8 Dicembre 2019
pubblicato da Il Ponte

Prescrizione penale e stabilità di governo

Prescrizionedi Massimo Jasonni

Dal primo gennaio del prossimo anno dovrebbe entrare in vigore la nuova disciplina che sostanzialmente abroga la prescrizione penale, ovvero cancella, in concreto, un istituto che da tempo immemore nobilita la battaglia condotta dall’illuminismo giuridico nei confronti dei retaggi della Controriforma. Prescrizione ha significato fissazione legislativa di un limite temporale per l’esercizio e per la definizione della giustizia; ma non solo, giacché essa ha significato anche affermazione della coscienza statuale dei limiti della propria giurisdizione.

Lo Stato moderno, pure erettosi sulla sovranità, dunque sull’indisponibilità a consentire impunità o fasce di privilegio nell’intervento punitivo del Pubblico Ministero, tuttavia affermava la sua idiosincrasia per logiche autoritarie, quali quelle su cui si era formato, nel Medioevo “borghese”, il diritto della Chiesa cattolica e su cui si sarebbero tragicamente improntate, nel Secolo breve, le legislazioni dei regimi totalitari.

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5 Dicembre 2019
pubblicato da Il Ponte

Il Fondo Giacomo Becattini presso la Biblioteca di Scienze Sociali dell’Università di Firenze

Fondo Giacomo Becattini di Marco Dardi

Il prossimo venerdì 6 dicembre, presso la Biblioteca di Scienze Sociali del Polo universitario di Novoli, si terrà un incontro di presentazione del Fondo costituito da carte e libri appartenuti a Giacomo Becattini (Firenze 1927-Scandicci 2017) e donati dalla famiglia all’Università di Firenze. Il fondo comprende l’intero archivio personale di Becattini e una parte della sua biblioteca di lavoro. L’inventario del fondo sarà disponibile online non appena ultimate le operazioni di riordino e catalogazione di tutti i materiali contenuti. Un’altra parte della biblioteca di lavoro di Becattini, ristretta tematicamente a pubblicazioni su economia italiana e distretti industriali, fu donata in vita da lui stesso alla biblioteca del Polo universitario Città di Prato, dove è andata a formare un altro Fondo Becattini esistente dal 2003. La parte libraria del nuovo fondo ha carattere meno specialistico e copre tutta la varietà di temi di cui Becattini si è occupato nel corso di una carriera che va dagli anni 50 del secolo scorso fino quasi alla data della sua scomparsa – con un nucleo significativo di volumi su società, cultura e pensiero economico-sociale dell’era vittoriana. Entrambi i fondi, il nuovo e quello pratese, confluiscono nel Sistema Bibliotecario di Ateneo fiorentino e quindi di riflesso in quello della regione toscana (SBART).

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2 Dicembre 2019
pubblicato da Il Ponte

Per l’aumento del numero e della qualità dei parlamentari

di Luca Baiada

Per Costituzione, deputati e senatori non hanno vincolo di mandato, il suffragio è universale, c’è il bicameralismo, le modifiche costituzionali richiedono tempi e maggioranze particolari. Tutto si regge. La Carta ha debiti illustri: Risorgimento, Repubblica romana, moti popolari, socialismo e molto altro. Ci sono dentro Garibaldi, Mazzini, Cattaneo, Cavour, Beccaria, come si sente in una vecchia registrazione di Piero Calamandrei, col fruscìo di fondo, in un discorso agli studenti nel 1955. C’è dentro anche il bisogno di antidoti contro il più orrendo retaggio della storia italiana: fascismo, dittatura, sostituzione del cittadino col burattino, della politica col partito-caserma.

La modifica del 2019 – si può ancora sottoporla a referendum – riduce il numero complessivo dei parlamentari da 945 a 600. Oltre un terzo di meno. Un ridimensionamento era già nel Piano di rinascita democratica della loggia massonica P21. Gli incappucciati di Licio Gelli erano meno avari: 450 deputati e 250 senatori, totale 700. Ce ne lasciavano cento in più.

Si insiste sull’efficienza e sulla produttività delle Camere, come se fossero aziende e se occorresse una celerità da Tempi moderni, con l’operaio negli ingranaggi. Le approvazioni sono già veloci, quando serve a certi interessi: l’introduzione del pareggio di bilancio nella Costituzione, voluta dalla finanza e dalla Germania, nel 2012 è stata fatta alla svelta, con discussioni misere e senza ostacoli. Quella vicenda è la prova che deputati e senatori non sono troppi, ma pochi e inadeguati.

