26 Marzo 2014
pubblicato da Il Ponte

Su “La grande bellezza”: farabutti o cialtroni?

di Stefano Tani

la grande bellezzaNon mi meraviglia per niente, anzi l’ho predetto a cena da amici, o chiacchierando fuori orario nei corridoi del posto di lavoro o financo al bar che “La grande bellezza” avrebbe vinto l’Oscar a mani basse. E come non poteva?

E’ un film che presenta e corrobora la peggiore immagine possibile dell’Italia – peggiore e “giusta”, in particolar modo per gli americani, che sono quelli che danno l’Oscar e che fino dai tempi di Mussolini ci considerano esattamente come il film di Sorrentino, mutatis mutandis, con gli aggiustamenti epocali necessari, ci presenta: un popoli di cialtroni, superficiali, corrotti e festaioli, che danzano sulle rovine della loro civiltà, di cui sono cinicamente carnefici o stolidamente immemori.

Del resto, da un regista come Sorrentino, che non si vergogna di considerare un personaggio come Maradona uno dei suoi idoli, cosa c’era da sperare se non una celebrazione dell’Italia peggiore? Che, intendiamoci, è quella da esportazione: va benissimo agli americani, ma anche agli altri – così ci vedono altrove, dato che dopo Mussolini e una serie di servili governi democristiani abbiamo avuto per vent’anni come nostro esportatore di immagine Silvio Berlusconi. Il gagà Gambardella è un Silvio appena appena ripulito – non fa il bunga bunga, ma guarda divertito il bunga bunga degli altri, ballando, sospirando per i suoi sessant’anni (che stia diventando davvero adulto?), girovagando svagato da una festa all’altra e non facendo l’unica cosa che gli altri dicono sappia fare (scrivere?).

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