7 Maggio 2019
pubblicato da Il Ponte

Per iniziare a dire no

Salone del librodi Tomaso Montanari e Salvatore Settis

Come il collettivo di scrittori Wu Ming e come Carlo Ginzburg, anche noi abbiamo deciso di annullare la nostra partecipazione al Salone del Libro di Torino: avremmo dovuto presentare il nostro manuale di storia dell’arte per le scuole, improntato alla Costituzione. Ma non lo faremo: per protestare contro la decisione della Fondazione del Salone del Libro – e cioè di Aie e Adei (le associazioni degli editori), del Comune di Torino e della Regione Piemonte – di assegnare uno stand a un editore collegato direttamente a Casa Pound, e che ha in catalogo testi esplicitamente fascisti e nazisti.

Crediamo sia stato un grave errore imporre questa presenza alla direzione editoriale del Salone, che con il suo direttore Nicola Lagioia aveva scritto: «per quanto riguarda me e il comitato editoriale crediamo che la comunità del Salone possa sentirsi offesa e ferita dalla presenza di espositori legati a gruppi o partiti politici dichiaratamente o velatamente fascisti, xenofobi oppure presenti nel gioco democratico allo scopo di sovvertirlo». Parole forti e chiare, che sono state clamorosamente smentite dagli editori e dalle autorità pubbliche che, pur potendo dire no, hanno invece ritenuto di dire di sì.

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