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28 Novembre 2019
pubblicato da Il Ponte

Un popolo di persone normali

Sardinedi Tomaso Montanari

Tutto ciò che va contro Salvini, tutto ciò che riporta in piazza la gente dalla parte giusta, va bene. Ma lo strepitoso successo delle Sardine annuncia un’erosione elettorale della destra, o alla fine lascerà intatte le ragioni di quel consenso?

Marco Revelli ha notato che le critiche alle Sardine assomigliano ai discorsi della gente che dà buoni consigli, non potendo più dare cattivo esempio. È vero, ma, come ha scritto George Orwell, «per difendere il socialismo, occorre cominciare attaccandolo».

Leggendo i tweet entusiasti del peggior Pd e i peana che si susseguono sui grandi giornali che hanno avuto un ruolo cruciale nel demolire la sinistra; sapendo che a Torino vi confluiscono le Madamine Sì Tav e i vertici della Compagnia di San Paolo, a Milano i più accesi sostenitori dell’Expo, e a Firenze il sottobosco politico del governo delle Grandi Opere, la domanda che affiora alla labbra è: siamo di fronte a una gigantesca strumentalizzazione, o c’è qualcosa, nelle Sardine stesse, che ne autorizza questa interpretazione “di sistema”?

Il manifesto del movimento individua il proprio nemico nel “populismo”. Il che significa considerare alla stessa stregua il consenso al Movimento 5 Stelle e quello al sovranismo neofascista di Salvini: è questa, mi pare, una prima connotazione “di sistema”.

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20 Novembre 2019
pubblicato da Il Ponte

L’Utopia consolante – un corto per le scuole ispirato alle parole di Calamandrei

Alla fine della nuvoladi Silvia Calamandrei

Ispirato alla “pedagogia civile” dei percorsi di memoria inaugurati a suo tempo da Carlo Azeglio Ciampi, il Centro Calamandrei di Jesi ha lanciato nel 2019 una iniziativa di comunicazione destinata soprattutto alle scuole, producendo un cortometraggio “ALLA FINE DELLA NUVOLA”, così presentato dal presidente del centro Gian Franco Berti:

“parlerà” ai giovani, li farà riflettere, li farà discutere su questa malattia italiana di predisposizione al fascismo, questa autobiografia della Nazione, come ebbe a definirlo Piero Gobetti. Su questo filone di pensiero dovrebbe innescarsi nelle aule magne di tante scuole, del territorio, ma non solo (penso a Torino a Trento a Firenze a Bologna a Roma a Siena, dovunque), un proficuo confronto e una riflessione coi ragazzi sui pericoli che corriamo grazie agli incompetenti profeti sgrammaticati della decrescita felice, della democrazia illiberale modello turco, del fastidio verso il pensiero federalista europeo, dell’idiosincrasia nei confronti del diverso.

L’anteprima è stata ad aprile al Teatro Pergolesi di Jesi, con i Licei e gli Istituti tecnici, presenti circa 500 studenti.

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14 Novembre 2019
pubblicato da Il Ponte

Venezia e Rotterdam sotto le acque: pensando a un’altra Europa

Veneziadi Massimo Jasonni

Prendiamo atto che il Signor presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha parlato, per Venezia, di «comunità che soffre» e non ha negato lo stato di emergenza: prospettando lo stanziamento di nuovi fondi, caldeggiato dalle Autorità locali che, al suo fianco, hanno creduto di poter liquidare un dramma di questa portata etico-politica con la riproposizione della necessità di spendere una barca di soldi del contribuente italiano «per finire il Mose».

Il Ponte si limita, per ora, a sottolineare che quanto accaduto in questi giorni non ha rappresentato un’emergenza imprevedibile, viceversa il seguito naturale, e tragicamente presagibile, di ben note problematiche ambientalistiche, climatiche e di inquinamento, che gettano ombre sulla sopravvivenza stessa della nostra dea lagunare. Ne scriveva Massimo Jasonni su ilponterivista.com il 17 giugno 2019, in riferimento ad acque altissime a Venezia dell’aprile scorso: precisando che la questione non è soltanto veneziana, né solo italiana; e che l’Olanda (ma non solo l’Olanda) da tempo sta mettendo in campo soluzioni politiche e tecniche, atte a ovviare, o quanto meno a limitare l’invadenza devastante dei flussi idrici. Quanto al Mose, Jasonni scriveva: «è forse presto per concludere, ma è certo già tardi per ribadire alcuni dati: l’opera rischia cedimenti strutturali a causa della corrosione elettrochimica delle cerniere e dell’impiego di acciaio non idoneo». Né Jasonni mancava di porre l’accento su una gestione dell’impianto caratterizzata da «incagli tecnici» e da affidamento «a figure che già in passato non avevano dato buona prova di sé nella cura della cosa pubblica». Crediamo opportuno riproporre in appresso quell’articolo dell’estate scorsa nella sua interezza.

