13 Ottobre 2019
pubblicato da Il Ponte

Calamandrei: l’indipendenza della magistratura come fondamento di democrazia

indipendenza della magistratura

di Massimo Jasonni

Il tema dell’autonomia della magistratura è particolarmente caro a Piero Calamandrei: lo affronta sin dal 1920, anno in cui Gentile rende alle stampe, per Vallecchi, i Discorsi di religione e in cui Calamandrei, agli albori di una fulgida carriera accademica, ricopre la cattedra di diritto giudiziario a Siena. Vi ritorna, poi, con i più celebri interventi in Assemblea costituente1. Ma vi è un articolo, pubblicato nell’autunno del 1952 su «Il Ponte», dal titolo provocatorio di Incoscienza costituzionale2, che merita una riconsiderazione particolare per i toni profetici che assume oggi circa il rapporto tra democrazia e indipendenza della magistratura.

Calamandrei parte da un consuntivo al vetriolo dei primi cinque anni di governo della Democrazia cristiana:

La maggioranza democristiana, magnitudine sua laborans, è stata portata dalla sua stessa onnipotenza schiacciante a identificare la Costituzione con sé medesima; le sorti della Costituzione colle sue proprie sorti elettorali. Padrona del governo, si è accorta che chi governa può benissimo fare a meno di tutti quei controlli costituzionali che lo spirito romantico dell’Assemblea costituente aveva sognato. La Corte costituzionale, l’indipendenza della magistratura, il referendum popolare, bellissimi temi per conferenzieri da circoli rionali; ma in pratica, intralci micidiali per chi è al potere e vuol rimanerci. E allora la conclusione, prima appena sussurrata, poi in questi ultimi tempi apertamente proclamata, è venuta da sé: non è il governo che deve adattarsi alle esigenze della Costituzione, è la Costituzione che deve conformarsi alle esigenze di questo governo. Se questo governo la preferisce così, non c’è proprio ragione di complicare con intralci costituzionali, per fortuna rimasti soltanto sulla carta, questo ingranaggio che va da sé così liscio. Questa non è la Costituzione fatta dal popolo italiano per il popolo italiano: questa è la Costituzione fatta perché la maggioranza democristiana possa continuare per omnia saecula a rimaner maggioranza.

«La costitution c’est moi»: il programma fu già enunciato trent’anni fa, si riassunse fin da allora in un motto: «Durare». È stato detto che la schiettezza di una democrazia è data dalla lealtà con cui il partito che è al potere è disposto a lasciarlo: la lealtà del giuoco democratico è soprattutto nel «saper perdere». Ma la democrazia diventa una vuota parola quando il partito che si è servito dei metodi democratici per salire al potere è disposto a violarli pur di rimanervi: il che può farsi, anche senza bisogno di mettere «fuori legge» gli oppositori, con qualche ben studiata revisione costituzionale, o anche semplicemente con qualche trucco elettorale che permetta al partito che è al potere di rimanervi anche quando nel Paese sia diventato minoranza3.

Continua a leggere →

4 Ottobre 2019
pubblicato da Il Ponte

Nuove aperture per la giustizia sui delitti di Stato

di Luca Baiada

Una pronuncia della Cassazione dà nuove possibilità all’esecuzione forzata sui beni di uno Stato estero[i]. Le condanne ai risarcimenti a carico della Germania, per stragi e deportazioni, si susseguono da anni e sono eseguibili; l’ultima è di agosto, del Tribunale di Brescia, per oltre un milione di euro[ii]; la realizzazione effettiva dei crediti è sempre più urgente. E poi ogni orientamento della giurisprudenza, su questo, potrebbe riguardare la guerra mondiale come crimini molto più recenti. Sono delitti di Stato anche i casi di Giulio Regeni e Andrea Rocchelli.

