14 Luglio 2019
pubblicato da Il Ponte

Corsi e ricorsi

Carola Racketedi Giancarlo Scarpari

Non sappiamo se la strategia politica messa in atto da Salvini gli sia suggerita dallo staff di Luca Morisi, da qualche prefetto memore del passato o se invece sia frutto di personali tendenze autoritarie. Sta di fatto che quella adottata per perseguire i migranti, in genere, e le navi che li raccolgono in mare, in particolare, non è poi molto originale, vantando anzi precedenti significativi.

Uno di questi ha visto già allora gli italiani all’avanguardia. Quando Alfredo Rocco presentò al Senato il disegno di legge «Sulla facoltà del potere esecutivo di emanare norme giuridiche», una delle «leggi fascistissime», non aveva davanti a sé più alcuna concreta opposizione (siamo al 14.12.1925) e poteva perciò parlare senza tanti giri di parole: il partito fascista aveva dovuto «per necessità uscire dalla legge» per affermarsi (ma si era subito assicurato l’immunità grazie al varo di un’amnistia); ora era giunto il momento di sostituire «alla vecchia legalità la nuova legalità fascista»; per far questo bisognava permeare di un «nuovo spirito tutto l’ordinamento giuridico»; e così, a quel punto, i fascisti avrebbero potuto «stare rigidamente nella legalità».

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