Marcello Rossi

L’acqua alta dello scorso aprile a Venezia non ha rappresentato mera ripetizione di un evento ricorrente, in fin dei conti tipico e turisticamente attrattivo del capoluogo veneto, ma fonte di severa preoccupazione: perché quei livelli di allagamento del 50% della città hanno gettato ombre sul futuro della sopravvivenza stessa della nostra dea lagunare.

L’attenzione, quindi, si sarebbe dovuta prestare ai fenomeni del surriscaldamento terrestre e dello scioglimento dei ghiacciai, ma pochi hanno allargato lo spettro delle indagini critiche, qui da noi, alle cause economiche reali del degrado planetario.

Una rilettura complessiva delle problematiche ambientalistiche – climatiche e di inquinamento – avrebbe imposto di guardare anche oltre al Mose, al di là dei confini nazionali. Cosa che non si è fatta, e che si è ben guardata dal fare una comunità europea tanto sensibile alle oscillazioni dello spread, quanto assente in tema di sviluppo sostenibile e di tutela degli effettivi interessi della gente.

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8 Novembre 2019
pubblicato da Il Ponte

Nascita e morte del Moderno

carlo emilio gaddadi Massimo Jasonni

 Nel settembre del 1945 Gadda pubblica su Il Mondo[1] una recensione di Rüssel, Profilo d’un umanesimo cristiano[2], che ora, dalle macerie della carta stampata, quasi miracolosamente ricompare grazie ad Adelphi[3].

La rilettura di oggi impone massima attenzione: perché si parla del più grande letterato, con Svevo, dell’Italia del Novecento che, peraltro, si affida alla rivista di Pannunzio, che gli è assai cara[4]; quanto a Herbert Werner Rüssel, di uno storico di rara e inquieta, all’epoca, larghezza di vedute. Ma non solo: è il tema stesso, nella sua oggettività, a suggerire cura: perché si tratta, per dirla con Gadda, di Rivelazione e bonae litterae lungo la storia ascendente, ovvero – decodificando il gergo barocco dell’ingegner Fantasia – dell’incidenza del pensiero greco e della teologia cristiana sull’avventura occidentale. Per storia ascendente l’ermeneuta evidentemente intende riferirsi alla «storia della libertà» di crociana memoria.

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7 Novembre 2019
pubblicato da Il Ponte

Il gioco dei tre Conte

Giuseppe Conte

di Valeria Turra

Il risultato delle elezioni regionali in Umbria va sicuramente interpretato nella sua valenza specificamente locale come una insofferenza profonda a un malgoverno che verrà giudicato compiutamente nelle aule di più di un tribunale, ma acquisisce, per il quadro in cui de facto esse si situano, un valore politico generale, di formidabile vaglio collettivo di una scelta (quella assunta dal presidente della Repubblica, di non sciogliere le Camere dopo la crisi di governo innescata da Salvini, proprio perché il risultato atteso da una nuova consultazione non era quello desiderato dall’Ue e dal Vaticano, alla cui voce Mattarella è tutt’altro che sordo); di un’alleanza (quella fra due partititi prima avversari acerrimi, il Pd e il M5S), e di un tentativo finora riuscito di radicamento al potere (quello di “Giuseppi” Conte, figura di grottesco “doppio” euripideo rivisitato, con il suo voler essere sosia diverso di se stesso nel passaggio da Conte 1 a Conte 2 -che qualcuno non dica bis, rimarcando una continuità!: al 2 non essendo però legittimato che da quella prima esperienza di governo come “avvocato del popolo” con la Lega di Salvini, forse con troppa fretta accantonata). Dato che negli ultimi giorni di campagna elettorale alleanza e tentato radicamento hanno sfilato in Umbria, presumere di escludere la portata nazionale da queste elezioni sarà un tentativo tanto scontato quanto infelice, legittimato solo dalla prassi ormai consolidataci dalla permanenza in Europa, quella di non dare più peso alcuno allo scollamento fra volontà popolare ed eletti.

Cosa ci dice dunque questo voto? Almeno tre cose.

