5 settembre 2018
pubblicato da Il Ponte

San Giuseppe dei falegnami, di chi la colpa?

San Giuseppe dei falegnamidi Tomaso Montanari

È terribilmente rivelatrice la delusione dei cronisti, nelle ore successive al collasso del tetto della chiesa di San Giuseppe dei Falegnami a Roma, il 30 agosto 2018. «Ma quali capolavori sono stati distrutti?»; «A quanti milioni di euro ammonta il danno, possibile non lo si possa quantificare?». Ebbene, la perdita di San Giuseppe non si misura con i nomi degli artisti da “grande mostra”, né con quotazioni da asta internazionale. E l’unica risposta possibile è una domanda: quanto riteniamo importante, quanto valutiamo l’integrità del nostro corpo, anzi del nostro volto? Quella piccola chiesa piantata nel cuore stesso di una storia millenaria non era solo la redditizia location per l’industria dei matrimoni “religiosi”: no, era anche una cellula del nostro volto collettivo. Un brandello del tessuto, unico al mondo, che chiamiamo Italia. Un lembo di pelle e di carne che oggi è distrutto.

Continua a leggere →

29 gennaio 2018
pubblicato da Il Ponte

L’approdo del liberalismo culturale dispiegato nell’arte

Arte contemporaneadi Mario Monforte

Da sempre considero poco e stimo anche meno l’«arte contemporanea» (mi limito qui a pittura e scultura), i “critici d’arte” che ne “illuminano” le qualità, il “circuito d’arte” (mercanti, gallerie, aste, mostre e commesse su interventi statali, musei ad hoc) che la propina al pubblico (con business non da poco).

E da sempre trovo scema l’affermazione “va apprezzata perché esprime la nostra epoca”: magari l’“esprime” (piuttosto: la “manifesta”), ma perché apprezzarla? Dopo una mostra “sulla luce” a Venezia, a Firenze, città dai numeri impressionanti di turisti (come Venezia, Roma, e altrove) che non vengono per le “espressioni della nostra epoca”, ho visto i gommoni rosso-arancioni contornanti le finestre di palazzo Strozzi, l’enorme tartaruga metallica in Piazza della Signoria, e qui poi l’immenso ammasso grigio metallico e i pupazzi in cera, piú una rotella nell’adiacente Piazza S. Firenze.

Opere ammirate da chi fa o vuol far parte del “circuito d’arte” (con servili media) ed esposte per decisione del Comune. Ho tralasciato letture “illuminanti” su tali “cose” (niente sprechi di tempo e “fiato”) e nomi degli autori (scaramanzia: il nominato si rafforza): è certo che la tartarugona non significa niente, i gommoni deturpano (rimovibili, per fortuna), l’ammasso è una scarica di biche, gli sgraziati in cera sono insensati, la rotellona è un aggeggio.

Continua a leggere →