17 dicembre 2017
pubblicato da Il Ponte

Bruxismo

Greciadi Luca Lenzini

«Dal greco Brùcho: «digrignare (i denti)»; consiste
nel digrignamento dei denti facendoli stridere,
dovuto alla contrazione della muscolatura masticatoria,
soprattutto durante il sonno

Wikipedia, ad vocem Bruxismo

Prendete due coetanei, suppergiù cinquantenni. Uno fa finanza e negli ultimi anni è diventato molto ricco, l’altro fa impresa e negli ultimi anni ha dovuto vendere l’azienda di famiglia. Destinati a non capirsi e non piacersi, hanno invece scritto un libro a quattro mani. Titolo tratto da una canzone di Jim Morrison: Tutto è in frantumi e danza, sottotitolo L’ingranaggio celeste, editore La Nave di Teseo di Elisabetta Sgarbi. Nell’anno 1999 che prometteva di introdurci a un nuovo millennio di benessere e benefici strabilianti portati dalla globalizzazione, Guido Maria Brera, all’epoca 30 anni, era uno dei soci fondatori del Gruppo Kairos, si occupava di hedge fund e stava per entrare, e più volte, nelle classifiche dei super ricchi d’Italia. Edoardo Nesi, 35 anni, era il fiero rappresentante della terza generazione di un’azienda di imprenditori tessili di Prato, gli affari andavano bene e pensava di vivere nel migliore dei mondi possibili.

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15 dicembre 2017
pubblicato da Il Ponte

La Torre di Arnolfo ridotta ad albero di Natale

La Torre di ArnolfoEgregio Sig. Sindaco di Firenze,

da alcune sere dalla mia finestra vedo la torre di Palazzo Vecchio illuminata con luci rosse, gialle, verdi, blu più adatte a un albero di Natale che non a un’opera d’arte qual è la Torre di Arnolfo, che, dopo varie vicissitudini, che sarebbe lungo ricordare in questa sede, giunse a compimento intorno al 1320. Ho saputo poi che altri monumenti della città sono illuminati in egual modo.

Mi ero già reso conto che sotto la Sua amministrazione Firenze si stava trasformando in una novella Disneyland. Alludo all’uso di Ponte Vecchio e del Salone dei Cinquecento per operazioni di business; ai “canotti” appesi alle finestre di Palazzo Strozzi che non sono riuscito a comprendere che cosa avessero di artistico; alla rottura dell’armonia di Piazza della Signoria occupata da sculture che mal si legano con un’architettura tre-quattrocentesca. Ora con questa oscena illuminazione della Torre si è passato ogni limite. Avrebbe Lei messo delle luci variamente colorate intorno alla Primavera di Botticelli o intorno al David di Michelangiolo? E allora perché trattare in altro modo la Torre di Arnolfo?

Lei, signor Sindaco, è stato eletto dai fiorentini per conservare al meglio una città d’arte che insieme a Venezia, Roma e Napoli è uno degli esempi più belli della civiltà occidentale e non per offenderla con opere da baraccone.

Non voglio affondare oltre il coltello nella piaga, ma voglio sperare che, dando prova di un minimo di sensibilità estetica, Lei voglia far spegnere quelle luci oscene.

Le posso garantire che anche nella penombra della sera la Torre di Arnolfo mantiene, senza artifici volgari, il suo fascino.

Marcello Rossi, direttore del «Ponte»

13 dicembre 2017
pubblicato da Il Ponte

In assenza del socialismo

Socialismodi Paolo Bagnoli

Le elezioni sono oramai vicine: un’altra legislatura è trascorsa. Su quella che verrà sembra esserci poca speranza, visto che già si ipotizzano nuove elezioni a giugno, se dal voto dovesse uscire un quadro politico instabile.

