10 agosto 2018
pubblicato da Il Ponte

Ancora sull’egemonia di destra

di Mario Pezzella

Aggiungo qualche osservazione a due precedenti articoli sul governo attuale, pubblicati in questo sito1.

L’illusione che i Cinque Stelle potessero moderare la componente leghista e neofascista del governo è durata poco; sono proprio Casaleggio e Grillo ad avanzare la proposta più eversiva e a dire quello che molti pensano e finora non avevano osato dire: meglio abolire il Parlamento e sostituirlo con una piattaforma on line, gestita da una élite tecnocratica e mediale. La prima risposta è facile e facilmente condivisibile: stringiamoci a difesa, con tutti quelli che ci stanno, della democrazia minacciata.

Purtroppo le cose non sono così semplici. Il Parlamento italiano, nell’ultimo ventennio, è precipitato in un profondo discredito: è un fatto indubitabile e riconosciuto, tanto che le esternazioni sulla possibilità di abolirlo non suscitano grande sorpresa o ondate di indignazione. Corruzione, compravendita di voti, trasformismo selvaggio, sbilanciamento dei poteri a favore dell’esecutivo, sudditanza verso i poteri finanziari ed economici europei e le loro trojke più o meno mascherate da Monti, hanno portato alla disgregazione di fatto del potere legislativo che la nostra Costituzione attribuiva al Parlamento. Si sprecano i paragoni infausti con la Germania di Weimar o con l’Italia del primo dopoguerra. Si ricorda perfino il discorso di Mussolini, quello famoso in cui definiva il parlamento “un’aula sorda e grigia”, che poteva trasformare in bivacco per i suoi manipoli (oggi si potrebbe aggiornare: “in una sala di proiezioni per le mie slides”).

Continua a leggere →

6 agosto 2018
pubblicato da Il Ponte

Ricordo di Ada Rossi

Lotte Dann Trevesdi Lotte Dann Treves

[Lotte Dann Treves è mancata la sera del 31 luglio. Pubblicare questo ricordo inedito, raccolto da Andrea Ricciardi e letto durante la presentazione di un libro su Ada Rossi a Roma nel febbraio 2017, è un ottimo modo per ricordare la vedova di Paolo Treves, una donna davvero speciale]

Devo premettere che non ho incontrato Ernesto Rossi che una sola volta e per pochi minuti. Ada, invece, l’ho conosciuta attraverso la più amica delle mie amiche, la carissima e indimenticabile Cetta Cifarelli, recentemente scomparsa, che mi raccontava come lei e Ada si fossero prese cura con grande coraggio e, talvolta, perfino con audacia dei vecchi antifascisti quando Michele ed Ernesto, per effetto delle persecuzioni e delle vessazioni dei fascisti, non erano più in grado di organizzare e governare la propria esistenza. Io ascoltavo i racconti con ammirazione. Ma ho incontrato Ada solo dopo la morte del marito, quando l’abbiamo accompagnata alla Clinica chirurgica del Policlinico, dove lui era stato operato ed era morto, per ritirare alcune cose rimaste là. L’intesa è stata immediata e non è mai venuta meno. Ada raccontava con sobria obiettività e spesso con umorismo della sua difficile vita, del lungo confino e della lunghissima separazione dal marito, col quale credo abbia davvero convissuto solo dopo la fine del fascismo. Mai quei racconti avevano il minimo “sottotono” di lamento o volevano suscitare compassione, anche se era ovvio che c’era stata molta sofferenza e grande fatica in quei viaggi, quando le veniva concesso il permesso di andare a far visita al marito in carcere, sempre sotto rigorosa sorveglianza e come il bacio che era ammesso, quando era ammesso, serviva spesso per passare da bocca a bocca un minuscolo foglietto con le ultime informazioni e istruzioni.

Continua a leggere →

3 agosto 2018
pubblicato da Il Ponte

Saviano e la sinistra

Roberto Savianodi Tomaso Montanari

Caro direttore,

Roberto Saviano ha invitato a rompere il silenzio sulla politica e la retorica sostanzialmente fasciste di Matteo Salvini.

Ho dedicato un piccolo libro (Cassandra muta. Intellettuali e potere nell’Italia senza verità, Torino, Edizioni del Gruppo Abele, 2017) al dovere di – sono parole di Bobbio – non lasciare il monopolio della verità a chi ha già il monopolio della forza: e lì ho indicato proprio in Saviano uno dei non molti intellettuali liberi, e disposti a schierarsi. Su Salvini, poi, ho preso la parola in ogni sede: scrivendo, tra l’altro, la prefazione al libro che Antonello Caporale e Paper First hanno dedicato al «ministro della paura».