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24 Ottobre 2019
pubblicato da Il Ponte

Linguaggio esopico degli intellettuali sotto il fascismo: un esempio illustre ricostruito da Canfora

Luciano Canforadi Silvia Calamandrei

Luciano Canfora ha già dedicato pagine significative a Concetto Marchesi, latinista e comunista staliniano che lo ha sempre intrigato, a partire dall’episodio di Giovanni Gentile giustiziato dai partigiani fiorentini.

A partire da quella sua indagine (La sentenza, Palermo, Sellerio, 1985), condotta come una perizia filologica – come ebbe a commentare Sergio Romano sul «Corriere della sera» –, ha continuato a ricevere e a raccogliere testimonianze e materiali avviando una ricerca ben più vasta sull’intera biografia del grande classicista, fin dagli anni giovanili siciliani e all’adesione al bordighismo, per approdare al secondo dopoguerra e alle sue prese di posizione in occasione del Ventesimo Congresso, ostinato oppositore di Krusciov e della messa in discussione dello stalinismo.

La biografia (Il sovversivo, Roma-Bari, Laterza, 2019), condotta con la consueta acribia filologica impiegata per il papiro di Artemidoro, con ampie ricognizioni negli archivi e negli scritti storiografici, memorialistici e autobiografici, si dipana per più di novecento pagine, alternando la ricostruzione dei contributi scientifici dello studioso di Livio, Tacito e Sallustio alla storia della letteratura latina, all’approfondimento degli snodi del suo impegno politico di comunista e di intellettuale e accademico, sotto il fascismo e dopo la Liberazione. Canfora è in continua colluttazione con i biografi troppo agiografici e o le falsificazioni propagandistiche a posteriori, di cui spesso la responsabilità risale allo stesso protagonista, che preferisce adombrare un’origine proletaria, giocare su una propria partecipazione ai moti siciliani o nascondere momenti di compromissione eccessiva con il regime fascista. Canfora è infastidito dalle imprecisioni e dalle falsificazioni, ed è orgoglioso di poter allineare le prove che le smentiscono, bacchettandone i responsabili. Ma è anche consapevole che la memoria tradisce e che le falsificazioni spesso corrispondono a sovrapporsi di ricordi e di punti di vista in un procedere tortuoso degli avvenimenti e in un alternarsi di elaborazioni. Ci offre con questa opera magna un bel contributo alla metodologia storiografica, non accontentandosi mai della vulgata, ma cercando spiegazioni anche alle sistemazioni a posteriori. E fa appassionare il lettore all’indagine, in un contrappunto di testimonianze, lasciando talvolta in sospeso il giudizio. Continua a leggere →

18 Ottobre 2019
pubblicato da Il Ponte

Articolo nove

Nordestdi Angelo Tonnellato

Un “oggetto desueto” – in letteratura e, purtroppo, non solo – lo Statuto dei lavoratori? Desueto certamente, sotto questi chiari di luna, quel Titolo I – Della libertà e dignità del lavoratore – entro cui s’inscrive, e di cui è cardine, l’articolo – il Nove, appunto – che i curatori di questo bellissimo monografico hanno adottato, più che adattato, come titolo d’una robusta e assai densa sinergia di studi, studiosi e studiosi-testimoni: Articolo Nove. Esperienze di medicina del lavoro a Nordest, a cura di Alfiero Boschiero e Gilda Zazzara, che fornisce il cuore al nuovo fascicolo, il primo del 2019, di «Venetica. Rivista di storia contemporanea»[1].

Desueto, in politica, ormai, l’«oggetto»; inconsueta, per una rivista di storia contemporanea, la declinazione di un tema così spinosamente attuale e scabrosamente esposto. Difficile dare conto compiutamente, in uno spazio limitato d’invito alla lettura, di un assai complesso e pregevole insieme di studi in cui si vedono interagire storici, medici, lavoratori ed esponenti di una tradizione alta del sindacalismo Cgil in un’area industriale, sociale e politica altrettanto ricca di chiaroscuri, contraddizioni e – perché no – buchi neri più o meno dissimulati dalla master narrative – spesso condivisa anche da settori non trascurabili della classe operaia e del mondo artigianale – dello sviluppo, della “rimonta”, del “modello veneto” e del “capannonismo”. Una narrazione egemonica che il leghismo e il venetismo hanno implementato e sfruttato, ma che in realtà, in certi suoi nuclei di condensazione, era ben preesistente; e alla quale le stesse forze di sinistra – espertissime da sempre nell’arte di fabbricarsi in proprio le corde a cui farsi impiccare – hanno portato qualche mattone.

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