La controversia che ha portato alla nuova decisione ha ancora alla base il credito di un ente greco per la strage di Distomo del 1944, con una sentenza emessa in Grecia e resa esecutiva in Italia nel 2006. Siamo di fronte a un altro ramo del contenzioso che ha riguardato la Villa Vigoni, a Como, deciso l’anno scorso in senso sfavorevole ai creditori, ma per motivi che riguardano solo quel bene[iii]. Identico è il credito, diverso l’oggetto su cui i creditori tentano di eseguirlo. Incidentalmente va ricordato che l’assoggettamento della Villa all’esecuzione è stato escluso in modo non definitivo: in quel processo non c’è stato un esame sul merito del Deutschlandvertrag e dell’Accordo di Londra.

Continua a leggere →

27 Settembre 2019
pubblicato da Il Ponte

Orientarsi, dal basso

Studentidi Lanfranco Binni

L’egolatria “machiavellica” («Machiavelli, chi era costui?») del vendicativo serial killer di Rignano e le sceneggiate nazional-sottoproletarie del capobranco di Pontida non bastano a spiegare una non troppo evidente tendenza in corso. Il disegno renziano: dopo aver spinto Zingaretti al governo con M5S e LeU, uscito dal Pd in posizione di forza parlamentare, commissariare il partito dall’esterno e dall’interno (lasciando nel Pd i basisti di una scissione in futuro più ampia nei gruppi dirigenti), rompere definitivamente con la sinistra cattolica ed ex comunista del partito e riesumare in condizioni nuove, al “centro” dello schieramento politico, il progetto del Partito della Nazione («né di destra né di sinistra») già sperimentato con il patto del Nazareno. La prospettiva è un nuovo bipolarismo Renzi-Salvini che trovi nel fascio-leghismo un utile competitor mediatico. Il recupero elettorale di parte della base disorientata del Pd, prigioniera inerte dell’antico mito del “partito”, e il logoramento dell’area (parlamentare e non solo) del M5S attraverso astute schermaglie politiciste, sono i due corollari principali del disegno renziano. La cooptazione immediata nei gruppi parlamentari renziani di una senatrice di Forza Italia, i contatti in corso (noi non abbiamo le prove ma sappiamo che… ) tra il “centrista” Berlusconi e il suo allievo più promettente, il salvataggio dall’arresto di un deputato di Forza Italia grazie ai voti dei franchi tiratori renziani, sono tutti segnali di una tendenza in corso, a tempi accelerati. E una presunta area di centro democristiano sta concentrando gli oscuri desideri di tutte le forze politiche “a sinistra” del fascio-leghismo.

Lo “scampato pericolo” dalla deriva leghista del governo gialloverde, salutato per ragioni di “stabilità” dai mercati finanziari e da un’Unione europea indebolita da prospettive economiche di stagnazione e recessione, lascia intatte tutte le ragioni strutturali della crisi di sistema di cui la vicenda politica del governo è soltanto un aspetto parziale e di superficie. Crisi economica di un capitalismo manifestamente insostenibile, in posizioni marginali nello scenario della globalizzazione finanziaria che cerca scampo in politiche di guerra economica e militare in un pianeta devastato; crisi culturale di un modello di sviluppo che non produce “crescita” ma soltanto disuguaglianze intollerabili e crescenti povertà, rendendo impraticabile ogni illusoria ideologia consumistica e ponendo in primo piano la minaccia concreta di un cambiamento climatico mai affrontato dai governi; crisi politica della democrazia rappresentativa in un confronto drammatico tra gruppi oligarchici e interi settori di popolazione abbandonati alle miserie della discarica sociale; crisi demografica di un paese sempre più vecchio e incapace di rinnovarsi, di nuovo soggetto attivo di emigrazione; crisi geopolitica di un paese privo di sovranità nazionale, marginale in Europa e al servizio delle politiche del governo supremo della Nato.