Ma rompere il silenzio non basta. Racconta Emilio Lussu di un comizio in cui, quando un ascoltatore reclamò: «voce!», si sentì rispondere: «orecchio!». Per battere questa destra orrenda serve più orecchio che voce.

Ci vuole ascolto, per capire perché (oltre al tessuto ricco, e talvolta razzista, del Nord che da anni si riconosce nel potere della Lega) anche i poveri, gli ultimi, gli «scartati» (come li chiama papa Francesco) hanno votato in massa per le forze che si sono saldate in questo governo. E perché, nonostante tutto, continuano a sostenerle. Se non lo capiamo, rischiamo di maledire un sintomo (Salvini) senza curare la malattia.

Continua a leggere →

1 agosto 2018
pubblicato da Il Ponte

Minoranze linguistiche e diritti ancora da ratificare

Lamberto Zannierdi Mitja Stefancic

Pur avendo fatto passi in avanti, l’Italia non ha ancora raggiunto degli standard ottimali nella tutela delle minoranze etniche autoctone che risiedono entro i confini nazionali. A ricordarlo è stato Lamberto Zannier, commissario Osce, durante la conferenza internazionale che si è tenuta il 16 luglio a Udine. L’Italia infatti a oggi non ha ancora ratificato la Carta europea delle lingue regionali o minoritarie, un documento importantissimo per proteggere i diritti delle minoranze etniche, in primis quello di tenere viva la loro cultura, con la possibilità che la stessa si possa sviluppare nel tempo.

Di cosa si tratta precisamente? La Carta europea delle lingue regionali o minoritarie rappresenta un impegno scritto del Consiglio d’Europa a favore della protezione delle minoranze etniche. Che l’Italia non l’abbia ancora ratificata appare tanto più sorprendente se si tiene conto che la stessa Costituzione italiana spinge a riconoscere e a tutelare le lingue e le culture minoritarie. L’Art. 6 della Costituzione infatti tutela le minoranze linguistiche intese come minoranze etniche culturali, consentendo l’emanazione di apposite norme per la loro salvaguardia.

Continua a leggere →

21 luglio 2018
pubblicato da Il Ponte

La qualità della nostra democrazia

Costituzione italianadi Paolo Bagnoli

Rileggere Piero Calamandrei è sempre edificante. La ripubblicazione, in apertura dell’ultimo fascicolo del «Ponte» (n. 3, maggio-giugno 2018) dell’ultimo articolo da lui scritto, Questa nostra Repubblica – introdotto da una ficcante nota di Marcello Rossi – spinge a riflettere sul valore fondante della Costituzione e sulla natura della Repubblica parlamentare.

Il ragionamento che sviluppa Calamandrei sulle tipicità della Costituzione – rigida e programmatica – non risente dell’usura del tempo perché, se così fosse, anche la Costituzione risulterebbe inadeguata; tuttavia, viste le condizioni del paese, non si registra una cognizione precisa del dettato costituzionale. Basti pensare che c’è chi ritiene – come Giorgia Meloni – che si debba permettere alla polizia l’uso della tortura; che il ministro degli Interni ordini quanto è di spettanza della giurisdizione; che un sottosegretario alla Giustizia intervenga in Aula tacciando di «rilievo penale» le critiche delle opposizioni, ignorando che la Costituzione recita che «i membri del Parlamento non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell’esercizio delle loro funzioni». Di controcanto, il suo pari grado leghista al ministero, si è augurato la scomparsa delle «correnti di sinistra» tra i magistrati. Potremmo continuare. Tali affermazioni non possono che inquietare, ponendosi fuori e contro lo Stato di diritto che la Costituzione garantisce.

Continua a leggere →

17 luglio 2018
pubblicato da Il Ponte

Il partito della democrazia

Jeremy Corbyndi Andrea Panaccione

Il piccolo ma molto condensato (forse troppo) volume di Paolo Bagnoli (Il partito della democrazia, Milano, Biblion, 2018, pp. 65), apparso nella stimolante collana Biblion International Monographs, si compone di due brevi capitoli, l’uno introduttivo e l’altro conclusivo, dedicati rispettivamente alla scomparsa di un soggetto politico che faccia riferimento al socialismo non solo nel nostro paese e alle ragioni e condizioni di superamento di questa crisi; tra questi due capitoli è collocata una più ampia traccia storica su quella che è stata la vicenda della principale forza politica socialista in Italia, colta soprattutto attraverso la cultura politica che l’ha alimentata e che essa ha contribuito a diffondere nella nostra società.

