20 Aprile 2020
pubblicato da Il Ponte

La pandemia non è né una guerra né una catastrofe naturale

Paziente 1di Giovanna Lo Presti

Man mano che ci si allontana dal 21 febbraio 2020, il giorno in cui l’opinione pubblica viene informata dell’esistenza del “Paziente 1”, appare sempre più chiaro quello che all’inizio si presentava sotto forma di dubbio: ancora una volta la responsabilità umana è stata decisiva nella diffusione di un problema che, se affrontato come sarebbe stato auspicabile, non avrebbe prodotto l’ecatombe che, invece, c’è stata.

Il caso di Mattia, il “Paziente 1” (ma adesso sappiamo che era soltanto l’ultimo di una serie sufficientemente lunga di contagiati) è esemplare: si susseguono una serie clamorosa di errori nell’ospedale di Codogno, da cui Mattia va e viene, sino al ricovero, sino al tampone per accertare la presenza del Coronavirus, attuato dalla dottoressa Malara forzando il protocollo.

Riporto uno stralcio dall’intervista apparsa su La Repubblica il 6 marzo scorso. Alla domanda se l’esecuzione del tampone sia stata immediata, la dottoressa risponde così: «Ho dovuto chiedere l’autorizzazione all’azienda sanitaria. I protocolli italiani non lo giustificavano. Mi è stato detto che se lo ritenevo necessario e me ne assumevo la responsabilità, potevo farlo». L’intervistatore incalza: «Vuole dire che il paziente 1 è stato scoperto perché lei ha forzato le regole?», «Dico che verso le 12.30 del 20 gennaio i miei colleghi ed io abbiamo scelto di fare qualcosa che la prassi non prevedeva. L’obbedienza alle regole mediche è tra le cause che ha permesso a questo virus di girare indisturbato per settimane».

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26 Settembre 2016
pubblicato da Il Ponte

La scuola in retromarcia

buona scuoladi Giovanna Lo Presti

È appena iniziato un nuovo anno scolastico, il secondo dell’era della “buona scuola” di Matteo Renzi e del ministro-fantasma dell’istruzione, Stefania Giannini. Meritocrazia ed efficienza continuano a essere le parole d’ordine del potere politico; e intanto il caos regna sovrano. Dai trasferimenti dei docenti alle immissioni in ruolo è tutto un susseguirsi di errori, di graduatorie da invalidare, di ricorsi. Il fatto che la Corte costituzionale più di un anno fa abbia ritenuto illegittimo il blocco del rinnovo contrattuale dei pubblici dipendenti non ha avuto ancora alcuna conseguenza. L’evidenza degli effetti negativi della “riforma” Fornero sulla scuola non ha prodotto, analogamente, alcun risultato. La scuola, ed è questa la cosa più seria, in buona parte è ridotta a luogo di contenimento delle giovani generazioni.

Per la prima volta, i dirigenti scolastici hanno elargito un bonus ai docenti meritevoli: non si sa con quali esiti, ma possiamo con ragione ritenere che saranno ritenuti “meritevoli” gli insegnanti più pronti ad accettare la linea ministeriale. E i dirigenti, valutati a loro volta, non avranno voglia di contrapporsi ma si daranno da fare perché i loro sottoposti non contrastino i “processi di riforma” (sostanzialmente autoritari e involutivi), in una spirale che garantirà il trionfo di un modello vuoto e burocratico. Intanto la scuola, quella vera, sta andando sempre più alla deriva. Purtroppo, la gran parte del corpo docente è affetto dalla sindrome della servitù volontaria e rinuncia a cuor leggero all’esercizio della critica, accontentandosi di mugugnare nelle sale insegnanti.

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25 Giugno 2015
pubblicato da Il Ponte

Cinque tesi sul benessere nella scuola

scuoladi Giovanna Lo Presti

Una società, come quella basata sul profitto sfrenato,
che non fa onore ai propri insegnanti, è difettosa

(George Steiner).

Dopo Berlinguer, Moratti e Gelmini adesso anche Renzi vuole lasciare il suo segno sulla scuola italiana: la quarta “riforma” della scuola italiana nel breve volgere di tre lustri sta per approdare in Senato. Noi speriamo che quel tratto di mare che la “riforma” deve ancora percorrere sia molto, molto agitato – tanto da impedire all’ingegnosa navicella renziana di raggiungere il porto. Speriamo, insomma, in un bel metaforico naufragio; e speriamo che quello della “buona scuola” sia il primo, importante insuccesso di Matteo il Giovane, perché questo paese non ha bisogno di un primo ministro che auspichi il Partito Unico, il Sindacato Unico e la «Buona Scuola». A differenza del Partito e del Sindacato, la Scuola della Repubblica dovrebbe davvero essere unica – invece ha un suo “doppio” nella scuola privata, che lo Stato vorrebbe far crescere a detrimento della propria scuola. Tant’è che anche quest’anno il “doppio” è già stato rimpinguato con un bel po’ di soldi: più di 470 milioni di euro.

Tale è il protagonismo di Matteo il Giovane da averlo spinto a eclissare la già scialba figura del ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, sinora distintasi per l’aria sprezzante e per una singolare (almeno per una glottologa) povertà linguistica: non ha trovato di meglio, per un gruppo di insegnanti che la stavano contestando, che definirli «squadristi».

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