10 agosto 2018
pubblicato da Il Ponte

Ancora sull’egemonia di destra

di Mario Pezzella

Aggiungo qualche osservazione a due precedenti articoli sul governo attuale, pubblicati in questo sito1.

L’illusione che i Cinque Stelle potessero moderare la componente leghista e neofascista del governo è durata poco; sono proprio Casaleggio e Grillo ad avanzare la proposta più eversiva e a dire quello che molti pensano e finora non avevano osato dire: meglio abolire il Parlamento e sostituirlo con una piattaforma on line, gestita da una élite tecnocratica e mediale. La prima risposta è facile e facilmente condivisibile: stringiamoci a difesa, con tutti quelli che ci stanno, della democrazia minacciata.

Purtroppo le cose non sono così semplici. Il Parlamento italiano, nell’ultimo ventennio, è precipitato in un profondo discredito: è un fatto indubitabile e riconosciuto, tanto che le esternazioni sulla possibilità di abolirlo non suscitano grande sorpresa o ondate di indignazione. Corruzione, compravendita di voti, trasformismo selvaggio, sbilanciamento dei poteri a favore dell’esecutivo, sudditanza verso i poteri finanziari ed economici europei e le loro trojke più o meno mascherate da Monti, hanno portato alla disgregazione di fatto del potere legislativo che la nostra Costituzione attribuiva al Parlamento. Si sprecano i paragoni infausti con la Germania di Weimar o con l’Italia del primo dopoguerra. Si ricorda perfino il discorso di Mussolini, quello famoso in cui definiva il parlamento “un’aula sorda e grigia”, che poteva trasformare in bivacco per i suoi manipoli (oggi si potrebbe aggiornare: “in una sala di proiezioni per le mie slides”).

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5 luglio 2016
pubblicato da Il Ponte

Sinistre alla ricerca di una linea

Sinistredi Aldo Garzia

Le sinistre di Gran Bretagna e Spagna sono alle prese con le scosse di assestamento del terremoto politico provocato nei due paesi dalla Brexit nel primo ed elezioni politiche nel secondo. Entrambi gli appuntamenti hanno avuto esiti imprevisti. Messi a dura prova sono il Labour party con la leadership di Jeremy Corbyn e il Partito socialista (Psoe) guidato da Pedro Sánchez. In terra iberica è in sofferenza anche la nuova sinistra di Unidos Podemos, che puntava sulla propria partecipazione al governo in tempi stretti. La radiografia del dibattito in corso è utile per capire problemi e questioni su cui sembra essersi arenato da tempo il dibattito e il rinnovamento delle sinistre europee.

In Gran Bretagna, dove è in corso la lotta per la successione della premiership tra i conservatori, la Brexit ha messo in ginocchio pure il Labour. Mentre David Cameron è rimasto schiacciato dal risultato del referendum avendo sostenuto un timido in contro l’orientamento di gran parte del suo partito, la posizione di Corbyn è apparsa ancora più flebile: pur facendo intuire nella campagna elettorale gli effetti negativi dell’uscita dall’Europa, il segretario laburista non ha avuto la determinazione di schierare il proprio partito su una posizione europeista. Ora i deputati che lo hanno sfiduciato a grande maggioranza gli rimproverano di non essersi differenziato a sufficienza dai Tories e di aver condotto il Labour su una linea inconcludente. Chi conosce la storia dei laburisti a proposito di Europa sa però come diffidenza e ostilità verso il progetto comunitario siano radicate nella sinistra britannica. Non era facile per Corbyn imprimere una svolta. Perfino Tony Blair, che ha governato dal 1997 al 2007, non si è mai caratterizzato per il suo europeismo. Anzi, con il senno di poi, colpisce che anche la sinistra moderata di casa nostra abbia negli anni novanta santificato la politica neoliberale e di riscoperta del “centro” facendo del blairismo il punto di riferimento della propria bussola ma dimenticando l’handicap di Blair: non poteva essere leader della sinistra europea chi aveva uno scarso tasso di europeismo nella propria cultura politica.

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