29 Maggio 2014
pubblicato da Rino Genovese

L’ipotesi peggiore? Quella di Migliore

di Rino Genovese

Gennaro MiglioreChe Stefano Fassina, in un’intervista post-elettorale, salti sul carro del vincitore, sia pure con stile, passi, era previsto. Ammesso che ci sia mai stata una sinistra interna al Pd – come corrente organizzata, intendo, e non come una sommatoria di personalità tra loro molto differenti –, è del tutto nelle cose che di fronte a un risultato imponente come quello ottenuto da Renzi (a conferma della sua abilità, non di una linea politica) un esponente della minoranza si adegui e cominci magari a riflettere su che cosa ottenerne in cambio, visto che nella pura tradizione democristiana il nemico vinto può, e anzi deve, essere riciclato più che rottamato. Se a qualche personaggio del passato Renzi andrebbe paragonato, questi potrebbe essere Fanfani che, a suo tempo, di dinamismo ne aveva da vendere (e realizzò anche qualche effettiva riforma, come ricorda Vittorio Foa in Questo Novecento); peccato però che la sua vocazione semiautoritaria, o gaullista, dovette sempre fare i conti con i potentati dc che a un certo punto lo misero da parte. Che possa toccare a Renzi una sorte del genere, sembra invece piuttosto improbabile proprio per la inconsistenza delle non-correnti interne al Pd.

Ma quello che non si comprende, o addirittura è stupefacente, è come Gennaro Migliore, capogruppo alla Camera di Sel – stiamo parlando di un partito di opposizione – possa pensare di proporre un’unificazione con il Pd in queste condizioni. Anche ammesso che Migliore riuscisse a portarsi dietro l’intero suo piccolo partito, questo non sarebbe altro che un minuscolo ingrediente, un po’ di prezzemolo, all’interno del grande minestrone centrista che Renzi sta preparando. E come si potrebbe essere oggi a sinistra – stiamo parlando di una sinistra senza aggettivi, né moderata né radicale – dentro un calderone la cui nota dominante appare sempre più democristiana con accenti leaderistico-berlusconiani, rinunciando così a qualsiasi autonomia organizzativa? Questo di Migliore non è opportunismo – che dalla sua può avere anche una certa machiavellica grandezza –, è solo cretinismo: entrare in un partito e non contare nulla. O meglio: contare solo il breve spazio di una stagione parlamentare come quella che ora si apre, per fare delle riforme costituzionali di cui non c’è alcun vero bisogno e una legge elettorale che, stando alla proposta, è pessima, a rischio d’incostituzionalità quanto la precedente… No, non ci siamo proprio, caro Migliore.

30 Aprile 2014
pubblicato da Rino Genovese

Lista Tsipras verso il fallimento?

Lista Tsiprasdi Rino Genovese

Già i sondaggi erano tutt’altro che confortanti, ma, dopo avere visto qualche sera fa l’intervento di Barbara Spinelli in tv a nome della lista Tsipras, mi sono detto che ormai è sicuro: “L’altra Europa per Tsipras” non supererà la soglia di sbarramento del 4% dei voti. Il fallimento è insomma altamente probabile.

Che cosa c’era che non andava nell’intervento di Spinelli? Tutto ciò che ha detto era completamente condivisibile: ci vuole più e non meno Europa per uscire dalla crisi dell’euro; l’abbandono della moneta unica significherebbe dal venti al trenta per cento di svalutazione per l’ipotetica nuova lira, inoltre il meccanismo della svalutazione, su cui l’industria italiana aveva basato un tempo le sue fortune, non sarebbe sufficiente oggi di fronte a un’economia mondiale interconnessa il cui vero problema – non solo in Italia ma in Europa – è dato dalla caduta della domanda interna e non dalle difficoltà di esportazione. Per questo – aggiungo io, ma era implicito nelle parole di Barbara che argomentava pacatamente, ispirata dalla semplice ragione – sarebbero necessarie serie politiche redistributive capaci di dare una scossa a un motore inceppato. Servirebbe non un ritorno alla natura ma una transizione ecologica, con prodotti ad alto contenuto tecnologico (più innovazione e tecnologia, dunque, e non meno), per sfuggire alle strette di una depressione avvitata su se stessa.

Allora cos’è che non andava? Risposta: l’evanescenza della proposta politica unita all’atteggiamento di Spinelli, più da osservatrice e da studiosa che da militante. Ha evitato per esempio qualsiasi polemica non tanto con Salvini, il segretario della Lega lì presente (che, in quanto esponente di una destra estrema, non era un competitor diretto), ma con Grillo che invece pesca nell’elettorato di sinistra. Anzi, in continuità con alcuni suoi pezzi giornalistici, ha definito “interessante” il movimento grillino, consentendo così al potenziale elettore di dirsi: “Beh, interessante per interessante meglio votare per questo che ha comunque il 25% e a Strasburgo ci va di sicuro”.

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