28 Agosto 2017
pubblicato da Il Ponte

Perché tanto odio contro Renzi

Massimo Recalcatidi Paolo Dusi

Nella consueta penuria estiva di eventi e nel languire del dibattito politico, i primi caldi hanno visto quest’anno affiancati in due occasioni i termini “politica” e “odio”.

Sotto un primo profilo, alcuni commentatori hanno richiamato l’attenzione sul fatto che il confronto e lo scontro politici si sono sempre più personalizzati, passando da ciò che dovrebbe costituire analisi di temi culturali e di questioni politiche al braccio di ferro tra questo e quel personaggio della politica, con reciproco scambio di insulti, sarcasmi, insinuazioni.

Già da tempo si era dovuto rilevare come sempre più spesso l’avversario politico venga attaccato (e se possibile squalificato) denunciandone i difetti fisici, o la cosiddetta razza, o la appartenenza religiosa o l’età; addirittura con falsi spot e messa alla gogna basate su allusioni di carattere etico e sessuale. Si tratta di un piano inclinato destinato a essere sempre più ripido e incontrollabile, perché odio e rancore personale si alimentano di se stessi e, per esprimersi efficacemente, non possono che aumentare sempre di più il loro potenziale offensivo. Questa gravissima degenerazione della funzione di rappresentanza politica e parlamentare svela la miseria culturale e la bassezza morale dell’uomo politico e andrebbe severamente sanzionata, anche con la privazione della capacità di ripresentarsi alle elezioni politiche e di rappresentare chicchessia.

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