23 maggio 2017
pubblicato da Rino Genovese

Adelante Pedro!

Pedro Sanchezdi Rino Genovese

Con una consultazione tra i militanti e gli iscritti – non, quindi, con la sceneggiata tipicamente italiana delle “primarie” aperte –, Pedro Sánchez è stato rieletto segretario del Psoe. Sebbene avesse contro di sé la maggior parte dell’apparato, si è imposto su una linea politica avversa alle larghe intese con il partito di Rajoy. Una buona notizia, la conferma che si può riformare il socialismo europeo dall’interno in una prospettiva di sinistra. E un monito per Podemos, la formazione della sinistra radicale che, un anno fa, aveva provocato l’impasse politica spagnola rifiutando di appoggiare dall’esterno un governo dello stesso Sánchez, spingendo per un ritorno alle urne nella vana speranza di superare il Partito socialista, e consegnando così alla destra di Rajoy il primato e la possibilità di rifare il governo. Ora – dopo la lezione dei fatti – è proprio da un’intesa tra il Psoe e la nuova sinistra, nel frattempo alleatasi con la vecchia di Izquierda unida, che potrebbe nascere una maggioranza alternativa.

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21 maggio 2017
pubblicato da Rino Genovese

Che cosa significa Macron

Operettadi Rino Genovese

L’operetta fu una delle invenzioni del Secondo Impero. Alle campagne militari, al predominio della finanza, alle “grandi opere” come la costruzione delle ferrovie e la ristrutturazione urbanistica di Parigi secondo modalità atte a prevenire le insurrezioni future, faceva riscontro la frivolezza di un genere musicale e teatrale che fu uno dei momenti attraverso cui  Napoleone il piccolo celebrò i suoi fasti. La data d’inizio di una politica populistica – spettacolarizzata, carismatico-plebiscitaria – d’inclusione repressiva delle masse popolari (a quei tempi se ne poteva parlare come di un blocco sociale tutto sommato abbastanza omogeneo, comprendente i contadini e gli operai) mediante l’attivazione di un consenso verso l’imperatore e le classi dominanti che avesse il significato di una “servitù volontaria”, di un’adesione toto corde all’oppressione, può essere fatta risalire a quel periodo. Ha quindi radici ottocentesche, come molti dei fenomeni nuovi, o apparentemente tali, che ci troviamo a vivere.

A Parigi oggi si respira un’aria da operetta. Alle voci da mezzo soprano, in falsetto, che cantano il mirabile ragazzo che ha sposato la professoressa di quasi venticinque anni più anziana (dimenticando che questa donna molto tradizionale si è totalmente dedicata alla carriera del giovane marito) fa da pendant la tonalità baritonale di uno come Bayrou, il politico di provincia cattolico-centrista infine arrivato a un posto di ministro dopo svariate candidature alle presidenziali e scarsi risultati in numero di seggi.

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19 maggio 2017
pubblicato da Il Ponte

Il populismo delle classi dominanti e l’elezione di Macron

Fmidi Pier Giovanni Pelfer

Le oligarchie economiche e finanziarie sono le classi dominanti in Europa e controllano la politica europea attraverso l’establishment, rappresentato da Bce, Ue e Fmi, oltre che da associazioni (Bilderberg), centri di ricerca e università, attraverso i quali si impone il pensiero unico ultraliberista. Tali oligarchie hanno inoltre il controllo dei media (tv, giornali, case editrici, ecc.) che esercitano con intelligenza e spregiudicatezza, ma non con minor decisione. L’unico medium che sfugge al loro controllo totale è per ora il web. Farsi un’opinione di quanto stia realmente accadendo a livello locale e globale è veramente difficile. E questo è sempre stato vero: le idee dominanti sono sempre state le idee delle classi dominanti.

Da un po’ di anni però la situazione è cambiata. L’enorme potere finanziario e mediatico accumulato nelle mani di queste oligarchie ha permesso loro di saltare ogni mediazione politica e di attaccare, per distruggerli, i corpi sociali intermedi: i partiti, i sindacati, le associazioni di cittadini che permettevano di mediare gli interessi diversi e di dare loro una certa rappresentanza.

