23 Aprile 2019
pubblicato da Il Ponte

Buchi neri in economia

Buchi neridi Piergiovanni Pelfer

L’immagine diffusa dall’EHT (Event Horizon Telescope)del buco nero M87 è magnifica e avrebbe dovuto creare sui media una discussione ampia e approfondita, sia per il modo attraverso cui è stata catturata – è stato necessario infatti organizzare una grande collaborazione internazionale alla quale hanno collaborato un gran numero di radiotelescopi distribuiti sulla superficie terrestre da nord a sud, da est a ovest oltre a due grandi centri di calcolo per l’elaborazione dei dati e un grande numero di gruppi di istituti di ricerca e di università di tutto il mondo. Ancora una volta la big science dimostra che, quando c’è la volontà comune e il comune interesse, si possono raggiungere obiettivi che nessun paese da solo potrebbe raggiungere. Se poi si considera la spesa per un tale esperimento, possiamo affermare con certezza assoluta, anche senza conoscere i bilanci finanziari, che è trascurabile rispetto, per fare un esempio, a quanto la signora MacKenzie avrebbe ottenuto dall’ex marito Jeff. Il valore dell’accordo fra i due ex coniugi Amazon si attesta, secondo le stime di Forbes, intorno a 36 miliardi di dollari. Ma su questo discorso torneremo in seguito.

Tanto per fare un esempio l’European Southern Observatory (ESO), l’Organizzazione Europea per le Ricerche Astronomiche nell’Emisfero Australe rivolta allo sviluppo delle ricerche astronomiche con grandi telescopi, ha un budget annuale di 156 milioni di euro, a cui l’Italia contribuisce per circa 17 milioni. Nel 2019 l’Italia ha assegnato un contributo integrativo di circa 6 milioni per la realizzazione dell’Event Horizon Telescope tramite l’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) che partecipa all’impresa. E questo è un dato e il confronto con la cifra pagata per il divorzio tra i coniugi che chiameremo “Amazon” è impietoso.

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