Vorrei partire proprio da questo capitolo centrale («Il partito della democrazia. Per una riflessione storico-critica sul Psi») perché è in esso che troviamo il senso di tutto il saggio di Bagnoli e del suo stesso titolo. La formazione di quello che alla fine dell’Ottocento diventerà il Partito socialista e il primo partito politico di massa nella storia d’Italia è giustamente ricondotta dall’autore alle questioni lasciate irrisolte dal processo risorgimentale e portate avanti, nei decenni successivi all’Unità, dalla sua componente democratica: le questioni dell’arretratezza e delle ingiustizie sociali e le questioni politiche dell’estraneità delle classi popolari al nuovo Stato.

Continua a leggere →

13 luglio 2018
pubblicato da Il Ponte

Governo Lega-M5s: ottime possibilità di durare a lungo

Di Maio-Salvinidi Francesco Cattabrini

Molti politici e giornalisti ripetono ogni giorno che il governo Lega-M5S non durerà a lungo. Piú che una previsione è un auspicio, ma è il classico gioco politico tra le parti. In verità, penso che l’attuale governo possa durare a lungo, per molte ragioni, una delle quali provo a sintetizzare in poche righe.

Nel corso di oltre due secoli di storia illustri economisti – tra cui Schumpeter, ma anche vari economisti russi – hanno posto l’attenzione sui «cicli economici». Si è cercato di capire, in sostanza, se il sistema economico capitalistico presenti “regolarità”, ossia se abbia un andamento ciclico (quelle che Kondratiev definiva «onde»). Alcuni economisti ritennero corretto tale andamento, osservando cicli piú o meno brevi e regolari di espansione e contrazione dell’economia: «onde», appunto. E tale andamento crescita-recessione era noto a Marx e ha svolto un ruolo importante nella sua analisi, né credo si possa attribuire a sua poca chiarezza o a sue presunte illusioni il fallimento, da parte del variegato mondo marxista novecentesco, dei tentativi di transizione dal capitalismo al socialismo. Ma è un’altra questione. Tornando al punto, perché questa premessa? Aiuta a spiegare la fase politica presente, dicendo però altre “due cosette” sull’economia. Il secondo dopoguerra del Novecento fu caratterizzato dai «trenta gloriosi» (anni del «boom economico») che hanno portato l’Italia nell’élite dei paesi piú industrializzati del mondo. Grazie a politiche di stampo keynesiano tutto l’Occidente industrializzato ha beneficiato di questa fase di crescita. La politica, in quella fase, ha guidato l’economia su un sentiero espansivo, stabilendo una cornice di regole sul piano internazionale funzionali a evitare – o meglio, ritardare – l’inversione del ciclo nella fase recessiva, inversione tanto piú rapida quanto piú l’economia capitalistica viene lasciata a se stessa.

Continua a leggere →

5 luglio 2018
pubblicato da Il Ponte

Salvini & Macron: la morte a credito

Salvinidi Mario Pezzella

Minniti gode oggi di una certa considerazione: Salvini lo considera un suo precursore, Travaglio lo elogia come colui che senza tanti clamori stava risolvendo il problema dell’immigrazione; si può immaginare che sarebbe stato uno dei perni della poi fallita coalizione di governo Pd-Cinque Stelle. Il suo merito maggiore è quello di essersi accordato con i predoni e capi bastone libici per creare campi (di accoglienza!?) nel deserto, dove internare i migranti; istituendo quella frontiera esterna, che un po’ tutta la Fortezza Europa vuole costruire, Merkel e Macron non esclusi. Peccato che le condizioni di vita in questi campi siano divenute simili – senza che nessuno se ne preoccupi – a quelle di un lager nazista. Paragonai in un articolo su «Il Ponte» l’indifferenza di Minniti (e nostra) a quella di Eichmann, che – durante il suo processo a Gerusalemme – declinava ogni responsabilità per quello che accadeva nei campi, pur avendone predisposto la realizzazione. Paragone che mi ha attirato molte critiche, in parte giustificate: in effetti io non mi riferivo alla quantità delle vittime, ma alla qualità morale dell’internamento. Ricordo che nel novembre del 2017 l’Alto commissario dell’Onu per la difesa dei diritti umani, fondandosi su prove e testimonianze, dichiarava: «È letteralmente disumana la cooperazione UE-Libia, si assiste a orrori inimmaginabili. […] La sofferenza dei migranti detenuti in Libia è un oltraggio alla coscienza dell’umanità». Non è esagerato parlare di neoschiavismo: in un video della Cnn, sempre del 2017, si documenta la vendita di due ragazzi «per i quali piovono offerte e rilanci. 800 dinari… 900, 1.100… venduti per 1.200 dinari (pari a 800 dollari)». Uno dei due giovani è presentato come «un ragazzone forte, adatto al lavoro nei campi». Ricevuto il filmato, Cnn è andata a verificare, registrando in un video shock la vendita di una dozzina di persone in pochi minuti. Stupri violenze, detenzione in condizioni intollerabili, vendita di schiavi, sono la normalità in questi centri di accoglienza.

