3 Luglio 2016
pubblicato da Rino Genovese

Bruttissima situazione

populismodi Rino Genovese

Intoniamo pure il nostro “avanti popoli”, se questo può rincuorarci, ma resta il fatto che la situazione generale è bruttissima. La Gran Bretagna esce dall’Europa grazie a una manovra e a un calcolo del suo governo conservatore, che ha indetto un referendum al fine di risolvere le proprie beghe interne, e nemmeno ci riesce (pensate, del resto, che un’Europa in conclamata crisi politica non abbia la capacità di ricontrattare con i britannici, dal punto di vista economico-finanziario, all’incirca le stesse condizioni che sussistevano in precedenza?). In Italia avanza nei sondaggi una nebulosa neoqualunquistica che, a conti fatti, oggi ha tutto l’interesse a sostenere le epocali riforme renziane, prima tra tutte quella elettorale di tipo plebiscitario. In Spagna l’azzardo di Podemos (che non è una forza populistica, ma una formazione che nasce da un movimento sociale ed è in grado di costruire alleanze politiche) finisce nel nulla, anzi con un rafforzamento della destra di Rajoy che, con un pugno di deputati in più, può ora affermare di essere legittimato a governare. Soltanto in Francia i Valls e gli Hollande si sono trovati davanti un’ondata di scioperi e manifestazioni di notevole portata, con in testa la Cgt e altre sei sigle sindacali capaci di dialogare con gli studenti e i precari – a dimostrazione del fatto che una cosa è il conflitto sociale aperto, dispiegato, che può smuovere la stessa politica ufficiale, un’altra il vicolo cieco della protesta antipolitica, inquinata da pulsioni xenofobe (la questione dell’immigrazione è stata al centro del referendum britannico, come dell’elezione presidenziale in Austria, ahinoi da ripetere).

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8 Giugno 2016
pubblicato da Rino Genovese

Può esistere un populismo di sinistra?

populismo di Rino Genovese

La mia risposta è semplicemente no. La domanda che molti si pongono, compagni e amici, specialmente dopo l’ultima tornata elettorale nel paese dei quattro populismi – leghista, berlusconiano, grillino e renziano (tenendo presente, però, che quest’ultimo è solo un amalgama di berlusconismo e vecchia Democrazia cristiana) – andrebbe riformulata così: “è possibile che un populismo faccia cose di sinistra, soprattutto in senso sociale?” La risposta, in questo caso, può essere sì: nella storia è accaduto, per esempio nell’Argentina di Perón, che siano state portate avanti politiche di ridistribuzione del reddito, nazional-protezionistiche, d’intervento dello Stato nell’economia. Tuttavia la stessa cosa potrebbe essere detta dei fascismi europei: non ebbero anch’essi una legislazione sociale? Ma a quale prezzo? La distruzione di qualsiasi libertà, di qualsiasi autonomia della sinistra sindacale e politica. L’applicazione “creativa” dei fascismi europei in Argentina, con il peronismo, ha condotto all’assenza di qualsiasi sinistra organizzata: per cui la lotta, tuttora, è tra correnti diverse dello stesso correntone giustizialista. Non esistono più prospettive né di sinistra liberal-democratica né di sinistra socialista che abbiano una loro identità e fisionomia.

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