamente al Parlamento adoperarsi senza tregua perché soddisfatta sia la sete di giustizia sociale della classe lavoratrice. La libertà solo così riposerà su una base solida, la sua base naturale, e diverrà una conquista duratura ed essa sarà sentita, in tutto il suo alto valore, e considerata un bene prezioso inalienabile dal popolo lavoratore italiano».

«Solo così»: cioè costruendo giustizia sociale. Ma abbiamo fatto il contrario: e oggi, altri quarantanove anni dopo, ci chiediamo se l’indifferenza, o meglio la diffidenza, verso quei valori di libertà non si debba proprio spiegare così. La distruzione di ogni giustizia sociale ha lentamente distrutto anche la «base solida» per l’idea stessa di libertà.

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23 Aprile 2019
pubblicato da Il Ponte

Buchi neri in economia

Buchi neridi Piergiovanni Pelfer

L’immagine diffusa dall’EHT (Event Horizon Telescope)del buco nero M87 è magnifica e avrebbe dovuto creare sui media una discussione ampia e approfondita, sia per il modo attraverso cui è stata catturata – è stato necessario infatti organizzare una grande collaborazione internazionale alla quale hanno collaborato un gran numero di radiotelescopi distribuiti sulla superficie terrestre da nord a sud, da est a ovest oltre a due grandi centri di calcolo per l’elaborazione dei dati e un grande numero di gruppi di istituti di ricerca e di università di tutto il mondo. Ancora una volta la big science dimostra che, quando c’è la volontà comune e il comune interesse, si possono raggiungere obiettivi che nessun paese da solo potrebbe raggiungere. Se poi si considera la spesa per un tale esperimento, possiamo affermare con certezza assoluta, anche senza conoscere i bilanci finanziari, che è trascurabile rispetto, per fare un esempio, a quanto la signora MacKenzie avrebbe ottenuto dall’ex marito Jeff. Il valore dell’accordo fra i due ex coniugi Amazon si attesta, secondo le stime di Forbes, intorno a 36 miliardi di dollari. Ma su questo discorso torneremo in seguito.

Tanto per fare un esempio l’European Southern Observatory (ESO), l’Organizzazione Europea per le Ricerche Astronomiche nell’Emisfero Australe rivolta allo sviluppo delle ricerche astronomiche con grandi telescopi, ha un budget annuale di 156 milioni di euro, a cui l’Italia contribuisce per circa 17 milioni. Nel 2019 l’Italia ha assegnato un contributo integrativo di circa 6 milioni per la realizzazione dell’Event Horizon Telescope tramite l’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) che partecipa all’impresa. E questo è un dato e il confronto con la cifra pagata per il divorzio tra i coniugi che chiameremo “Amazon” è impietoso.

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18 Aprile 2019
pubblicato da Il Ponte

Pedofilia e collasso di civiltà in Joseph Ratzinger

Joseph Ratzingerdi Massimo Jasonni

È tornato in attività, nella Chiesa cattolica, il vulcano che erutta non un mero confronto tra persone, o tra autorità, ma un conflitto tra modelli di riproposizione del cristianesimo nel tempo della tecnocrazia. La cosa era risaputa, e non da poco, ma trasse un impulso decisivo dal pensionamento di Ratzinger, che costituiva fatto non isolato nella storia delle istituzioni ecclesiastiche e tuttavia significativo con l’elezione del nuovo pontefice. Non fu facile convincere l’opinione pubblica che l’esclusione di un teologo della portata di Ratzinger rientrasse nel disbrigo di affari correnti. È vero che il diritto canonico e il corso della teologia non escludevano quella possibilità, ma doveva trattarsi, comunque, di ragioni eccezionali, giustificabili solo in forza della salus Ecclesiae.

Ora Ratzinger scende di nuovo in campo, in occasione degli scandali rappresentati dagli abusi commessi dai chierici sui minori, e lo fa con l’autorevolezza di sempre: col timbro e con la penna che contraddistinsero i lavori di un’ermeneutica biblica di eccellenza e, più di recente, la lectio magistralis di Ratisbona1. Nessuno, in curia e fuor di curia, poteva mettere in discussione quel magistero, peraltro incisivo sui cammini e sui destini del Concilio Vaticano II.