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14 maggio 2017
pubblicato da Rino Genovese

Come prima, anche peggio

di Rino Genovese

La Francia ha scelto (con uno scarto di voti nettamente maggiore del previsto) di essere governata dalla perdita di autonomia della politica tramite il denaro, ben simboleggiata dal giovane ex ministro dell’economia Emmanuel Macron, anziché dalla sua pseudo-riqualificazione nazionalistico-etnicizzante espressa da Marine Le Pen. Si può tirare un sospiro di sollievo, ma bisogna sapere che il male minore è comunque un male, come diceva Hannah Arendt, e che il “meno peggio” è pur sempre un “peggio”. Nulla, nella postura di Macron, nel suo sguardo allucinato dell’uomo proteso verso la conquista del potere, che  abbia mai fatto pensare a un cambio di passo dell’Europa attuale. Il vecchio continente resterà quindi sotto l’ondata neoliberista, quella che lo sommerge da decenni, e non c’è neppure nulla che lasci intravedere la ricerca di una maggiore integrazione europea. “En marche!”, il comitato elettorale macronista che si sta tramutando nella “République en marche” per le prossime elezioni generali, nella spasmodica attesa di una maggioranza presidenziale, è un movimento della cosiddetta società civile (e di riciclo di una classe politica di destra e di sinistra spaventata dall’implosione elettorale cui sta assistendo) che non ha niente di europeistico. È un fenomeno tutt’interno alla crisi politica della Francia – che la farà assomigliare un po’ di più all’Italia, in virtù della dissoluzione in corso dei suoi partiti storici –, ma che non proietta quel paese verso un ruolo di rilievo a livello europeo. L’Europa, dopo questa elezione presidenziale francese, resterà tedesca.

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12 maggio 2017
pubblicato da Il Ponte

Hegel e Hölderlin

Iperionedi Mario Pezzella

L’autore di questo libro1 rilegge l’origine della modernità alla luce di un concetto centrale in Hölderlin e Hegel: “l’infinitizzazione del finito”, che sta a indicare il desiderio titanico di essere dio e prenderne il posto da parte di un individuo o di un collettivo. Tuttavia, l’assunzione sulle proprie spalle dell’intero peso di un’epoca, come tenta di fare Empedocle nella tragedia incompiuta di Hölderlin, non può che condurre il soggetto alla lacerazione e alla follia: il filosofo di Agrigento è travolto da una pulsione verso l’illimitato e dal desiderio di morte. Nel romanzo Iperione, Lo stesso protagonista e il suo amico rivoluzionario Alabanda cedono alla tentazione di credersi incarnazione dell’idea assoluta della storia: Hölderlin descrive i lineamenti di una distopia o utopia negativa, che getta una luce fosca verso il Novecento e le sue rivoluzioni fallite. Solo un essere-in-comune – e non la personificazione di un’idea in un corpo sovrano – può dare risposta al conflitto costituente della modernità.

In Hegel – come viene interpretato da Cappitti – il soggetto è inevitabilmente incompiuto e non può arrestarsi in modo definitivo in nessuna singolarità. Tale arresto è – in senso letterale, come vien detto nell’Enciclopedia delle scienze filosofiche – una follia, anzi la follia. Questo soggetto sempre incompiuto e in procinto di farsi, si immerge nella lotta per il riconoscimento, descritta nella Fenomenologia dello spirito. La dialettica tra il servo e il signore resta essa pure in una tragica inconcludenza, perché è segnata da uno scacco inevitabile: nella sua stessa vittoria il vincitore immiserisce il vinto in modo tale, da togliere ogni valore al riconoscimento che questi è costretto a tributargli. La violenza e la disimmetria del potere toglie dignità al riconoscimento, che – per esser tale – dovrebbe provenire da un essere umano di pari valore. Il conflitto descritto da Hegel è segnato da un comportamento mimetico, che anticipa le riflessioni novecentesche su questo tema, da Lacan a Girard a Sartre, direttamente influenzate dalla lettura del testo hegeliano fatta da Kojève nei suoi celebri seminari degli anni trenta.

