24 Aprile 2015
pubblicato da Rino Genovese

Mammismo italiano

Mia Madredi Rino Genovese

Che cos’è che non va in Mia madre di Nanni Moretti, film fin troppo commovente, che tuttavia si avvale delle ottime interpretazioni di Giulia Lazzarini, nel ruolo della madre morente, e di Margherita Buy in quello della figlia, alter ego del regista che ha riservato per sé il ruolo un po’ defilato del fratello? La risposta non può non coinvolgere il giudizio complessivo sull’opera di questo autore che, a partire dagli anni settanta e fino almeno ad Aprile del 1998 (passando per i suoi lavori migliori, quelli in collaborazione con Sandro Petraglia, Bianca e La messa è finita), poteva inquadrarsi in un cinema dell’idiosincrasia capace di mescolare – talvolta in maniera immediatamente umoristica, talaltra attraverso una riflessione non banale, soprattutto di tipo metacinematografico – noia e rabbia contro i tic, le frasi fatte, i conformismi da sempre diffusi nel Bel Paese immobile.

C’era, nel Moretti del passato, una carica di rivolta in primis stilistica, nonostante il modo di fare cinema molto semplice di questo regista, che si notava fin dalle sceneggiature orizzontali, prive di tiranti narrativi precisi, che ricordavano le strisce dei fumetti e su cui aleggiava onnipresente la figura dell’attore-regista, personaggio narcisistico e atrabiliare, votato a un malumore estenuante nei confronti di se stesso e degli altri.

Continua a leggere →