Continua a leggere →

29 giugno 2018
pubblicato da Il Ponte

Perfino Siena!

Sienadi Roberto Barzanti

Anche Siena, la roccaforte rossa per eccellenza, è caduta. Molti giornali si sono sadicamente divertiti a descrivere in chiave simbolica la disfatta del Pd e alleati al ballottaggio del 24 giugno in una città tradizionalmente governata dalle sinistre. Perfino Siena!

Chi conosce da dentro le vicende della città sa che l’egemonia esercitata – non usurpata – da comunisti, socialisti e indipendenti di estrazione liberal-democratica, non è stata poi così solida e lineare come si vuol far credere. Nel dopoguerra si sono avute ben tre cesure commissariali al Comune: è stata la provincia, la campagna, a salvare la città. Il processo di inurbamento a fine anni cinquanta produsse una condizione durata a lungo grazie all’equilibrio e alla misura con la quale il ceto dirigente seppe costruire un sistema di sottili equilibri e ragionevoli convergenze. La sinistra seppe fare i conti con un moderatismo non arcigno e vinse battaglie restate storiche, quelle sì.

Siena è stata una città all’avanguardia nella tutela dell’ambiente e del patrimonio artistico. Non ha solo tramandato le forme di un insediamento urbano unico per continuità di tessuto e persistenza di soluzioni. Ha cercato – non sempre riuscendoci – di dare servizi diffusi e discreta qualità. Ma in primo piano, per valutare i risultati del 24 giugno, occorre mettere la tempesta tutta politica che si è abbattuta sull’Italia: un centrosinistra incerto e debole non è riuscito ad arginare un centrodestra intollerante e becero. In sintonia, del resto, con tendenze laceranti che stanno sconvolgendo tutta l’Europa.

Continua a leggere →

23 giugno 2018
pubblicato da Il Ponte

Il razzismo politico

razzismodi Luca Michelini

A proposito del razzismo e delle politiche razziste esiste, purtroppo, un diffuso malinteso. Si presume, infatti, che politiche discriminatorie siano il frutto esclusivo di ideologie e di prassi apertamente e dichiaratamente razziste. Ci si aspetta che tali politiche e che le ideologie che le sorreggono abbiano necessariamente bisogno di un qualche Manifesto della razza e di qualche intellettuale e scienziato disposto a dimostrare che «le razze esistono». Naturalmente, si deve sapere che il razzismo è anche questo. Ma la storia, e in modo particolare la storia italiana, ci insegna che il razzismo e le politiche discriminatorie hanno anche un’origine diversa.

Ci sono stati autori, ancor oggi osannati dalla destra in doppio petto, che hanno invitato pubblicamente a discriminare certi gruppi etnici e contemporaneamente hanno scritto che il razzismo era una dottrina priva di qualsivoglia base scientifica. Il razzismo non è affatto per forza di cose una teoria biologica della politica. Esiste, cioè, anche il razzismo politico. Esiste fin dall’origine un dato caratteristico delle ideologie razziste: la loro profonda ambiguità, il porsi tra il dire e il non dire, tra l’affermazione e la smentita. Tratto caratteristico di queste ideologie è l’uso deliberato della menzogna, che è addirittura teorizzata come funzionale a descrivere ciò che è “verosimile”. C’è sempre un contesto internazionale che costituisce una camicia di forza per la “patria”, rettamente intesa. C’è sempre una “cospirazione” internazionale da debellare.

Continua a leggere →