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6 maggio 2017
pubblicato da Il Ponte

Illegittima difesa

Illegittima difesadi Massimo Jasonni

La riforma dell’istituto della legittima difesa, approvata alla Camera dei deputati e rimessa al vaglio del Senato, ci esporrà alla derisione della comunità internazionale per la sua vergognosa inconsistenza penalistica. La nuova fattispecie appare, già a prima vista, inapplicabile e suscettibile di vari rilievi di ordine costituzionale: oltre a tutto questo, essa stravolge, come se niente fosse, un percorso plurisecolare di civiltà.

L’idea della possibile giustificazione dell’autodifesa è antica: risale ai primordi della latinitas, per poi trovare conforto nella lezione dei grandi giureconsulti romani che le attribuirono fondamento giuridico sistematico nella naturalis ratio, in certi casi, e, in altri casi, nel principio dell’universale riconoscimento1. Cicerone interviene da par suo sul punto, aprendo a orizzonti stoici:

Est haec non scripta, sed nata lex, quam non didicimus, accepimus, legimus, verum ex natura ipsa arripuimus, hausimus, expressimus, ad quam non docti, sed facti non instituti, sed imbuti sumus; ut si vita nostra in aliquas insidias, si in vim et tela aut latronum aut inimicorum incidisset, omnis honesta ratio esset expediendae salutis2.

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4 maggio 2017
pubblicato da Il Ponte

Fuocoammare: il messaggio è la solidarietà

Fuocoammaredi Adriano Russo

Fuocoammare ha come tema centrale quello della solidarietà. Un tipo di solidarietà che Emile Durkheim definiva con il temine di «solidarietà meccanica», tipica delle società semplici e comunitarie, poco investite dai processi di urbanizzazione e modernizzazione delle grandi città

In questo tipo di società vige un forte senso di appartenenza e un tipo di legame sociale che prescinde dall’influenza dei rapporti economici, dai processi competitivi e dalle dinamiche individualistiche e utilitaristiche invece congeniali agli abitanti delle vaste aree metropolitane

Il documentario è ambientato a Lampedusa, un contesto sociale per certi versi molto simile alle realtà comunitarie alle quali faceva riferimento il sociologo francese nei suo scritti qualche tempo fa. Si tratta di una comunità molto coesa al suo interno dove tutti conoscono tutti e nella quale ognuno vive secondo codici e pratiche rituali che sono ben consolidate e radicate negli usi e nei costumi del tempo. La pesca rappresenta da sempre la maggiore fonte di reddito, ma soprattutto il mestiere che tiene in vita la tradizione del popolo e quella degli anziani saggi. Essa sancisce il legame con la dimensione simbolica e sacrale dello spirito comunitario dell’isola, uno spirito che vuole perpetuarsi attraverso la trasmissione dei saperi alle giovani generazioni.

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30 aprile 2017
pubblicato da Rino Genovese

Perché Marine Le Pen potrebbe vincere

di Rino GenoveseMarine Le Pen

Non penso che vincerà, tuttavia la previsione è che Marine Le Pen arriverà molto in alto, superando ampiamente la soglia del quaranta per cento. La ragione è semplice. Se si mettono in sequenza i fatti della politica francese degli ultimi tempi, si vede che le condizioni per un’affermazione lepenista ci sono tutte: 1) il governo “di sinistra” di Hollande delude più di quanto qualsiasi sinistra di governo abbia mai deluso; 2) l’attacco terroristico alla Francia (in parte determinato dallo stesso bellicismo di Hollande nell’area iracheno-siriana, in parte imputabile alla questione interna postcoloniale) esaspera l’elettorato più conservatore; 3) il marasma di cui è preda il Partito socialista – con un Hollande costretto a ritirarsi dalla corsa per la riconferma, con delle “primarie” che consegnano la candidatura a un esponente della sinistra non sostenuto dall’apparato – ha spostato il suo elettorato sia verso il “voto utile” al centrista liberale Macron sia verso Mélenchon, paladino di una sinistra a tinte euroscettiche, non particolarmente affezionata al “fronte repubblicano” contro l’estrema destra; 4) la stessa affermazione di Macron, che dietro di sé non ha un partito strutturato ma solo l’appoggio di un misto di società civile bobo e di affarismo puro e semplice, lo colloca in posizione di continuità rispetto a un hollandismo deciso a non uscire di scena (in effetti, Macron presidente, privo come appare di una maggioranza parlamentare sua propria, sarebbe spinto a ritessere la tela con l’ala destra del Partito socialista); 5) l’implosione del sistema elettorale, che vede per la prima volta il partito erede della Francia gollista fuori dal secondo turno, con il ballottaggio tra il rappresentante di una politica “fai da te” e la discendente della Francia di Vichy abilmente rinnovata in chiave sovranista antieuropea; 6) l’assenza di leadership nella destra tradizionale che, anche in questo caso attraverso le “primarie”, ha scelto con Fillon il peggiore candidato alle presidenziali che mai abbia avuto, il cui appello finale a votare Macron (nella speranza di poterlo condizionare successivamente) è destinato a una presa piuttosto scarsa su un elettorato esasperato e deluso.