La crisi della politica italiana data ormai un quarto di secolo e ancora non se ne vede una plausibile via d’uscita. Il renzismo ha fatto il suo tempo. È naufragato insieme con il Partito democratico e ci ha consegnato un paese in condizioni istituzionali ed economiche più che preoccupanti e alla mercé della demagogia pentastellata. I dati del rapporto Censis, presentato a dicembre, disegnano un quadro allarmante. In un paese in cui la fiducia nella politica non è mai stata particolarmente alta, si registra un ulteriore scadimento: l’84% dei cittadini non nutre fiducia alcuna nei partiti politici e, viene da aggiungere, a ragione, in presenza di soggetti dediti solo a porsi all’attenzione dei media con una vocazione prevalente ad assecondare il governo. Inoltre, ben il 78% non confida neppure nel governo e, al di là delle tanto sbandierate riforme, permane l’ostilità nei confronti della pubblica amministrazione verso la quale il 52% degli italiani non nutre fiducia e, visto come vanno le cose –basti pensare alla sanità – il dato appare anche contenuto. Il sindacato perde pezzi: in un anno le iscrizioni sono calate di ben 180.000 unità. I dati economici non sono poi quelli che si vuole rappresentare, dal momento che il Pil registra un ribasso dello 0,1%.

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10 dicembre 2017
pubblicato da Il Ponte

Questo pareggio di bilancio è una trappola

pareggio di bilancio

di Il Ponte

[A marzo del 2012, mentre si metteva mano a modifiche antipopolari della Costituzione, «Il Ponte» pubblicò un appello. In quel clima di messa tra parentesi dello spirito critico, i firmatari furono davvero pochi. Ma è bene rileggere quel testo, adesso che, nell’anniversario della vittoria del No al referendum costituzionale, sul pareggio di bilancio si sta riaprendo la discussione, e il Coordinamento per la democrazia costituzionale ha lanciato una raccolta di firme per una legge che sciolga da quel vincolo troppo rigorista, introdotto allora con più fretta che senno.]

Il pareggio di bilancio nella Costituzione, già approvato in prima lettura dal Parlamento, soprattutto con la modifica dell’articolo 81 preoccupa tutti noi giuristi, economisti, intellettuali, cittadini.

L’iniziativa è accompagnata da un clima punitivo, e rovescia sul popolo le responsabilità di un intero ceto dirigente, imprenditoriale, politico e amministrativo.

Sinora il tema è stato circondato dalla peggiore censura: quella dei mezzi silenzi e dell’ovvietà. Negli sbrigativi lavori parlamentari, si è vista una maggioranza inconsueta nella storia repubblicana, e usuale invece in altri regimi. Se anche in seconda lettura la modifica passerà coi due terzi, sarà impossibile un referendum.

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7 dicembre 2017
pubblicato da Il Ponte

La destra di governo e il neofascismo

Neofascismodi Luca Michelini

1. L’irruzione dei neofascisti ai danni di un pacifico comitato comasco che si occupa di immigrazione può essere commentata anche per il comunicato ideologico-programmatico che l’ha accompagnata. Il collegamento tra idee e azione credo infatti sia utile per capire il fenomeno in questione.

Il fascismo di riferimento di questi squadristi è quello “sociale”: si tratta di un preciso richiamo all’esperienza della Repubblica di Salò, cioè quello pseudo-Stato che il nazismo di Hitler utilizzò per combattere sia gli Alleati, che stavano risalendo l’Italia, sia la Resistenza armata, sorta dopo la disfatta militare e l’8 settembre.

In che cosa consisterebbe il connotato “sociale” di questo fascismo? Se diamo un’occhiata al sito del gruppo neofascista, vediamo campeggiare la lotta alla globalizzazione, al mondialismo, all’europeismo liberale, al capitalismo “puro”, cioè quello non mediato da istituzioni e politiche “sociali” volte a debellare i confitti di classe. E vediamo il solito carosello di personaggi storicamente legati all’estrema destra per militanza e per cultura, coinvolti, per tutta Europa, in una giostra di conferenze, commemorazioni, azioni d’assalto e quant’altro.

