4 Maggio 2017
pubblicato da Il Ponte

Fuocoammare: il messaggio è la solidarietà

Fuocoammaredi Adriano Russo

Fuocoammare ha come tema centrale quello della solidarietà. Un tipo di solidarietà che Emile Durkheim definiva con il temine di «solidarietà meccanica», tipica delle società semplici e comunitarie, poco investite dai processi di urbanizzazione e modernizzazione delle grandi città

In questo tipo di società vige un forte senso di appartenenza e un tipo di legame sociale che prescinde dall’influenza dei rapporti economici, dai processi competitivi e dalle dinamiche individualistiche e utilitaristiche invece congeniali agli abitanti delle vaste aree metropolitane

Il documentario è ambientato a Lampedusa, un contesto sociale per certi versi molto simile alle realtà comunitarie alle quali faceva riferimento il sociologo francese nei suo scritti qualche tempo fa. Si tratta di una comunità molto coesa al suo interno dove tutti conoscono tutti e nella quale ognuno vive secondo codici e pratiche rituali che sono ben consolidate e radicate negli usi e nei costumi del tempo. La pesca rappresenta da sempre la maggiore fonte di reddito, ma soprattutto il mestiere che tiene in vita la tradizione del popolo e quella degli anziani saggi. Essa sancisce il legame con la dimensione simbolica e sacrale dello spirito comunitario dell’isola, uno spirito che vuole perpetuarsi attraverso la trasmissione dei saperi alle giovani generazioni.

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8 Aprile 2016
pubblicato da Il Ponte

Appena fuori. Diario cinematografico (II)

Lo chiamavano Jeeg Robotdi Antonio Tricomi

Steven Spielberg, Il ponte delle spie (10 gennaio 2016)

In fondo, quando vai a vedere Spielberg, sai quello che ti aspetta. E dunque, se poi ti trovi lì a guardare nervosamente e di continuo l’orologio sperando che le due ore e mezza passino in fretta, la colpa è tutta tua, che hai scelto, chissà poi perché, di andare al cinema. E neppure puoi dire di esserti imbattuto nello Spielberg peggiore: il consueto distillato di americanismo dal volto umano, cioè in salsa democratica, ti è stato infatti largito con sufficiente pudicizia (merito, magari, del contributo alla sceneggiatura offerto dai fratelli Cohen). Che noia mortale, però, hai dovuto patire! Macchina narrativa perfettamente oliata, ci mancherebbe. Ma tutto già visto, tutto già detto, tutto invariabilmente uguale a se stesso. Duel e Lo squalo, E.T. e qualche Indiana Jones, quindi fiabe apocalittiche o edificanti e – ancor più – cartoni animati en travesti: il meglio di Spielberg – comunque la si pensi su di lui e dal punto di vista in senso stretto cinematografico – non resta, oltre ogni ragionevole dubbio, pur sempre questo?

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