17 Giugno 2016
pubblicato da Rino Genovese

Una lettura di «Sole alto»

Sole altodi Carla Ammannati

Due ragazzi in un giorno d’estate, sulle rive di un lago, in territorio balcanico. Lui, Ivan, che suona la tromba, lei, Jelena, che esce dall’acqua, brillante di luce, e vorrebbe che Ivan suonasse ancora. Un sole spaccato in cielo, allo zenit.

Comincia così il bel film Sole alto (Zvizdan, Zenit, in lingua originale) del regista croato Dalibor Matanić (classe 1975), vincitore a Cannes 2015 del premio della giuria di Un certain regard. Un lavoro che si compone di tre storie ambientate a distanza di dieci anni l’una dall’altra, nel 1991, nel 2001 e nel 2011. I racconti hanno differenti intrecci ma i protagonisti sono ogni volta due giovani che si amano, o che vorrebbero amarsi, interpretati dagli stessi attori (i bravissimi Tihana Lazovic e Goran Markovic). Le medesime facce per mettere in scena uno stesso sentimento. Che dà vita a infinite, caleidoscopiche situazioni, ma possiede sempre un identico volto chimerico. Specialmente se i due amanti sono, come nel film, di diversa etnia (lei serba e lui croato), nel tempo in cui il loro paese, la Jugoslavia, tenuto in piedi fino ad allora da un regime autoritario, va in pezzi. Ciascuno dei quali reclama confini propri.

Continua a leggere →