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24 aprile 2017
pubblicato da Il Ponte

Nella tua breve esistenza

Ada Gobettidi Silvia Calamandrei

Ottima idea quella di rendere di nuovo disponibile questa preziosa corrispondenza (Piero e Ada Gobetti, Nella tua breve esistenza. Lettere 1918-1926, Torino, Einaudi, 2017), riveduta e integrata da Ersilia Alessandrone Perona, con una postfazione che ne spiega le novità e le ragioni. In primis la forte richiesta di un pubblico, non specialista, appassionatosi alle figure dei due protagonisti di questo eccezionale amore e sodalizio, troncato dalla scomparsa di Piero giovanissimo. Letture pubbliche, spettacoli teatrali, trasmissioni e romanzi come quello di Paolo Di Paolo, Mandami tanta vita, ne hanno fatto oggetto di culto, ed è bene che i documenti originali siano a disposizione nella loro integralità per afferrarne tutto il significato e per consentirne una lettura più meditata.

Solo pochi passi delle lettere di Piero vennero resi pubblici subito dopo la sua morte, e poi fu Ada a pubblicarle sopprimendo la propria parte dell’epistolario, rinvenuta dopo la sua scomparsa nel 1968. Ci è voluto del tempo perché si passasse dalla concentrazione sulla figura di Piero, esaltata e curata dalla stessa Ada, alla consapevolezza di un sistema Ada-Piero (definizione di Ersilia Alessandrone Perona), presentato pubblicando nel 1991 il carteggio integrale e aprendo all’esame della dialettica del rapporto tra i due corrispondenti.

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17 aprile 2017
pubblicato da Rino Genovese

Postilla a “Il fenomeno Mélenchon”

Chantal Mouffedi Rino Genovese

In Le monde datato 16-17 aprile, si può leggere un intervento di Chantal Mouffe a favore del “riformista radicale” Jean-Luc Mélenchon. La filosofa belga con connessioni argentine (suo marito e sodale è stato Ernesto Laclau, teorico del peronismo oggi scomparso) cerca di spiegare la differenza tra un populismo di destra, come quello di Marine Le Pen, che vuole restringere la democrazia ai soli francesi, e il populismo di sinistra di Mélenchon, che intenderebbe al contrario estenderla, costruendo e federando un “popolo” attorno a un progetto di révolution citoyenne. Non la distinzione destra/sinistra sarebbe costitutiva della politica democratica, quanto piuttosto quella di un “basso” contro un “alto”, cioè di un popolo contro un’oligarchia.

La declinazione peronista della nozione di “sovranità popolare” – è l’aspetto interessante della cosa – appare abbastanza esplicitamente richiamata. Secondo Mouffe l’attuale situazione  europea d’impoverimento delle classi medie sotto un’egemonia neoliberale, avvicinerebbe di fatto la politica del vecchio continente a quella dell’America latina. La ricetta proposta non si discosta allora da quella del Perón del 1945, che costruì un popolo e una nazione attorno a una lotta contro l’oligarchia.

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