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4 dicembre 2017
pubblicato da Il Ponte

Il racconto-mondo di Daniele Del Giudice

Daniele Del Giudicedi Neil Novello

La confiance è la materia di cui pare aurata la narrativa breve di Daniele Del Giudice. In realtà, il momento auratico della confiance è una subdola, pericolosa illusione. A gravare invece sui Racconti (Torino, Einaudi, 2016) dello scrittore romano è un clima panottico da giro di vite, una ferale fatalità di fiaba. Qui personaggi ed eventi, richiamati entro un gorgo destinale, sono calamitati da un kairós, un tempo magico in cui l’incontro e l’evento esprimono quasi un accadimento dell’altro mondo. Una realtà veniente come da una lontana potenza, dal cuore di un Dio capriccioso e punitivo. Per questo, Del Giudice scrive e scrivendo concepisce universi creaturali di perturbamento.

Nel «Museo di Reims», primo tra i Racconti, a riguardo è esposto un esemplare modello. La specularità creaturale veicola qui la storia riflessa di un mondo perturbato, anzi foriero di una poesia del tragico. Il lettore allora troverà nella vicenda di Barnaba a Reims e nella sua progressiva cecità, l’archetipo umano di una narrazione a eco nel personaggio di Marat. Il rivoluzionario francese, nella fictio di Del Giudice è richiamato alla narrazione in veste di studioso della malattia dell’occhio: An Inquiry in to the Nature di Marat è dedicato alla presbiopia.

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1 dicembre 2017
pubblicato da Il Ponte

Da Scarface a Gomorra

Gomorradi Mario Pezzella

La terza serie di Gomorra è ben fatta, un buon prodotto di genere, che non ha nulla da invidiare a quelli americani. Stupisce però che Saviano, i registi, gli attori rispondano con profonda irritazione quando gli si pone il problema di una eventuale identificazione dello spettatore con i personaggi criminali. Eppure che una possibilità del genere esista lo aveva notato lo stesso Saviano in Gomorra libro, descrivendo l’oscura fascinazione che attrae i seguaci del capo camorrista e non si lascia ridurre a motivazioni unicamente economiche e utilitarie: “Avere potere per dieci anni, per un anno, per un’ora. Non importa la durata: vivere, comandare per davvero, questo conta. Vincere nell’arena del mercato e arrivare a fissare il sole con gli occhi come faceva in carcere Raffaele Giuliano, boss di Forcella, sfidandolo, mostrando che il suo sguardo non si accecava neanche dinanzi alla luce prima”. Questo godimento osceno del potere, spinto fino alla distruzione e all’autodistruzione, fa parte del lato oscuro dell’economia del capitale, che nel parossismo criminale si esprime senza riserve, si espone nella sua radicalità.

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30 novembre 2017
pubblicato da Il Ponte

Tre cerchi e un segmento: una mostra fiorentina per Piero Calamandrei

Piero Calamandreidi Giulio Conticelli

Al termine del sessantesimo anno dalla scomparsa di Piero Calamandrei e all’approssimarsi del settantesimo dell’entrata in vigore della Costituzione repubblicana, la Commissione cultura del Consiglio comunale di Firenze e l’Istituto storico toscano della Resistenza e dell’età contemporanea (Isrt) hanno, in sinergia con il proprio patrimonio archivistico, promosso nell’Archivio storico comunale di Firenze la mostra Piero Calamandrei intellettuale democratico nella Firenze del dopoguerra, che rimane aperta sino al 13 dicembre 2017.

Dinanzi a un’esposizione di documenti storici, il criterio di analisi opportuno sembra individuarsi in “ciò che manca”, cioè nei vuoti espositivi per permettere di far risaltare quanto c’è di “pieno”, perché la superficie espositiva sia più espressiva della forma che intende trasmettere con i materiali archivistici.

L’Isrt conserva l’Archivio di Piero Calamandrei donato dalla vedova di Piero, Ada Cocci: questo ha permesso dai primi anni sessanta anche la conservazione di un peculiare materiale documentario sulla preparazione dei fascicoli del «Ponte», dal 1945 al 1956, con l’intreccio nell’amplissimo epistolario di lettere per l’attività editoriale con la più estesa attività culturale e giuridica di Calamandrei.

