Azzolina, Conte, il disastro della scuola e le cattedre di “patafisica”

Patafisicadi Angelo Tonnellato

Alfred Jarry nei suoi Gestes et opinions du docteur Faustroll, pataphysicien, affidò a un suo alter ego, il prelodato Faustroll, appunto, il compito di annunciare l’avvento della scienza di cui più si sentiva il bisogno, la patafisica, che, prometteva, «studierà le leggi che reggono le eccezioni e spiegherà l’universo supplementare a questo; descriverà un universo che si può vedere e che forse si deve vedere al posto del tradizionale».

Nobilissimo il proposito, gratuitamente svelato al dotto e all’inclita, nel 1911, dalla pubblicazione postuma dei Gestes jarryani. E – non c’è che dire – intrigantemente nobilissima anche la patafisica, che da molti, peraltro, è ritenuta così poco bizzarra da coincidere con la scienza tout court: «scienza delle soluzioni immaginarie».

Certo, dipende sempre dall’uso che se ne fa.

Il quale uso non può essere rimproverato a Jarry più di quanto noi si possa addebitare alla legge sulla caduta dei gravi la responsabilità della decisione di qualcuno di gettarsi a testa in giù da una finestra per verificarne l’attendibilità.

In scia alla «scienza delle soluzioni immaginarie» si muove da alcuni mesi la strana coppia Giuseppe Conte-Lucia Azzolina.

Un aspirante patafisico, il primo; una ministra di ormai notoria quanto pervicace inettitudine la seconda, la quale non è riuscita a farsi dare dai suoi direttori generali e caporali neanche il totale giusto dei banchi da procurare; né ha avuto l’elementare accortezza di sottrarsi agli inviti di Bruno Vespa, presso il quale è andata a coprirsi di ridicolo con la trovata dei banchi a rotelle.

Non intendo infierire sul concorso a dirigente, sull’indigenza in cui l’attuale ministra versava riguardo alle più elementari conoscenze di informatica basica, stando a quanto ci ha appreso con pubbliche dichiarazioni un di lei commissario d’esame.

Voglio solo richiamare l’attenzione sul fatto che i due concorsi indetti da Azzolina sono stati calendarizzati, con sadico cadornismo, per il periodo 22 ottobre-6 novembre, che, su conforme parere di qualche direttore caporale della Minerva trasteverina, deve essere parso alla ministra il più favorevole e azzeccato, atteso che anche un bidello di scuola sapeva che siamo nell’anno della pandemia, e che nel periodo prescelto ci saremmo trovati giusto a cavallo tra le vaccinazioni antinfluenzali (in ritardo) e l’effettivo propagarsi dell’influenza. Le domande di partecipazione al concorso per la scuola dell’infanzia e per la primaria sono state 76.000; mentre in 430.000 hanno chiesto di partecipare a quello della scuola secondaria di primo e secondo grado.

Alla data di oggi dobbiamo alla ministra Azzolina l’indizione della più colossale movida da nessun altro irresponsabile negazionista programmata, mentre cresce esponenzialmente il numero degli infettati.

Non c’è male, non c’è male davvero.

E il presidente del Consiglio, che si appresta a disporre circa il numero dei padrini e degli invitati alle feste di battesimo non ha nulla da dire? Non dico pubblicamente, è ovvio; ciò che probabilmente comporterebbe l’unico fremito di unità del M5S contro di lui come contro qualsiasi suggerimento di buonsenso. Ma ci sono tanti altri modi meno cruenti. Ne scelga uno e dica che questa pagliacciata non si può fare, quanto meno per non coprirsi di ridicolo di fronte al mondo.

Salvo che Conte non voglia invece dare una mano al M5S a dissolversi insaponando la strada ad Azzolina. Ma il crack di quest’ultima travolgerebbe anche lui; e lo renderebbe, e farebbe ricordare come, professore di patafisica per chiara fama.

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