Continua a leggere →

23 Settembre 2019
pubblicato da Il Ponte

Il trasformismo oggi

di Giancarlo Scarpari

«Con Orban guideremo l’Europa», aveva annunciato Salvini il 15 settembre 2018; aveva poi affermato che la Lega avrebbe guidato l’Italia per i prossimi trent’anni e che in Europa “la Lega delle Leghe” avrebbe portato alla vittoria la rivoluzione sovranista per cancellare quell’austerità imposta da Bruxelles e patrocinata dai governi del Pd; e al termine di questa marcia avrebbe ottenuto un commissario economico di peso in una Ue finalmente rinnovata.

Ovviamente era mera propaganda, per di più basata su un grossolano falso storico, visto che la politica del rigore non era stata accettata solo dal Pd, ma, nel 2011-12, era stata sostenuta con decisione anche dalla Lega; e non da Bossi, si badi bene, ma proprio da Giancarlo Giorgetti, primo firmatario della legge attuativa del pareggio in bilancio.

Ma tant’è: tutti se la sono per anni bevuta, ivi compresi gli smemorati presunti oppositori; e la propaganda ha continuato (e continuerà) a mietere consensi in un paese immerso nel presente e nel quale i fatti vengono continuamente cancellati dalle parole in libertà.

Continua a leggere →

19 Settembre 2019
pubblicato da Il Ponte

L’urbanista socialista

Michele Achillidi Valdo Spini

Quello di Michele Achilli, L’urbanista socialista. Le leggi di riforma 1967-19921 è un libro importante, perché tratta non solo di un argomento di grande rilievo, ma perché illustra anche le caratteristiche e le personalità di quello che fu un vero e proprio movimento di intellettuali, tecnici, operatori politi e sociali che si sono mossi intorno al Partito socialista italiano proprio sul tema dell’urbanistica. Un lavoro del genere non era stato ancora fatto e si rivela molto prezioso. Un vero e proprio movimento, si diceva, con i suoi addentellati non solo culturali ma anche sociali. Non è un caso che un’espressione che Achilli amava molto usare era quella di «urbanista condotto», per significare un tecnico che si muoveva sul territorio per migliorare le condizioni di chi vi abitava.

Michele Achilli, milanese, è stato un esponente della sinistra lombardiana del Psi, ma con un suo percorso originale. Aderente alla corrente di Lelio Basso, si distaccò da quest’ultimo quando questi partecipò alla scissione del Psiup, rimanendo nel partito e aderendo alla corrente di Riccardo Lombardi. In seguito alla scomparsa del pavese Alcide Malagugini, Michele Achilli entrò in parlamento nel 1967 e vi portò la sua competenza di architetto, impegnato nel prestigioso studio Canella. Da allora Achilli fu eletto deputato ininterrottamente nel collegio Milano-Pavia, poi fu senatore nella legislatura 1987-1992.

Continua a leggere →

10 Settembre 2019
pubblicato da Il Ponte

L’antifascismo 2.0

di Luca Noale

Ieri, 9 settembre, due notizie hanno dominato le prime pagine dei giornali, in attesa della votazione alla Camera. Due notizie diverse, ma che hanno molto in comune.

La prima è che Facebook e Instagram, imprese private che hanno come scopo fare soldi tramite i profili degli utenti (e quindi più profili hanno più guadagnano), chiudono decine di account legati all’estrema destra. Vengono cancellati non solo i siti istituzionali di Casa Pound Italia (certificata da Fb con tanto di spunta blu) e di Forza Nuova, ma anche quelli di numerosi responsabili nazionali, locali e provinciali, eletti in alcune città italiane. La motivazione è che «le persone e le organizzazioni che diffondono odio o attaccano gli altri sulla base di chi sono non trovano posto su Facebook e Instagram. Candidati e partiti politici, così come tutti gli individui e le organizzazioni presenti su Facebook e Instagram, devono rispettare queste regole, indipendentemente dalla loro ideologia. Gli account che abbiamo rimosso oggi violano questa policy e non potranno più essere presenti su Facebook o Instagram».

