8 Novembre 2016
pubblicato da Il Ponte

Il Senato si è autosciolto: «Senatoria iurisdictio obtusior»

Senatoria iurisdictio obtusiordi Angelo Tonnellato

Che sia destinato a essere sostituito dal serraglio politico-istituzionale ideato dal tandem Boschi-Renzi o, come a questo punto sarebbe forse più giusto e sensato, da una stanza vuota, il Senato della Repubblica, evidentemente in preda a un vero e proprio cupio dissolvi, ha deciso di auto-sciogliersi e di dichiararsi, più o meno, un “morto che parla”. E tanto per disonorarsi definitivamente, e disperdere le sue stesse ceneri, ha approfittato della discussione della norma, già passata alla Camera, che avrebbe lasciato spazio all’«istanza di parte» (discendenti, eredi, ecc.) per la restituzione dell’«onore militare e [del]la dignità di vittime della guerra a quanti furono passati per le armi, addirittura senza processo, facendo anche ricorso alla intollerabile pratica della decimazione o per esecuzione immediata e diretta da parte dei superiori». Un atto riparatorio della memoria di centinaia di soldati praticamente assassinati dai loro superiori.

Il Senato – scusate se continuo a scrivere questo che è ormai diventato un nome comune di cosa con la maiuscola, memore di usi e costumi antichi – ha rifiutato «l’istanza di parte», ossia la semplice possibilità che a iniziativa dei discendenti o aventi causa degli assassinati fosse avviata una procedura soggetta all’alea dell’accoglimento o della reiezione. Insomma fra tanto parlare e straparlare istituzionale di “memoria”, ha negato ai cittadini italiani, discendenti da quei soldati, il diritto di poter aver ragione o torto in una sede appropriata e proceduralmente regolata per legge. Ai cittadini il Senato risponde con una pernacchia. Come disse Adolfo Omodeo alla canea monarchico-fascista napoletana: «La feccia di Romolo ricusa di ricevere il sigillo della Repubblica di Platone». E costringe la Repubblica, che una volta si diceva nata dalla Resistenza, a “coprire”, come un qualunque malfattore, alcune centinaia di veri e propri omicidi, continuando a spacciarli per casi di esemplare giustizia militare. Ciò che è gravissimo, nella decisione di quel che resta del Senato della Repubblica, non è, però, tanto o solo questo incivile e selvaggio diniego, ma la vergognosa idea di surrogare la possibilità di esperire la riabilitazione con il solito contentino che in certi ambienti si fa balenare ai complici rivali: una odiosa e offensiva indulgenza plenaria del tipo: suvvia, i vostri nonni o bisnonni erano colpevoli, ma noi magnanimamente li perdoniamo.

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26 Novembre 2015
pubblicato da Il Ponte

Il carteggio fra Luigi Russo e Walter Binni

Carteggio Luigi Russo Walter BinnidiMichele Feo

Di tutto l’archivio prosopografico è lui la figura piú dolorosa. Man mano che le carte diventano pubbliche e anche le miserie private vengono alla luce, è lui l’ospite non gradito. Mi ricorda sempre piú il Gesú morto che ritorna vivo fra i suoi e quelli hanno già edificato in suo nome la Chiesa gerarchica e una nuova struttura di potere, con le cui leggi lo “scemo del villaggio” ovvero “l’idiota di Dio” non è compatibile; e se alla fine il Grande Inquisitore non arriva a condannarlo come impostore, lo caccia però via con l’ordine di non farsi mai piú vedere. Lui è Aldo Capitini: con la sua irriducibile non-violenza, con la sua testarda non-collaborazione, con la sua religiosità ostile a tutte le confessioni positive, con la sua utopica democrazia-di-tutti non trattabile con nessuna fazione, con la sua fratellanza panteistica non disposta a transigere nemmeno sull’uso delle scarpe di cuoio.

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