20 Maggio 2014
pubblicato da Rino Genovese

La sconfortante trimurti

trimurtidi Rino Genovese

I miei pensierini pre-elettorali sono all’insegna del pessimismo, lo so. E questo può facilmente essermi rimproverato. Ma non vedo niente d’interessante in questa pure importante campagna elettorale europea che potrebbe (o bisognerebbe già scrivere avrebbe potuto) segnare una svolta in chiave anticonservatrice, antiliberista, anti-troika per intenderci. Il grido “Basta con l’austerità” è risuonato negli ultimi anni su molte piazze; non è riuscito però a farsi proposta politica, a indicare una via o lavia, che sarebbe poi quella di un’alternativa socialista. Non ci vorrebbe neanche molto, a pensarci bene, solo un piccolo sforzo di aggiustamento nel modo di vedere le cose: un ritorno programmato e non estemporaneo all’intervento statale nell’economia (non soltanto per salvare le banche, com’è stato fatto nel recente passato), un po’ di spesa pubblica in deficit e – soprattutto – l’abbandono, perché del tutto anacronistico, di politiche sociali (o pseudotali) su basi nazionali, l’apertura a un’integrazione europea che sia veramente un’unione politica, con leggi europee sul mercato del lavoro atte a contrastare disoccupazione e precariato, con la definizione di un’imposizione fiscale progressiva sottratta all’arbitrio dei singoli Stati, e così via. Sarebbe l’Europa non delle oligarchie e delle (più o meno finte) entità statali, ma quella che a poco a poco costruisce entità sovranazionali dotate di poteri statali democraticamente controllati. Sarebbe l’utopia…

In Italia si assiste invece al logorante e triste darsi da fare di una sconfortante trimurti: Renzi, Grillo e, ahimè, ancora Berlusconi. Nessuno dei tre ha da dire qualcosa sull’Europa. Il primo – che chiameremo la componente “creatrice” della trimurti – deve vedere come tenersi su una sella sopra la quale è avventurosamente saltato, con tecnica proditoria e machiavellica. Il secondo – che chiameremo la componente “distruttrice” – vuole l’uscita dall’euro (con un referendum tra l’altro impossibile nel nostro ordinamento) e agita questo e altri spauracchi per demolire l’idea stessa di democrazia rappresentativa, al fine di sostituirla con un confuso “direttismo” tramite Internet in cui a comandare – despota medievale al centro, tuttavia, del più sofisticato mezzo di comunicazione contemporaneo, Ragno più che Grillo sulla rete – sarebbe lui solo. Il terzo infine – che chiameremo la componente “conservatrice” – ha il solo scopo di tenersi a galla, di non essere risucchiato in quel gorgo di corruzione e di morte a cui la sua stessa vicenda umana, prima ancora che politica, lo condanna.

Siamo dunque lontanissimi da qualsiasi discorso progressivo sull’Europa. L’unica lista che esprimerebbe qualcosa, la sola votabile (sto parlando della Lista Tsipras) è stata fatta male, un po’ alla maniera delle esperienze arcobaleno del passato, e non supererà una soglia di sbarramento, che molto probabilmente è anticostituzionale. Il pessimismo, mi sembra, ha ragion d’essere.

30 Aprile 2014
pubblicato da Rino Genovese

Lista Tsipras verso il fallimento?

Lista Tsiprasdi Rino Genovese

Già i sondaggi erano tutt’altro che confortanti, ma, dopo avere visto qualche sera fa l’intervento di Barbara Spinelli in tv a nome della lista Tsipras, mi sono detto che ormai è sicuro: “L’altra Europa per Tsipras” non supererà la soglia di sbarramento del 4% dei voti. Il fallimento è insomma altamente probabile.

Che cosa c’era che non andava nell’intervento di Spinelli? Tutto ciò che ha detto era completamente condivisibile: ci vuole più e non meno Europa per uscire dalla crisi dell’euro; l’abbandono della moneta unica significherebbe dal venti al trenta per cento di svalutazione per l’ipotetica nuova lira, inoltre il meccanismo della svalutazione, su cui l’industria italiana aveva basato un tempo le sue fortune, non sarebbe sufficiente oggi di fronte a un’economia mondiale interconnessa il cui vero problema – non solo in Italia ma in Europa – è dato dalla caduta della domanda interna e non dalle difficoltà di esportazione. Per questo – aggiungo io, ma era implicito nelle parole di Barbara che argomentava pacatamente, ispirata dalla semplice ragione – sarebbero necessarie serie politiche redistributive capaci di dare una scossa a un motore inceppato. Servirebbe non un ritorno alla natura ma una transizione ecologica, con prodotti ad alto contenuto tecnologico (più innovazione e tecnologia, dunque, e non meno), per sfuggire alle strette di una depressione avvitata su se stessa.

Allora cos’è che non andava? Risposta: l’evanescenza della proposta politica unita all’atteggiamento di Spinelli, più da osservatrice e da studiosa che da militante. Ha evitato per esempio qualsiasi polemica non tanto con Salvini, il segretario della Lega lì presente (che, in quanto esponente di una destra estrema, non era un competitor diretto), ma con Grillo che invece pesca nell’elettorato di sinistra. Anzi, in continuità con alcuni suoi pezzi giornalistici, ha definito “interessante” il movimento grillino, consentendo così al potenziale elettore di dirsi: “Beh, interessante per interessante meglio votare per questo che ha comunque il 25% e a Strasburgo ci va di sicuro”.

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