28 Novembre 2019
pubblicato da Il Ponte

Un popolo di persone normali

Sardinedi Tomaso Montanari

Tutto ciò che va contro Salvini, tutto ciò che riporta in piazza la gente dalla parte giusta, va bene. Ma lo strepitoso successo delle Sardine annuncia un’erosione elettorale della destra, o alla fine lascerà intatte le ragioni di quel consenso?

Marco Revelli ha notato che le critiche alle Sardine assomigliano ai discorsi della gente che dà buoni consigli, non potendo più dare cattivo esempio. È vero, ma, come ha scritto George Orwell, «per difendere il socialismo, occorre cominciare attaccandolo».

Leggendo i tweet entusiasti del peggior Pd e i peana che si susseguono sui grandi giornali che hanno avuto un ruolo cruciale nel demolire la sinistra; sapendo che a Torino vi confluiscono le Madamine Sì Tav e i vertici della Compagnia di San Paolo, a Milano i più accesi sostenitori dell’Expo, e a Firenze il sottobosco politico del governo delle Grandi Opere, la domanda che affiora alla labbra è: siamo di fronte a una gigantesca strumentalizzazione, o c’è qualcosa, nelle Sardine stesse, che ne autorizza questa interpretazione “di sistema”?

Il manifesto del movimento individua il proprio nemico nel “populismo”. Il che significa considerare alla stessa stregua il consenso al Movimento 5 Stelle e quello al sovranismo neofascista di Salvini: è questa, mi pare, una prima connotazione “di sistema”.

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5 Agosto 2019
pubblicato da Il Ponte

Quello ingrato popolo maligno

di Tomaso Montanari

«Quello ingrato popolo maligno / che discese di Fiesole ab antico, / e tiene ancor del monte e del macigno, / ti si farà, per tuo ben far, nemico»: la profezia dell’esilio che l’ombra di Brunetto Latini fa calare su Dante nel XV dell’Inferno torna oggi vera, parola per parola. L’idea di riportare a Firenze, per un “evento” del 2021 (settecentesimo anniversario della morte del massimo poeta italiano), le spoglie dantesche che riposano a Ravenna qualifica i fiorentini di oggi per quello che sono: duri di cuore e di comprendonio come i sassi fiesolani da cui scesero a valle i nostri padri etruschi. Ed è davvero insopportabile questa continua prostituzione della storia della mia città, ormai ridotta alla mediocrità di una pellicola di Zeffirelli, con i suoi falsi storici e la sua «fatuità da classe vip» (Morandini).

L’idea di «far finire l’esilio di Dante» (questa la pornografica formula giornalistica) è stata lanciata da Cristina Mazzavillani, che dirige il Festival di Ravenna grazie al suo principale merito: essere la moglie del venerato maestro Riccardo Muti. L’alto profilo dell’iniziativa è stato subito ben colto dalla stampa: «un business turistico» (così «la Repubblica»). E naturalmente Palazzo Vecchio ha subito abboccato, e il sindaco Dario Nardella, trionfante sulle ceneri del Maggio Musicale Fiorentino, ha dichiarato: «Sulle ceneri di Dante non dico niente, qualsiasi cosa si faccia sarà possibile solo in totale accordo con la città di Ravenna».

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