Sarebbe questa una buona notizia, se non fosse estremamente tardiva, visto che da anni ci sono gruppi di utenti Fb che chiedono insistentemente la chiusura di dette pagine per le stesse motivazioni espresse dal colosso di Menlo Park.

Continua a leggere →

6 Settembre 2019
pubblicato da Il Ponte

Così è (anche) se (non) vi pare. Cronaca di una crisi pirandelliana

Maschere PirandelloGiuliano e Piergiovanni Pelfer

Si afferma da molte parti e con maggiore insistenza che la politica è sempre più spettacolo anche per effetto delle possibilità offerte dai nuovi media. L’idea è intrigante e ci offre l’occasione di descrivere la crisi politica risolta da poco rifacendosi a un canovaccio, come nella Commedia dell’Arte.

Gli attori che indicheremo con pseudonimi sono il rude lumbard, il gran Cazzaro Verde, alias Matteo Salvini; il fiorentino, il perfido Cazzaro Rosso, alias Matteo Renzi; il romano, il fratello più furbo di Montalbano, alias Nicola Zingaretti; tre meridionali: l’incolto stewart dello stadio San Paolo invitato in ogni occasione a iscriversi alla London School of Economics, alias Luigi Di Maio; il BisConte Raddoppiato, alias Giuseppe Conte, e il sempre sorprendente Grande Vecchio, alias il presidente Sergio Mattarella.

Per chi non conosce la letteratura italiana, in primo luogo Luigi Pirandello ma anche altri siciliani tra cui Sciascia e Bufalino e il napoletano Eduardo De Filippo, decifrare questa crisi politica può essere arduo, mentre la conoscenza di questi autori aiuta molto a scoprire l’oscuro intreccio della commedia recitata dagli attori citati. Il vero inizio della crisi ha una data precisa, le elezioni europee del maggio 2019. Il risultato per la Lega va al di là di ogni più ottimistica attesa.

Continua a leggere →

20 Agosto 2019
pubblicato da Il Ponte

Desistenza

Desistenzadi Piero Calamandrei

Quel miracoloso soprassalto dello spirito che si è prodotto, quando ogni speranza pareva perduta, in tutti i popoli europei agonizzanti sotto il giogo della tirannia interna ed esterna, ha ormai ed avrà nella storia del mondo un nome: “resistenza”. Sotto la morsa del dolore o sotto lo scudiscio della vergogna, gli immemori, gli indifferenti, i rassegnati hanno ritrovata dentro di sè, insospettata, una lucida chiaroveggenza: si sono accorti della coscienza, si sono ricordati della libertà. Prima che schifo della fazione interna, prima che insurrezione armata contro lo straniero, questo improvviso sussulto morale è stato la ribellione di ciascuno contro la propria cieca e dissennata assenza: sete di verità e di presenza, ritorno alla ragione, all’intelligenza, al senso di responsabilità. La resistenza è stata, nei migliori, riacquisto della fede nell’uomo e in quei valori razionali e morali coi quali l’uomo si è reso capace nei millenni di dominare la stolta crudeltà della belva che sta in agguato dentro di lui.

Si è scoperto così che il fascismo non era un flagello piombato dal cielo sulla moltitudine innocente, ma una tabe spirituale lungamente maturata nell’interno di tutta una società, diventata incapace, come un organismo esausto che non riesce più a reagire contro la virulenza dell’infezione, di indignarsi e di insorgere contro la bestiale follia dei pochi. Questo generale abbassamento dei valori spirituali da cui son nate in quest’ultimo ventennio tutte le sciagure d’Europa, merita di avere anch’esso il suo nome clinico, che lo isoli e lo collochi nella storia, come il necessario opposto dialettico della resistenza: “desistenza”. Di questa malattia profonda di cui tutti siamo stati infetti, il fascismo non è stato che un sintomo acuto: e la resistenza è stata la crisi benefica che ci ha guariti, col ferro e col fuoco, da questo universale deperimento dello spirito.

