12 Aprile 2016
pubblicato da Rino Genovese

Una condizione obiettivamente adorniana?

critica letterariadi Rino Genovese

[La nostra rivista con la Fondazione per la critica sociale, il Centro Fortini e “L’ospite ingrato”, grazie al coordinamento di Luca Lenzini, organizzano venerdì 15 aprile a Siena, alle ore 14,30, in via Fieravecchia 19,  un incontro sulla critica letteraria oggi. Questa la traccia del mio intervento.]

Avrei da sottoporvi un paradosso, che potete prendere come una provocazione un po’ giocosa ma anche come un  vero e proprio rovello. Se siamo in una condizione dell’arte e della letteratura obiettivamente adorniana, allora non si può essere adorniani. Voglio dire che, in quanto le agenzie dell’estetizzazione (è l’espressione che propongo di sostituire a quella tradizionale di “industria culturale”, includendo per esempio in esse anche l’autore quale promotore di se stesso) la fanno da padrone, non è più disponibile l’opzione – adorniana, diciamo così, per antonomasia – a favore delle avanguardie (secondo Adorno per alcune avanguardie e non altre, per l’espressionismo e non per il surrealismo, poniamo, o per la linea Kafka-Beckett e non per Joyce). È l’estendersi e il prevalere della mercificazione e dell’intrattenimento – entrambe parte del più ampio fenomeno dell’estetizzazione – che hanno prodotto l’estenuazione di quella rottura rappresentata secondo Adorno da certe avanguardie. Verrebbe meno così, con la vittoria sul campo delle sue tesi sociologiche generali, la possibilità stessa della preferenza teorica e critica di Adorno riguardo a un determinato filone di opere artistiche e letterarie.

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