25 Settembre 2016
pubblicato da Il Ponte

Cialtroniadi

Olimpiadidi Mario Monforte

Grande bagarre sul diniego, ora ufficiale, espresso dalla Raggi alla richiesta di tenere le prossime Olimpiadi a Roma, e accresciuta campagna (politica e mediatica) contro la Raggi, la maggioranza 5S nella «città eterna» e contro il M5S. E il presidente del C.o.n.i. annuncia ricorso tribunalizio, e il ministro Delrio, rattristato, “spera si faccia il referendum” in merito, e piddini in testa, con gran parte dei politici, attaccano, tanto che neanche Di Pietro se ne è voluto esimere e Renzi dichiara “la questione è chiusa, ma i 5S hanno dimostrato di non saper fare bene le cose”, cioè senza cadere in corruzioni e tangenti.

Le critiche sono tanto strumentali e proterve, da veri e propri cialtroni, da essere quasi divertenti:

1) poiché le giunte precedenti (comprese quella di Marino e della gestione Tronca) hanno detto «sí» e sono arrivati € 35 milioni, di cui 10 già spesi dal C.o.n.i. (per far che?), c’è un danno erariale dunque: poiché si sono impegnati (= buttati) diversi soldi, bisogna … continuare a spenderli (= sprecarli, da milioni a miliardi), cioè con la stessa dissennata motivazione delle «grandi opere», che invece sono, in sé, un danno erariale (= spreco di surplus sociale rastrellato dallo Stato tramite le imposte) e inoltre ambientale, spaziale, sociale, pro-malaffare, etc.

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29 Agosto 2016
pubblicato da Il Ponte

Le olimpiadi dell’utopia: Barcellona 1936

Barcellona 1936di Raffaele Tedesco

Anche i Giochi di Rio 2016 hanno chiuso il loro sipario. E, siccome ci hanno insegnato che show must go on, già sappiamo che nel 2020 sarà Tokyo a ospitare la fiaccola, mentre per Roma si deciderà se dedicarsi alla costruzione degli impianti o alla riparazione delle buche stradali.

Insomma, ridendo e scherzando, siamo già proiettati verso i XXXII Giochi olimpici moderni, la cui storia ci aiuta bene a capire che lo sport non è affatto solo un gesto atletico o tecnico con cui si compete con altre persone, ma un fenomeno sociale complesso e dalle molte “capacità rappresentative”. Difficilmente un “mezzo neutro”, e spesso un “veicolo” per qualcosa o qualcuno.

In mezzo a questi centoventisei anni (da Atene 1896), c’è un’edizione non annoverata negli annali del Cio, e della quale ricorre il settantesimo anniversario. È un’olimpiade di cui non si conoscono i risultati tecnici e in cui non sono state distribuite medaglie di alcun conio. Qualcuno l’ha definita, amabilmente, «l’olimpiade dell’utopia», forse perché l’uomo ha sempre pensato un “mondo ideale” concepito in antitesi col “mondo reale”, o, forse, perché utopia è “non luogo”, quindi rappresenta “l’impossibile”. Infatti, questi giochi “impossibili” non si sono mai svolti. L’utopia, come vorrebbe Mannheim, non ha trasceso la realtà in direzione rivoluzionaria.

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