2 Gennaio 2020
pubblicato da Il Ponte

Emergenza o lotteria. Qual è lo stato dei rifiuti in Calabria?

di Alessandro Gaudio e Gennaro Montuoro

Lo stato di emergenza identifica una situazione di pericolo o di crisi nella quale – spiegano i dizionari – le pubbliche autorità si mantengono in stato d’allarme e assumono poteri speciali. Se si considera soltanto la parola emergenza si vede come al significato ottocentesco di «circostanza, per lo più seria, che interviene inaspettatamente» è stato aggiunto progressivamente quello di «pericolo, urgente necessità». Su questo significato ha influito l’analogo uso inglese che, con litote eufemistica, impiega una parola più blanda, emergency, nel senso di «allarme, pericolo». In linea teorica, però, a emergere è anche il numero che fa vincere cento milioni di euro alla lotteria ed è, forse, in ragione di questa accezione che la nozione di emergenza climatica e ambientale viene accostata sistematicamente a concetti quali termovalorizzatore, ecodistretto, ambito territoriale ottimale [il famigerato ATO], revamping e persino buca o vasca la cui asprezza e sconvenienza è stata artatamente attenuata, eufemizzata appunto. Proprio di recente l’emergenza in tema di clima e ambiente è stata dichiarata da Antonella Rizzo, assessore all’ambiente della Regione Calabria: questa, usando le stesse parole dell’Assessore, «costituisce un primo tassello verso l’assunzione di responsabilità e impegni politici di alto livello in campo ambientale, economico e sociale».

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24 Ottobre 2017
pubblicato da Il Ponte

Calabria: una messa a fuoco

Calabria

di Roberto Russo

L’estate appena trascorsa ha confermato un triste primato italiano: la sua più meridionale regione peninsulare, la Calabria, è e resta una delle porzioni più povere e dimenticate del Paese. Una regione afflitta da antichi vizi e incurabili mali che, seppur tipici di tutta una nazione, nel Mezzogiorno sembrano ingigantirsi per assumere proporzioni ciclopiche. Una vecchia storia legata a una ben nota “questione meridionale” mai risolta, che ci si trascina dietro almeno dall’Unità d’Italia e che, nelle sue camaleontiche variabili ideologiche, sociali, territoriali e politiche, rimarca una perseveranza nel malcostume dura a morire. Nonostante i falsamente buoni (quanto inutili) propositi delle classi dirigenti locali susseguitesi negli ultimi decenni, lo status di regione ultima, quindi, non solo permane ma, purtroppo, si rafforza inesorabilmente.

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