19 Aprile 2014
pubblicato da Rino Genovese

Sul concetto di riforma riguardo a quello di comunicazione

Comunicazionedi Rino Genovese

[Questo articolo è stato pubblicato sul numero 5 de Il Ponte – maggio 2014]

Prendiamo le mosse da una citazione, che permette d’inquadrare il problema e, al tempo stesso, di occuparci di uno dei “grandi malati” d’Europa, cioè di quel Partito socialista francese che di recente, nell’editoriale di prima pagina, “Le Monde” ha definito addirittura un “astro morto”. Nella prima riunione del consiglio dei ministri, tenuta il 4 aprile scorso, il nuovo premier Manuel Valls (una sorta di Matteo Renzi in salsa francese) avrebbe dichiarato: “Nelle nostre democrazie moderne, la comunicazione non è una parola vuota. Essa è il veicolo dell’azione, della riforma al servizio dell’interesse generale. L’azione politica deve dunque essere condotta in una perfetta integrazione dei vincoli della comunicazione. Nell’epoca delle catene d’informazione continua, delle reti sociali, controllare il messaggio indirizzato ai francesi richiede la più grande professionalità. I ministri vi faranno caso, e starà a me di coordinare e di convalidare la comunicazione governativa” (da “Le Monde” del 18 aprile 2014).

È evidente qui che alcuni concetti teorici – come spesso accade con i politici di professione – sono usati pro domo e vanno letti nel loro contesto. Per avere pubblicato qualche anno fa un Trattato dei vincoli, che si occupava tra l’altro proprio dei vincoli della comunicazione, posso ritenermi autorizzato a fare le bucce al signor Valls, non senza prima avergli fatto tanto di cappello per la furbizia dimostrata. Che consiste in questo: Valls si riferisce alla comunicazione mediatica che, per quanto importante, è solo una parte della comunicazione in generale. Egli dice in sostanza ai suoi ministri: attenzione a come parlate con i giornalisti o nelle dichiarazioni televisive e radiofoniche, o ancora nei messaggi via twitter e simili: perché sarò io a gestire in prima persona la comunicazione del governo. Del resto, prima di essere ministro dell’interno e in seguito primo ministro, Valls è stato il responsabile comunicativo della campagna elettorale del presidente Hollande. Se ne intenderà, quindi, di comunicazione mediatica. Ma nella citazione c’è qualcosa di più: la consapevolezza di un legame stretto tra la nozione di “riforma” e quella di comunicazione. Qua si esce dalla pura e semplice comunicazione mediatica di cui Valls è esperto – e si passa a un altro problema, più grave e di portata più ampia: quale il nesso tra le due cose, apparentemente lontane, come l’azione riformatrice e la sua rappresentabilità nello spazio pubblico, come caso di volta in volta specifico della comunicazione sociale in generale?

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