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28 novembre 2017
pubblicato da Il Ponte

In ricordo di Alessandro Leogrande

Alessandro LeograndeLo scorso 26 novembre è morto, nella sua casa di Roma, lo scrittore e giornalista Alessandro Leogrande. Aveva appena quarant’anni, era nato a Taranto. Vicedirettore della rivista «Lo straniero», diretta da Goffredo Fofi e recentemente cessata, collaboratore di diversi quotidiani e di Radio 3, tutti i suoi libri sono all’insegna di un generoso, pronunciato impegno sociale: Un mare nascosto (2000), Le male vite (2003), Nel paese dei viceré (2006), Uomini e caporali (2008), Il naufragio (2011), La frontiera (2015). Vogliamo ricordarlo con una recensione a La frontiera pubblicata su «l’immaginazione» (292, marzo-aprile 2016) da Antonio Tricomi e poi raccolta da costui, col titolo Impotenti, accanto alle vittime, nel volume di saggi Cronache letterarie (2017).

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di Antonio Tricomi

Come si può dare torto ad Alessandro Leogrande? In effetti, l’unica degna maniera che abbiamo di non mostrare perverso compiacimento o cinica indifferenza al cospetto dell’ubiquo «orrore del mondo» è scrutarlo, e in una certa misura farcene carico, guadagnando la prospettiva, anzitutto etica, scelta per sé nel Martirio di san Matteo da Caravaggio. Che, in quel capolavoro, «non ritrae l’uccisione, ma l’attimo prima della mattanza», sapendo che «la violenza estrema atterrisce» giacché si rivela un’«epifania priva di alternative», innanzi alla quale «si grida, si scappa» e, tuttavia, «raramente si è pronti a intervenire». E che allora raffigura se stesso e «il proprio sguardo» non dirimpetto al sicario, ma alle sue spalle, in tal modo stabilendo «geometricamente la giusta distanza a cui collocarsi per fissare la bestia». Caravaggio intende cioè situarsi «dentro la tela, manifestamente accanto alle cose, non fuori con il pennello in mano», pur senza ignorare che anche questa sua scelta si rivelerà «inefficace» ed egli non potrà comunque mutare il corso degli eventi: sarà semplicemente libero di chiarire che sta dalla parte della «vittima». Verso la quale il pittore si percepisce quindi addirittura chiamato a nutrire una «commiserazione» quanto mai «dolorosa perché totalmente impotente», se «la lucida interpretazione dei fatti, e ancor di più il genio dell’arte, non arresteranno il massacro». Egli dovrà insomma riconoscersi esclusivamente in grado di tradurre la sua corretta decodifica della catastrofe imminente non in un gesto che riesca ad illudersi, anche solo per un istante, di fermare lo scempio, ma in un sentimento di civica, struggente «pietà» per i vinti di domani e di ieri, per gli agnelli sacrificali di ogni tempo e luogo.

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26 novembre 2017
pubblicato da Rino Genovese

Più che Grasso Boldrini

Laura Boldrinidi Rino Genovese

Non si deprecherà mai abbastanza il metodo di occuparsi prima del leader e poi dei contenuti programmatici di una coalizione, né mai sufficientemente si condanneranno le “primarie”, che hanno permesso a un piccolo avventuriero d’impadronirsi con stile plebiscitario dell’unico partito italiano ancora esistente, trasformandolo in un comitato elettorale al suo servizio. E tuttavia neppure si può negare che, la personalizzazione della politica essendo un fatto (ahi tempi in cui mio padre, votando socialista mi diceva: “si votano le idee non le persone”!), una sua importanza la leadership di una coalizione ce l’abbia, se non altro come sineddoche di un’intenzione più generale. Allora non si comprende perché la lista unitaria di sinistra in formazione (che nei fatti è un cartello elettorale fra tre sigle) dovrebbe presentare come bandiera il presidente del Senato Pietro Grasso, ammesso che questi accetti l’investitura, e non piuttosto la presidente della Camera Laura Boldrini.

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