10 Febbraio 2015
pubblicato da Rino Genovese

L’eterno compromesso storico

compromesso storicodi Rino Genovese

Neanche noi, che mai abbiamo nutrito particolare simpatia per i democristiani, potremmo dire male del nuovo presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Non sappiamo come riuscirà a interpretare il suo ruolo, ma la persona è senza dubbio, per la sua stessa biografia, la migliore nelle condizioni date. Se si pensa che abbiamo, una volta di più, scampato l’elezione di Giuliano Amato, il furbo compare di Bettino Craxi, possiamo dirci contenti per come sono andate le cose. Mattarella non ci dispiace perfino per la sua creatura, il famoso mattarellum: una legge elettorale che era un misto di maggioritario e di proporzionale e che, con il senno del poi, appare un compromesso di tutto rispetto: non ti concedo il doppio turno nei collegi uninominali (che avrebbe reso quella legge un maggioritario puro alla francese) ma t’invento la doppia scheda, con una correzione proporzionale, e in più, per rafforzare quest’ultima, ti ci metto il meccanismo barocco dello “scorporo”. Una legge, questa, che al netto del berlusconismo avrebbe dovuto impiantare nel paese un’alternanza tra forze progressiste più o meno moderate e un centro moderato tout court, senza negare il diritto “di tribuna” ai partiti politici che si fossero collocati alle estreme. Insomma, un tipico compromesso di scuola democristiana che, dopo una ventina d’anni di eccitazione plebiscitaria (oggi prolungatasi nel Pd, grazie alla figura del giovane fiorentino della provvidenza), appare l’eldorado di una possibilità mai veramente realizzatasi.

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29 Giugno 2014
pubblicato da Il Ponte

Tra Grillo e Farage

Faragedi Vincenzo Accattatis

Non tanto dalla Gran Bretagna, quanto dalla Francia che ha votato per Marine Le Pen, è venuta la più grossa spallata contro l’Unione europea. La Francia è stata infatti sempre una delle due gambe sulle quali l’Europa si è retta, anzi, se si vuole, la gamba fondamentale. La seconda gamba è stata ed è la Germania che oggi, più che sorreggerla, domina l’Unione europea. Anche per questo – in ragione dell’acquisito dominio tedesco – i francesi (per loro natura nazionalisti) sono delusi. Nella pacifica competizione Francia-Germania, è stata la Germania a vincere e in Europa rinascono le paure, i nazionalismi. Dalla Gran Bretagna è venuta un’ondata euroscettica, ma i britannici sono stati sempre euroscettici. Oggi, semplicemente, lo sono un po’ di più. Nel parlamento europeo vi sono i britannici e, fra di essi, il guastatore Nigel Farage, seguito da Beppe Grillo, ma vi sono anche i guastatori Marine Le Pen e Matteo Salvini. La coalizione di fatto conservatori-socialisti, ancora maggioranza in parlamento, naviga quindi in cattive acque, in acque agitate.

L’Unione europea di oggi andrebbe analizzata secondo direzioni molteplici. Ma qui mi limito a trattare alcuni profili. Parto da un interrogativo: l’Ukip (United Kindom Indipendent Party) di Farage è certamente xenofobo, ma è anche razzista come si scrive in Italia?

Secondo l’ “Economist”, che di partiti politici britannici se ne intende, l’Ukip non è un partito razzista anche se al suo interno vi sono dei razzisti veri e propri (vedi Taking down Nigel Farage, in “The Economist” del 17.5.2014). Bisogna tenere presente che in Gran Bretagna vi è già un partito per così dire ufficialmente razzista, il Bnp (British National Party). L’Ukip ha sottratto voti al Bnp, e ciò è un fatto positivo: ha preso voti dal Bnp rendendoli più rispettabili; la vera matrice dell’Ukip è la destra Tory. In sostanza l’Ukip è un partito conservatore xenofobo-nazionalista che si colloca alla destra dei Tory. Molti però in Gran Bretagna sperano che prima o poi parte dell’Ukip confluisca nei Tory in quanto vi sono Tory di destra e (relativamente) di sinistra.

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30 Aprile 2014
pubblicato da Rino Genovese

Lista Tsipras verso il fallimento?

Lista Tsiprasdi Rino Genovese

Già i sondaggi erano tutt’altro che confortanti, ma, dopo avere visto qualche sera fa l’intervento di Barbara Spinelli in tv a nome della lista Tsipras, mi sono detto che ormai è sicuro: “L’altra Europa per Tsipras” non supererà la soglia di sbarramento del 4% dei voti. Il fallimento è insomma altamente probabile.

Che cosa c’era che non andava nell’intervento di Spinelli? Tutto ciò che ha detto era completamente condivisibile: ci vuole più e non meno Europa per uscire dalla crisi dell’euro; l’abbandono della moneta unica significherebbe dal venti al trenta per cento di svalutazione per l’ipotetica nuova lira, inoltre il meccanismo della svalutazione, su cui l’industria italiana aveva basato un tempo le sue fortune, non sarebbe sufficiente oggi di fronte a un’economia mondiale interconnessa il cui vero problema – non solo in Italia ma in Europa – è dato dalla caduta della domanda interna e non dalle difficoltà di esportazione. Per questo – aggiungo io, ma era implicito nelle parole di Barbara che argomentava pacatamente, ispirata dalla semplice ragione – sarebbero necessarie serie politiche redistributive capaci di dare una scossa a un motore inceppato. Servirebbe non un ritorno alla natura ma una transizione ecologica, con prodotti ad alto contenuto tecnologico (più innovazione e tecnologia, dunque, e non meno), per sfuggire alle strette di una depressione avvitata su se stessa.

Allora cos’è che non andava? Risposta: l’evanescenza della proposta politica unita all’atteggiamento di Spinelli, più da osservatrice e da studiosa che da militante. Ha evitato per esempio qualsiasi polemica non tanto con Salvini, il segretario della Lega lì presente (che, in quanto esponente di una destra estrema, non era un competitor diretto), ma con Grillo che invece pesca nell’elettorato di sinistra. Anzi, in continuità con alcuni suoi pezzi giornalistici, ha definito “interessante” il movimento grillino, consentendo così al potenziale elettore di dirsi: “Beh, interessante per interessante meglio votare per questo che ha comunque il 25% e a Strasburgo ci va di sicuro”.

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