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12 Aprile 2019
pubblicato da Il Ponte

Non fare il TAV fa bene alla democrazia

di Livio Pepino

[Il testo riprende ampie parti dell’intervento pubblicato in Aa.Vv., Perché No Tav, Roma, PaperFIRST, 2019]

1. La costruzione della Nuova Linea Ferroviaria Torino-Lione è appesa all’esile filo dei tentennamenti e dei contrasti interni al governo. In ogni caso essa non è a tutt’oggi iniziata. Sono stati effettuati, e sono in corso, studi, lavori preparatori, tunnel geognostici e quant’altro, con una spesa complessiva, per il nostro paese, di oltre un miliardo e mezzo di euro, ma la tratta transfrontaliera (cioè il tunnel di base di 57 km) e le adduzioni in territorio italiano e francese sono al palo. Chi si oppone all’opera non chiede, dunque, di interrompere alcunché ma solo di bloccare sul nascere uno sperpero di denaro pubblico aggiuntivo rispetto a quello sino a oggi realizzato.

Le ragioni che impongono di non fare l’opera sono molteplici e ripetute centinaia di volte: l’opera non è giustificata dai volumi del traffico (che sono, in realtà, in costante diminuzione), provoca un impatto ambientale insostenibile, non determina il decantato trasferimento dei trasporti dalla strada alla ferrovia, comporta un dispendio di risorse (tutte rigorosamente pubbliche) più utilmente impiegabili nella manutenzione del territorio e nel potenziamento dei trasporti ordinari (con ben altra utilità sociale e creazione di maggior numero di posti di lavoro), perpetua il modello di sviluppo che ha determinato la crisi in atto e via elencando. Molto di questo è documentato nell’analisi costi-benefici elaborata nei mesi scorsi dalla commissione nominata dal governo e presieduta dal prof. Ponti.

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3 Aprile 2019
pubblicato da Il Ponte

Povero Medioevo

medioevodi Massimo Jasonni

Ci sono categorie storiche che possono ben essere fatte oggetto di una semplificazione che mira a ricondurle ai loro minimi termini: questo vale, per esempio, per il Settecento o, in parallelo, per il pensiero illuministico, cui si è soliti ricorrere dimenticando che non esiste un Settecento, o un singolo flusso del pensiero illuministico, ma la storia testimonia, come acutamente ricordava Gómez[1], la molteplicità dei Settecento e il variegato disporsi delle filosofie dei lumi[2]. Niente di male in tutto ciò, perché l’aspirazione alla sintesi può trovare giustificazione nel fine didattico o in un disegno espositivo di estrema concisione.

Vi sono casi, viceversa, in cui le epoche storiche sono talmente protratte nel tempo e si rivelano così complesse nel corpo del loro intrinseco sviluppo da non consentire di farne un “liofilizzato”. Così è stato, nei giorni scorsi, per il termine Medioevo, improvvidamente affibbiato da taluni esponenti del nostro misero mondo politico – e da qualche giornalista eccitato da un possibile incremento dell’audience – al Congresso mondiale della famiglia, esauritosi domenica scorsa a Verona. La Lega ne ha fatto, qua e là, una bandiera a suo dire eretta contro l’oscurantismo; il M5S si è addirittura spaccato al suo interno, dividendosi tra chi a quel festival nemmeno consentiva si portasse un saluto e chi ha ritenuto corretto parteciparvi adesivamente, nel nome degli imperituri valori della famiglia. Anche al Pd non è parso vero per dimostrare il proprio vagabondaggio etico e culturale, prendendo per bocca di taluno le parti del felice universo del femminismo radicale e delle affettività omosessuali e, per bocca di altri, la veste di una conservazione quanto meno apparentemente sposa di un cattolicismo di segno controriformistico.

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