16 Maggio 2014
pubblicato da Rino Genovese

Prendere sul serio la crisi

Europadi Rino Genovese

L’Italia è ancora in recessione. Se la parola fa paura chiamatela stagnazione, ma il risultato non cambia. Il paese è fermo, depresso, bloccato nel risentimento e nel qualunquismo diffusi, che sono il portato peggiore della corruzione e il sintomo di una crisi che dura da tempo immemorabile. L’ultimo numero della rivista “Outlet”, distribuita dalla Manifestolibri, traccia una mappa impietosa della situazione emotiva del paese: ne viene fuori un piccolo mondo più o meno antico – quello della piccola e media impresa soprattutto – che potrebbe affidarsi a qualsiasi deriva antidemocratica ma, in realtà, è soltanto rassegnato.

In questo quadro Renzi è piovuto come un deus ex machina per coloro che non volevano altro se non un po’ di dinamismo giovanile. Renzi è stato la convalescenza incertissima da quella malattia grave e prolungata che si chiama berlusconismo. Comunque andranno, alla fine, le elezioni europee del 25 maggio, rifletteranno questo dato: l’Italia di destra – con le sue radici da sempre antidemocratiche – in larga misura sceglierà Renzi: e ciò per la semplice ragione che in lui risuona il canto della giovinezza. Non c’è che questo nell’ex sindaco di Firenze, la capacità di dare corpo all’illusione di un dinamismo legato all’età.

Ma la malattia, lungi dall’essere risolta, perdura. Si pensa che affidandosi a qualcuno che fa promesse di cambiamento possa arrivare il cambiamento; non ci si chiede – in che senso? L’Italia non ha affatto un problema di strutture costituzionali vetuste (come cercano di farci credere da una ventina d’anni), non di questo soffre il paese quanto piuttosto della mancanza di politiche di sviluppo e sociali adeguate a una crisi che si trascina nella mancanza d’innovazione in tutti i campi.

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