Continua a leggere →

12 Agosto 2019
pubblicato da Il Ponte

Salvini e il fascismo

Patti lateranensidi Massimo Jasonni

La Lega non costituisce un vago pericolo di ritorno di fiamma, ma di più: è un reale, incombente e grave pericolo per le sorti della Repubblica. Lo è stata fin da subito, quando Bossi evocava a sproposito Alberto da Giussano, e lo è tanto più ora, ora che lo spirito autonomistico della prima ora si è tradotto in clamore nazionalistico.

La pubblicistica, poteri forti e Pd a braccetto, sono soliti individuare il problema in una consonanza tra Salvini e Mussolini, che in realtà non c’è, o che meglio va chiarita nell’effettivo e differenziato sviluppo degli eventi storici. Rispetto alla primigenia popolarità del duce mancano, in Salvini, l’originario spirito socialista e il sangue romagnolo. In concorrenza con questi profili, manca al segretario della Lega di oggi l’anima laica che innervò il fascismo, fumando via solo alla volta dello sciagurato accordo del 1929 con il cattolicesimo romano. Questo suggeriscono il rosario brandito da Salvini, l’insistente richiamo alle radici religiose europee e – manco a dirlo – un silenzio assoluto sulla scuola che emerge dal dettato concordatario. Tuttavia, una siffatta distanza cela sostanziali affinità, che riguardano non tanto la persona fisica del condottiero, quanto il clima da cui prese forma lo stemma littorio: in comune si ravvisa una radice essenziale, rappresentata dalla frustrazione di larghi strati della compagine civile. Distinte le cause, che, nel primo Novecento, vennero dalla crisi che seguì la Grande Guerra e che, ora, prendono corpo in un crescente disagio sociale. La frustrazione di questi anni è cresciuta a dismisura col tradimento, sempre più marcato da parte del Pd, del progetto gramsciano e salveminiano, ovvero con la perdita di un’appartenenza democratica che, in Renzi e con il referendum, apparve addirittura clamorosa. La gente ha ben compreso i cedimenti a un’Europa lontana anni luce da quella che Spinelli aveva delineato a Ventotene; ha ben compreso la sudditanza a un modello economico sovranazionale a impianto criminosamente neoliberistico; ha vissuto sulla sua pelle l’aumento in progressione esponenziale della forbice che separa pochi troppo facoltosi dai moltissimi in condizione di indigenza.

Continua a leggere →

9 Agosto 2019
pubblicato da Il Ponte

La crisi del Csm

Csmdi Giancarlo Scarpari

Per anni ci avevano raccontato che nella magistratura vi era una parte sana, che in silenzio applicava la legge con imparzialità e un’altra invece politicizzata, che volgeva il diritto a fini di parte.

Lo avevano sostenuto per primi quei giudici che, raccolti sotto la sigla di «Magistratura indipendente», non perdevano occasione per sbandierare la loro apoliticità; gli stessi che, quando citavano la Costituzione, intendevano riferirsi a quella parte (gli artt. 104-110) che disciplinava lo status dei magistrati e che, nei fatti, si trovavano sempre allineati a quei governi disposti ad accogliere le loro istanze corporative.

Ne era sorto perciò un contrasto con quell’altra parte della magistratura, ampiamente minoritaria, che aveva “preso sul serio” la Costituzione nella sua interezza, che aveva fatto della “promessa” contenuta nell’art. 3 cpv. – l’impegno di attuare lo Stato sociale di diritto – la propria ragion d’essere e che per questo veniva a trovarsi in logico dissenso con le attività di quei governi che quella promessa disattendevano.

La contrapposizione tra la pretesa neutralità degli uni e l’asserita politicità degli altri, appartenenti questi ultimi a «Magistratura Democratica», era quindi semplicemente strumentale.

Continua a leggere →