28 Giugno 2019
pubblicato da Il Ponte

Sea Watch e migranti: Pilato, Nerone e il suo popolo

di Angelo Tonnellato

È vero, la Corte di Strasburgo non ha dato ragione al nostro ministrello dell’Interno quando, qualche giorno fa, pronunciandosi sul ricorso presentato dalla coraggiosa capitana della Sea Watch 3 e da una quarantina di migranti, invocanti gli articoli 2 (diritto alla vita) e 3 (divieto di trattamenti inumani e degradanti) della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, si è in pratica rifiutata di chiedere al governo italiano un provvedimento provvisorio d’urgenza che consentisse ai migranti di sbarcare e, conseguentemente, di presentare proprio alle autorità italiane una richiesta di protezione internazionale.

La Corte ha parlato attraverso un ventriloquo che ha un nome tragicamente antico: Ponzio Pilato. Evidentemente per dare corpo a un vero e proprio diniego di giurisdizione, se non addirittura di negata giustizia, la Corte non poteva appigliarsi a diverso precedente. Il tecnicismo ha funzionato ancora una volta: da un lato si dice che la situazione dei migranti dopo alcune settimane di stallo non è tale da integrare il rischio di vulnerabilità, dall’altra si raccomanda al governo italiano di prestare assistenza; talché, funzionando eventualmente il meccanismo escogitato dalla Corte per cavarsi d’impiccio, la situazione di fatto potrebbe anche protrarsi all’infinito.

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